Gli italiani vanno informati compiutamente. Solo così il legislatore potrà agire nel modo più adeguato rispetto alle esigenze del Paese

Signor Presidente, seguendo il ragionamento che come Fratelli d’Italia abbiamo fatto costantemente, credo che i cittadini vadano informati con onestà e chiarezza, dicendo tutto quello che serve. È il principio del consenso informato. Tutti noi quando assumiamo un farmaco, abbiamo la possibilità, non l’obbligo, di leggere il foglio illustrativo, chiamato bugiardino – ci sarà una ragione – che illustra anche gli effetti rari che ci possono essere di reazioni avverse a quel farmaco. Quando facciamo un intervento chirurgico, anche una cura odontoiatrica, dobbiamo firmare un consenso informato in cui ci viene illustrato nei dettagli (in misura più o meno approfondita a seconda dell’importanza dell’intervento) quanto si va ad affrontare e tutti i rischi correlati.

Quando invece si parla di vaccino Covid tutti questi principi scompaiono. I cittadini che si fanno vaccinare perché ne sono convinti sono sicuramente tantissimi, la maggior parte; io, per esempio, mi sono vaccinato perché ho pensato di fare la cosa giusta per proteggermi meglio e non ho pensato che la cosa sia altruistica perché i vaccini proteggono la persona che si vaccina, non proteggono quelli che ci sono intorno per le ragioni che ho detto e che dirò anche successivamente. Detto questo lo si fa per convinzione e anche per obbligo. Ci sono centinaia di migliaia di persone che, secondo le leggi vigenti, senza il vaccino di fatto perdono il lavoro. È vero che c’è la possibilità di fare i tamponi, ma chi lavora otto o spesso più ore al giorno, come fa a farsi un tampone ogni due giorni? Senza contare il costo.

Ebbene a tutte queste persone, anche a quelle che lo fanno per obbligo, viene sottoposto e devono firmare un foglio dove c’è scritto che si è stati pienamente informati dei benefici e dei rischi connessi al vaccino. Non c’è scritto cioè nulla. Sarebbe come se nel farmaco, nel foglio illustrativo ci fosse scritto solamente che esso fa del bene, ma a volte dà dei problemi. Non potrebbe mai essere messo in commercio un farmaco con questa dicitura.

Ci sono allora una serie di domande che vorremmo fare e poniamo da molto tempo che non hanno mai avuto risposta. Per esempio, perché nella prima fase della pandemia non sono state fatte le autopsie? (Applausi). Le autopsie, nonostante quello che ci viene raccontato, si fanno dal Medioevo. Il bello è che poi si parla di fede nella scienza. Nel Medioevo si sono consentite le autopsie, che nell’antichità generalmente non si facevano e non si potevano fare, perché si era capito (anche se non lo avevano capito tutti) che con tale tecnica si potevano capire meglio le malattie. E pensare che la medicina all’epoca era enormemente indietro rispetto ad oggi. È un fatto molto grave. Poi si è visto che potendo finalmente fare le autopsie, si sono scoperte delle cose importantissime sui meccanismi attraverso i quali agisce il virus nei casi gravi e letali e dunque si sono potute aggiustare le terapie. Perché sono state bloccate terapie che altrove e anche in Italia si sono dimostrate efficaci?

Perché il 29 ottobre 2020 sono state rifiutate – come emerso recentemente – 10.000 dosi di farmaci monoclonali che venivano regalate, e nessuno ancora ha spiegato perché? Una trasmissione televisiva l’ha portato in evidenza: non c’è alcuna spiegazione. Tra l’altro, c’è anche un danno economico, perché poi, qualche mese dopo, sono state prese 9.000 dosi pagandole.

Con tutte queste barriere, ci si è limitati generalmente a tachipirina e vigile attesa. Un’attesa che in tutte le altre malattie si sconsiglia e si invita a intervenire tempestivamente. Nella legge che istituisce il nostro sistema sanitario nazionale si parla di medicina preventiva; qui invece bisogna attendere. Sappiamo benissimo che c’è una serie di terapie che funzionano in particolare se adottate tempestivamente, e invece si è puntato sull’attesa.

Queste domande si legano strettamente a dati che possiamo porre anche come ulteriori quesiti: come mai l’Italia ha un tasso di letalità di gran lunga superiore alla media addirittura mondiale, nonostante abbiamo un sistema sanitario decisamente molto migliore e più organizzato di quelli di tanti altri Paesi? Facendo delle comparazioni, dei 12 Paesi con più casi di contagio da Covid, l’Italia ha la più alta letalità, cioè il più alto tasso di morte rispetto al numero dei contagiati, e anche come mortalità sul totale della popolazione siamo, purtroppo, molto in alto nella classifica. Forse le due cose sono connesse? Forse la mancanza di autopsie, l’aver rifiutato determinati farmaci, l’aver puntato sull’attesa, per quanto vigile, hanno portato a questo risultato?

Nell’ambito della scienza, parlare di sfortuna è un po’ fuori luogo. Se allora l’Italia ha avuto un tasso di letalità superiore agli altri, ci sarà una ragione; potrebbe essere che l’Italia, forse l’unico Paese del mondo, ha vietato le autopsie e ha limitato una serie di altre malattie.

Tanto per dare un’idea, se l’Italia avesse avuto lo stesso tasso di mortalità della Germania, avremmo avuto 40.000 morti in meno; se avesse avuto lo stesso tasso di letalità degli Stati Uniti, avremmo avuto 55.000 morti in meno; se avessimo avuto lo stesso tasso di letalità della Svizzera, avremmo avuto 70.000 morti in meno. Chissà, forse era impossibile fare di meglio, però, se alcune cose fossero state fatte, sarebbe stato meglio.

