DDL: NUOVE NORME IN MATERIA DI RISPETTO DELLA DIVERSITA’

Disegno di legge

Sen. Lucio Malan

Nuove norme in materia di rispetto della diversità

Colleghi senatori! Il rispetto della diversità è alla base della civile convivenza, così come la tutela delle persone che per qualsiasi motivo si trovano particolarmente esposte a soprusi di vario genere. I mezzi di informazione hanno posto particolare attenzione in questi tempi ad aggressioni o discriminazioni nei confronti di persone a causa del loro orientamento sessuale, così come atti a danno di donne, su cui ci sono già stati interventi legislativi. L’informazione su questi argomenti e sul dibattito in merito alle misure proposte o avversate sono parte integrante del fenomeno e della sua problematicità. Il presente disegno di legge si propone di introdurre misure efficaci per prevenire fenomeni odiosi e promuovere al contrario una cultura del rispetto per la diversità di ogni tipo, senza creare categorie privilegiate o limitare la libertà di ciascuno.

Con l’articolo 1 si introduce nel codice penale tra le aggravanti l’aver agito contro persone a motivo delle loro condizioni, scelte, abbigliamento, aspetto o orientamento sessuale, rendendo esplicito ciò che già avviene molto spesso nei tribunali. Non viene citata la motivazione etnica, razziale o religiosa perché già prevista dall’articolo 604-bis. L’uso della violenza contro il diverso in quanto tale non è accettabile. L’aggravante è anche aggiunta al reato di diffamazione, anche a seguito di una sentenza della Cassazione (si veda Cass. pen, sez. V, 02/11/2017, n. 7859, relativamente ad una fattispecie in cui l’imputato aveva pubblicato un messaggio con cui invitava la persona offesa di etnia africana a ritornare nella “giungla”).

Con l’articolo 2 si elimina il concetto di “razza” dall’articolo 604 bis del codice penale. Il concetto di “razza” è scientificamente inesistente, mentre esiste certamente il razzismo, cui va tolta ogni legittimità culturale.

Con l’articolo 3 si estende doverosamente alle prestazioni riproduttive a pagamento, definibile come prostituzione riproduttiva, le norme della legge “Merlin” e degli articoli 600-bis (prostituzione minorile) e 600-quinquies (turismo sessuale), volte a scoraggiare il fenomeno.

L’articolo 4 introduce il divieto per le pubbliche amministrazioni e gli enti territoriali di finanziare o sostenere stati, autonomie territoriali e organizzazioni politiche che amministrano determinati territori, le cui leggi puniscono l’appartenenza a determinate o tutte le religioni ovvero i rapporti omosessuali. Da quei paesi sono anche vietati i finanziamenti a ONG per evitare che queste ultime diffondano tali principi.

L’articolo 5 introduce nella legge conosciuta come “par condicio” la necessità che il principio di equilibrata informazione sia osservato anche nell’informazione su proposte e disegni di legge in discussione in Parlamento.

L’articolo 6 richiede una rappresentazione della pluralità delle opinioni presenti nella società nel caso in cui esterni siano chiamati per attività scolastiche che coinvolgono i discenti.

L’articolo 7 promuove la cultura del rispetto della diversità nelle scuole.

L’articolo 8 istituisce la giornata nazionale del rispetto della diversità

 

 

Art. 1

(Modifiche al codice penale in materia di reati contro determinate categorie di persone)

  1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
  2. all’articolo 61 del codice penale, dopo il numero 1), è aggiunto il seguente:

“1.bis) l’aver agito contro persone a motivo delle loro condizioni, scelte, abbigliamento, aspetto o orientamento sessuale.”

  1. all’articolo 595 del codice penale, il quarto comma è sostituito dal seguente:

“Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, o se essa è basata sull’appartenenza etnica o religiosa o sull’orientamento sessuale, le pene sono aumentate”.

 

Art. 2

(Eliminazione del concetto di “razza” dall’articolo 604-bis del codice penale)

All’articolo 604-bis del codice penale la parola “razziali,” è soppressa al primo comma, lettere a) e b) e al secondo comma.

 

Art. 3

(Modifiche al codice penale in materia di attività riproduttive in cambio di denaro o altra utilità – Prostituzione riproduttiva)

  1. All’articolo 600-bis del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
  2. al primo comma, numeri 1) e 2), dopo la parola “prostituzione” sono aggiunte le seguenti: “anche riproduttiva;
  3. al secondo comma, dopo le parole “diciotto anni,” ovvero ne utilizza materiale genetico o ottiene lo svolgimento della gravidanza per bambini destinati a non essere riconosciuti come suoi figli.
  4. L’articolo 600-quinquies del codice penale, è sostituito dal seguente:

“Chiunque organizza o propaganda viaggi finalizzati alla fruizione di attività di prostituzione a danno di minori o di prostituzione riproduttiva o comunque comprendenti tali attività è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.493 a euro 154.937.

  1. All’articolo 3 della legge 20 febbraio 1958, n.75 sono apportate le seguenti modificazioni:

 

  1. al primo comma, numeri 1), 2), 4), 5), 6), 7) e 8), dopo la parola “prostituzione” sono aggiunte le seguenti “anche riproduttiva”;
  2. è aggiunto in fine il seguente comma:

“Per prostituzione riproduttiva si intende sia la vendita di materiale riproduttivo sia lo svolgimento, in cambio di denaro o altra utilità, della gravidanza per figli che poi non saranno considerati della persona che lo svolge.

