Esonero dal lavoro notturno per le mamme CAI

Persone costrette a firmare, in sede contrattuale, la rinuncia ai loro diritti genitoriali: si rischia un precedente

Interrogazione ai ministri del Lavoro-Salute-Politiche sociali e delle Pari opportunità
Premesso che:

–   l’Art. 53, comma 1 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, stabilisce il divieto di adibire le donne al lavoro, dalle ore 24 alle ore 6, dall’accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino; le lavoratrici cui si applica tale decreto, hanno diritto ad un’indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione;

–   la normativa italiana, come previsto dall’art. 2 par.7 della direttiva 76/207/CEE modificata dalla direttiva 2002/73/CE, garantisce alle lavoratrici gestanti e puerpere il diritto di continuare a svolgere la propria attività lavorativa nelle ore non rientranti nella fascia che va dalle h 24 alle h 6 e di concordare con il proprio datore di lavoro lo spostamento in altri orari dei turni rientranti in detta fascia;

–   la Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali stabilisce al punto 16, relativo alla parità di trattamento tra uomini e donne, che è “opportuno sviluppare misure che consentano agli uomini e alle donne di conciliare meglio i loro obblighi professionali e familiari”;

–   la direttiva 92/85/CEE impedisce che le lavoratrici gestanti siano obbligate a svolgere un lavoro notturno quando ciò va a detrimento della loro salute (art. 7); le lavoratrici, inoltre, non possono essere obbligate a svolgere lavoro notturno nel periodo successivo al parto;

–   gli Stati Membri hanno la possibilità di prevedere una protezione più elevata. Tuttavia la disposizione di legge italiana implica un divieto automatico e totale per tutte le gestanti, le puerpere o le donne in periodo di allattamento di lavorare tra le 24 e le 6;

–   il Contratto Collettivo per il personale dipendente CAI (firmato il 30/10/2008) con tutte le OO.SS. di categoria, in materia di maternità e paternità, art. 21, rinvia espressamente alle disposizioni di legge di cui al D.Lgs. 151/2001 e all’art. 15 della L n° 53/2000, ma nelle lettere di assunzione alle lavoratrici e ai lavoratori è stato chiesto di firmare, per accettazione, una clausola che equivale a una rinuncia ad avvalersi dei diritti previsti da queste leggi, rinuncia ritenuta elemento essenziale del contratto;

–   tale clausola costituisce di tutta evidenza una discriminazione collettiva indiretta, in quanto subordina l’assunzione in servizio ed il mantenimento del rapporto alla rinuncia da parte delle lavoratrici madri e padri aventi diritto ad una facoltà di legge loro riconosciuta, avente molteplici finalità, nella tutela dei minori, dei disabili, della famiglia in genere, della salute psico-fisica della donna madre e nelle politiche di inclusione delle donne nel mercato del lavoro;

–   l’episodio riportato rischia di costituire un precedente che potrebbe essere sfruttato da molti altri datori di lavoro, annullando nei fatti questa importante tutela;

considerando che:

–   nell’ambito della stessa CAI, a molti lavoratori e lavoratrici che non ne fanno richiesta e che non rientrano nelle categorie di uomini e donne aventi diritto all’esenzione dal lavoro notturno, vengono assegnati turni che consentono di lasciare libere le ore tra le 24 e le 6;

–   prima del passaggio da Alitalia a CAI i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori erano tutelati nel rispetto delle direttive europee e norme italiane, e non risulta che da ciò derivassero difficoltà o oneri all’azienda, salvo una maggiore attenzione nell’assegnazione dei turni;

si chiede di sapere:

–   quale sia la valutazione del Governo su tale episodio e sul rischio che dia luogo a una generalizzata applicazione della richiesta di rinuncia a diritti del lavoratore;

–   quali iniziative intende intraprendere il Governo per i sopra citati lavoratori a godere delle norme in materia di diritto alla e tutela della maternità.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email