Tuttora ci sono cittadini italiani, in particolare nelle fasce più a rischio, sopra i sessant’anni, che non si sono vaccinati, evidentemente per scelta, perché adesso è un po’ difficile non essere stati informati. Ebbene, andrebbero informati compiutamente; andrebbe spiegato che sono proprio quelle le categorie che più rischiano e non puntare sulla vaccinazione dei minori dai dodici ai diciassette anni, che sono quelli che meno rischiano dalla malattia e più rischiano dai pur rari effetti collaterali rilevanti. Perché questa logica? È difficile capirne la ragione.

Un’altra domanda di carattere generale: perché il Governo ha regolarmente non risposto alle interrogazioni che riguardano tutta la materia Covid, anche nell’epoca in cui andava avanti con i DPCM, ovvero misure che saltano completamente il passaggio in Parlamento? Questo è un fatto grave. Già il Governo dovrebbe rispondere sempre alle interrogazioni, ma in una situazione di questo genere sarebbe particolarmente importante.

Perché non è stato fatto nulla nelle scuole per quanto riguarda l’aerazione e le classi affollate, ma si sono spesi soldi – e non sappiamo ancora quanto, a più di un anno da quando sono state presentate le interrogazioni – per 6 milioni di banchi a rotelle? Se i soldi dei banchi a rotelle si fossero spesi per l’aerazione o per mettere i rilevamenti della CO2 per sapere quanto e quando aprire le finestre, sarebbe stato probabilmente più produttivo.

Perché il green pass, il lasciapassare verde, dura sei mesi per i contagiati e dodici per i vaccinati, quando tutti gli studi dicono che l’immunizzazione data dal contatto con la malattia è palesemente molto migliore e più duratura di quella del vaccino? Come mai?

Ci sono poi contrasti e l’elenco sarebbe lungo, per cui cito solo un caso. Come mai c’è bisogno del green pass sui treni a lunga percorrenza e non su quelli del trasporto locale, che sono per natura più affollati? Oltre ai treni, ci sono anche gli autobus, non ne parliamo. Come mai ci vuole il green pass per assistere a un concerto all’aperto, dove le sedie sono per forza fisse e a una bella distanza l’una dall’altra e, invece, non ci vuole per il trasporto pubblico locale?

Se poi le cifre dell’Italia sono peggiori di altre, ci sarà pure una ragione e, ripeto, difficilmente si può parlare di sfortuna.

Come mai l’Italia aveva un piano antipandemico vecchissimo – di quindici anni, mentre dovrebbe essere aggiornato molto più di frequente – e nessuno è stato ritenuto responsabile di questo?

Come mai, nell’ambito del green pass, non si è pensato a tutte le problematiche legate al fatto che ci sono coloro che sono vaccinati o hanno fatto il tampone – parliamo soprattutto dei vaccinati – e non hanno magari un telefono adeguato, per cui hanno enormi difficoltà ad avere il certificato? Come mai non si è pensato a coloro che sono stati vaccinati all’estero con vaccini come lo Sputnik o altri, che pure hanno dimostrato un’efficacia paragonabile a quelli ammessi in Italia, e non possono avere il passaporto verde, il che è evidentemente una limitazione enorme per loro, ma anche per gli altri? Costoro, pur essendosi vaccinati, contro ogni logica e contro ogni criterio medico, dovrebbero vaccinarsi nuovamente con altri vaccini, una cosa assolutamente assurda e sicuramente pericolosa per la salute.

Ci sono anche problemi per quanto riguarda il rilascio del certificato ai guariti, ai contagiati, a coloro che hanno fatto una sola dose e poi si sono ammalati e, dunque, per via del contatto con il virus, hanno conseguito un’immunità particolare.

Ci sono poi problemi per gli italiani all’estero, che non hanno la tessera sanitaria e, dunque, vengono esclusi dalla certificazione.

Il Governo ha assunto una serie di impegni – lo abbiamo apprezzato – accogliendo degli ordini del giorno che abbiamo presentato. Peccato che gli stessi argomenti fossero stati già presentati alla Camera, dove almeno era possibile introdurre delle modificazioni, anche se i relativi emendamenti sono stati respinti. Si sono accolti ordini del giorno, per cui «vedremo, faremo». Speriamo, perché si tratta di una serie di cose importanti. Abbiamo chiesto, ad esempio, e il Governo ha preso un impegno – sarebbe questo del resto il senso di un ordine del giorno – nel senso che i controlli non debbano essere fatti dai gestori dei locali; che ci siano rimborsi per coloro che devono gestire locali dove si accede solo con il green pass e che, dunque, hanno avuto delle spese; che i tamponi salivari siano gratuiti; che i tamponi siano gratuiti per gli immunodepressi e una serie di altre misure.

Concludo dicendo che dobbiamo dare un’informazione chiara perché, per lo stesso principio del consenso informato generale, non possiamo pensare che la gente si fidi, se si nascondono i numeri veri. Bisogna darli.

Ho firmato il consenso informato per un intervento in cui si parlava di rischio di letalità del 5 per cento, ma l’ho fatto perché sapevo che era sensato e che era giusto fare quell’intervento, perché erano molto maggiori i benefici rispetto agli svantaggi. Se mi avessero detto: «Stia tranquillo, è come bere un bicchier d’acqua», non mi sarei fidato neppure del fatto che mi dicevano che era una cosa utile.

Penso che gli italiani siano abbastanza responsabili, come hanno dimostrato in questi due anni difficilissimi, e che non vadano presi in giro. Vanno informati compiutamente. Solo così il legislatore potrà agire nel modo più adeguato rispetto alle esigenze del Paese e i cittadini prenderanno le decisioni migliori per sé, per le loro famiglie e per la collettività.

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