È da rivendicare con orgoglio il fatto che si sta arrivando a una concreta applicazione, per le elezioni europee, della rappresentanza di entrambi i sessi nelle liste elettorali

Intervento in Aula, come relatore, sull’elezione al Parlamento europeo e le pari opportunità di accesso alle cariche elettive

Signor Presidente,

premetto che il disegno di legge che stiamo esaminando non può estendersi a un numero di argomenti eccessivo, né può prevedere interventi che incidano troppo profondamente sul meccanismo elettorale a causa dei tempi con cui lo stiamo affrontando – sia perché, in ogni caso, queste norme interverrebbero a pochi mesi dalle elezioni, sia perché non possiamo affrontare una discussione troppo lunga né qui, né nel successivo passaggio alla Camera, altrimenti il provvedimento rischierebbe di finire nel nulla e con esso, di conseguenza, anche quanto di buono, di condiviso e necessario vi è contenuto. È una premessa importante, perché è stata sollevata, dagli emendamenti e dagli interventi in discussione generale, una serie di problemi indubbiamente importanti, più o meno connessi con il disegno di legge, che bisognerà tener presenti quando affronteremo, in particolare, il problema della Sardegna – che coinvolge tutti i Gruppi politici, oltre che i senatori eletti in quella Regione. Gli interventi in tal senso devono essere compatibili con i tempi che ormai abbiamo davanti.

Per quanto riguarda la sottoscrizione delle liste, ricordo che in 1a Commissione sono stati incardinati diversi disegni di legge presentati sull’argomento. Quanto poi al cosiddetto election day, desidero sottolineare che in passato questo sistema è già stato attuato – come da tutti riconosciuto – e il pericolo che le competizioni elettorali locali siano oscurate da quelle europee, o viceversa, mi sembra non si sia mai concretizzato. Lo si può riscontrare guardando ai risultati delle elezioni europee e amministrative, laddove si sono riscontrate grosse differenze tra i risultati dei singoli Partiti e coalizioni a seconda del tipo di elezione. Ritengo che gli elettori abbiano più volte mostrato di essere capaci di distinguere fra le varie consultazioni cui sono chiamati nello stesso giorno. Lo si è visto anche in occasione di tornate referendarie caratterizzate da un gran numero di quesiti, dove le risposte sono state articolate e, di conseguenza, possiamo davvero ritenerle consapevoli.

Se è vero che in Germania si svolgono elezioni ogni pochi mesi a causa dei meccanismi elettivi dei vari Länder, che portano a consultazioni in tempi differenziati, è anche vero che in altri Paesi – ad esempio, negli Stati Uniti – in un solo giorno all’anno si effettua una serie di consultazioni elettorali, che spesso comportano il rinnovo di Senato e Camera federali e di Senato e Camera nazionali, nonché di una serie di organi elettivi a livello locale (dal Comitato per le scuole, al Governatore, al Consiglio comunale, al Sindaco) e una serie di quesiti referendari.

Credo che gli elettori apprezzeranno la possibilità di concentrare il voto in un giorno solo – circostanza che comporta anche risparmi di denaro nell’organizzazione delle elezioni e un vantaggio per le scuole che, purtroppo, si trovano tuttora a essere sedi di seggi elettorali. Pertanto, la concentrazione delle elezioni in un sol giorno comporta una chiusura inferiore o addirittura nulla delle scuole. Quest’anno non verrà perso neppure un giorno di scuola, poiché i corsi termineranno prima dell’inizio dell’allestimento dei seggi.

Per quanto riguarda la rappresentanza di entrambi i sessi nelle liste elettorali, ritengo sia da rivendicare con particolare orgoglio il fatto che, a pochi mesi dall’approvazione della modifica dell’articolo 51 della Costituzione, che è a sua volta una conquista importante da tempo attesa, si sta arrivando a una sua concreta applicazione per le elezioni europee.

Sono state dette cose non vere, quanto meno ingenerose (per non dire altro); si è parlato addirittura di “imbroglio”, con riferimento al fatto che la quota relativa al sesso meno rappresentato – che in genere, è inutile nasconderlo, è quello femminile – possa essere ripartita in tutte le circoscrizioni e non essere richiesta circoscrizione per circoscrizione. Si è detto che è un imbroglio poiché i Partiti schiererebbero in prevalenza le donne nelle circoscrizioni ove sono più deboli. Mi sembra che ciò non risponda al vero e che sia anche ingenuo; se un Partito vuole schierare delle donne tanto per schierarle, senza farle eleggere, non avrà difficoltà a farlo in tutte le circoscrizioni, anche perché nessun Partito può sperare di avere un numero di eletti di circa due terzi. Tutti i Partiti potranno sperare al meglio, ma non potranno pensare nemmeno lontanamente di conseguire i due terzi dei voti. Di conseguenza, per i Partiti che volessero fare imbrogli, non ci sarebbero problemi anche in assenza di questa norma.

Piuttosto, questa norma vuole evitare di irrigidire troppo la richiesta di una adeguata rappresentanza di entrambi i sessi: se le donne in una circoscrizione sono meno presenti che in un’altra, ma in un’altra sono maggiormente rappresentate, credo si rispetti lo spirito della legge – che non è quello di creare gabbie, recinti, ghetti o zone privilegiate, ma quello di incoraggiare la presenza di entrambi i sessi in tutte le rappresentanze politiche, a cominciare dalle elezioni europee, per le quali la legge in esame consente più facilmente di intervenire.

Questa legge, infatti, non è trasferibile automaticamente agli altri tipi di consultazione; ricordiamo che i meccanismi delle elezioni provinciali, del Senato e della Camera sono caratterizzati da collegi uninominali e, pertanto, è molto più complesso affrontare la situazione; in ogni caso, ciò non può essere fatto in questo modo, poiché lo stesso meccanismo elettorale è diverso.

Per quanto riguarda le Regioni, non dimentichiamo che si tratta di materia in gran parte di competenza regionale; per quanto riguarda i Comuni e, di nuovo, le Province, ricordo che non è previsto alcun rimborso elettorale dalla legge vigente e, pertanto, la norma che questo testo propone – di una sanzione a livello di rimborso elettorale – evidentemente non può essere applicata. Non è certo la mancanza di buona volontà che ci porta a non affrontare, almeno in questo progetto di legge, il problema. Peraltro, questo disegno di legge ha il merito di affrontarlo anche con soluzioni a mio parere interessanti, che possono essere ulteriormente perfezionate.

Per quanto riguarda gli altri aspetti, ritengo sarà bene affrontarli quando esamineremo gli emendamenti, nella trattazione dei quali cercheremo di perfezionare i meccanismi – tentando sempre, come ricordavo all’inizio, di non incidere troppo profondamente in questo momento, poiché i tempi sono tali che, per un verso, non ne abbiamo la possibilità e, per altro verso, neppure l’opportunità, alla luce del poco tempo che ci separa dalla consultazione elettorale.

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