 

Art. 4

(Misure contro le persecuzioni religiose e la criminalizzazione dell’omosessualità nei rapporti internazionali)

  1. Le pubbliche amministrazioni e gli enti territoriali non possono erogare, sotto alcuna forma, finanziamenti, beni o servizi a titolo gratuito a stati, autonomie territoriali e organizzazioni politiche che amministrano determinati territori, le cui leggi puniscono l’appartenenza a determinate o tutte le religioni ovvero i rapporti omosessuali.
  2. Il Presidente del Consiglio dei ministri, d’intesa con il ministro degli affari esteri stilano e aggiornano quando necessario la lista delle entità di cui al comma 1, e può consentire specifiche deroghe all’attuazione del presente articolo.
    3. Le limitazioni di cui al comma 1 non si applicano a finanziamenti, forniture di beni o servizi a titolo gratuito o aiuti diretti a coloro che sono vittima dei comportamenti ivi indicati.
  3. Le organizzazioni senza fini di lucro di ogni tipo non possono ricevere finanziamenti o supporto materiale provenienti da Stati o territori inclusi nella lista di cui al comma 2.
  4. In caso di violazione della norma di cui al comma 4, ai soggetti che hanno erogato il finanziamento, alle persone che l’hanno ricevuto e all’organizzazione alla quale il finanziamento è diretto, è irrogata in solido una sanzione amministrativa pari all’ammontare di quanto indebitamente ricevuto.”

 

Art. 5

(Misure per una corretta informazione su proposte e disegni di legge in discussione nelle Camere)

  1. Alla legge 22 febbraio 2000, n. 28, articolo 2, comma 3, dopo le parole “nelle presentazioni in contraddittorio di programmi politici”, sono aggiunte le seguenti: “nell’informazione su proposte e disegni di legge in discussione nelle Camere”.

  

Art. 6.

(Comunicazione e propaganda politica nelle scuole – Partecipazione di esterni su temi sensibili)

  1. Nelle scuole pubbliche e paritarie il regolamento di istituto stabilisce le modalità per la distribuzione all’interno di esso di materiale a contenuto politico o politicamente sensibile, che può essere vietato a tutti ovvero consentito a tutti a parità di condizioni. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche ad iniziative dei docenti.
  2. Nei casi in cui soggetti diversi dai dirigenti scolastici, dai docenti e discenti dell’istituto, e in particolare nel caso di soggetti politici quali eletti o nominati nelle istituzioni, rappresentanti di partiti e forze sociali, sono chiamati ad esprimersi in assemblee o in altre attività che coinvolgono i discenti su argomenti politicamente sensibili, va promossa e tutelata la rappresentazione della pluralità delle opinioni presenti nella società.
  3. I capi d’istituto segnalano le partecipazioni di cui al comma 2, corredate dei criteri in base ai quali la partecipazione è stata decisa, con almeno dieci giorni di anticipo ad apposito sito informatico, istituito entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge da ogni Direzione Regionale dell’Istruzione, il quale rende disponibile l’informazione entro cinque giorni dal ricevimento e comunque almeno sette giorni prima della data in cui detta partecipazione avviene. I criteri di cui al periodo precedente non possono comportare l’esclusione di soggetti politici in relazione alla loro minore competenza specialistica o culturale né discriminare in alcun modo le opposizioni rispetto a coloro che hanno ruoli di maggioranza nei rispettivi organi o viceversa.
  4. Esponenti di altre forze politiche o sociali, se idonei in relazione ai criteri di cui al comma 3, possono chiedere di partecipare a detti incontri.
  5. Ai siti informatici di cui al comma 3 possono essere segnalate violazioni delle norme di cui ai commi precedenti.
  6. I Dirigenti Regionali, o loro delegati, in collaborazione con i capi d’istituto, fatti salvi i provvedimenti di loro competenza, prendono le misure necessarie a ripristinare la pluralità delle opinioni di cui al comma 2.”

 

Art. 7

(Cultura del rispetto della diversità nelle scuole)

  1. Negli istituti scolastici di ogni ordine e grado:
  2. è promossa la cultura del rispetto verso qualunque persona, indipendentemente dalla sua etnia, religione, nazionalità, condizione sociale, sesso, orientamento sessuale, aspetto fisico, altra condizione o legittima attività o convincimento, in attuazione dei princìpi di uguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione;
  3. è effettuato il contrasto di qualsiasi tipo di bullismo e particolarmente quello violento o basato sulla diversità;
  4. i comportamenti contrari al principio di cui alla lettera a), se ripetuti e non superati, sono considerati ai fini della valutazione dei discenti.

 

Art. 8

(Istituzione della giornata nazionale del rispetto della diversità)

  1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 15 gennaio quale «Giornata nazionale del rispetto della diversità», al fine di promuovere la cultura del rispetto verso qualunque persona, indipendentemente dalla sua etnia, religione, nazionalità, condizione sociale, sesso, orientamento sessuale, aspetto fisico, altra condizione o legittima attività o convincimento, in attuazione dei princìpi di uguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione.
  2. La Giornata di cui al comma 1 non determina riduzioni dell’orario di lavoro degli uffici pubblici né, qualora cada in un giorno feriale, costituisce giorno di vacanza o comporta la riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado, ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge 5 marzo 1977, n. 54.
  3. In occasione della «Giornata nazionale del rispetto della diversità », sono organizzate cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile, anche da parte delle amministrazioni pubbliche, e nelle scuole, per la realizzazione delle finalità di cui al comma 1.Le scuole, nel rispetto del piano triennale dell’offerta formativa di cui al comma 16 dell’articolo 1 della legge 13 luglio 2015, n. 107, e del patto educativo di corresponsabilità, nonché le altre amministrazioni pubbliche provvedono alle attività di cui al precedente periodo compatibilmente con le risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

 

 

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