I risparmi dalla riforma costituzionale sono così risibili che il Ministro Boschi ha dovuto moltiplicarli

Breve analisi comparativa delle cifre indicate dal Ministro Boschi, Franco Bechis e Lucio Malan

Nel generoso tentativo di essere più renziano di Maria Elena Boschi, Franco Bechis – nel suo articolo su Libero del 6 luglio “Abolire il Senato: Sui veri risparmi mentono tutti” – dice che, tra le cifre sui risparmi derivanti dalla riforma costituzionale fornite alla Camera dalla Ministra per le riforme e quelle che ho pubblicato io, le prime vanno più vicino al vero. Ammette, però, che il risparmio sul personale politico delle Province non ha nulla a che fare con la riforma Renzi-Boschi e che il risparmio sul CNEL è una bufala. Con la notevole abilità di scrittura che ben conosciamo, Bechis allora dice che – se non consideriamo il finto risparmio delle Province e la bufala del CNEL (la cui abolizione porta a ridurre le spese di 2,9 milioni lordi e non di 20, come detto dalla madrina della riforma) – Boschi va più vicino al vero di me: peccato che quel risparmio fasullo costituisca 337 dei 490 milioni vantati dalla Ministra, cioè il 69%. È un po’ come dire che io vado veloce quanto Usain Bolt, purché non si parli di correre ma di stare seduti.

Infatti, anche prendendo per buoni tutti i generosi numeri di Bechis, si arriva a 140,6 milioni di risparmi (aggiungendo ai 137,7 della sua tabella il risparmio lordo sul CNEL): cioè 349,4 milioni meno dei 490 dell’onorevole Boschi e 90,5 più dei 50,1 calcolati da me. Mi pare che 349 sia più grande di 90.

Su questi 90,5 milioni di differenza, 12,6 sono spese relative ai nuovi senatori che, giustamente, Bechis rileva saranno a carico delle Regioni e non più del Senato. Ma, intanto, sono sempre a carico del contribuente, dunque non sono risparmi. Altri 29 milioni derivano dal fatto che Bechis sceglie di calcolare il risparmio lordo anziché il netto, poiché – dice giustamente – “la differenza è solo una partita di giro”. Appunto: soldi in meno che escono da una parte e soldi in meno che entrano dall’altra. In pratica: il risparmio vero è quello netto. Insomma, anche secondo Bechis i risparmi veri sono non più di 99,1 milioni (contro i 490 della ministra).

La differenza vera tra i calcoli di Franco Bechis e i miei è dunque solo di 48,9 milioni lordi (corrispondenti a 30 milioni netti). E potremmo chiudere qui: lo Stato ci mette 50 minuti a spendere gli 80,1 milioni calcolati da Bechis e 31 minuti per i 50,1 calcolati da me. Parlare di 19 minuti di spesa a fronte dello stravolgimento della Costituzione non sembra valga la pena. Ma approfondiamo lo stesso.

Di questi 48,9 milioni di differenza, 18 milioni sono di personale (risparmio netto meno di 9 milioni) che, afferma Bechis, potrà essere nel tempo sostituito da dipendenti del Senato provenienti da altra mansione che nel futuro non sarà più necessaria. Dal 2004 a oggi, il Senato ha ridotto il numero dei dipendenti da 1200 a 650, senza bisogno di alcuna riforma, attraverso il blocco del turn over. La riforma non cambierà nulla, poiché si potrà ovviamente continuare a ridurre ma – che io sappia – non farà neppure invecchiare i dipendenti prima del tempo in modo da mandarli in pensione in anticipo. E non è vero che si potrà ridurre di molto, in quanto, come dice l’interminabile nuovo articolo 70, “ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato” perché entro dieci giorni decida se esaminarlo; parecchie leggi continueranno ad avere la doppia lettura obbligatoria mentre, rispetto all’importantissima legislazione europea, le competenze del Senato vengono assai ampliate e restano invariati gli impegni nelle assemblee internazionali. Impossibile, dunque, abolire le commissioni e anche impossibile pensare che il Senato si riunisca di rado, visto che Montecitorio sfornerà leggi almeno quanto oggi; anzi, di più – come promettono (o minacciano!) i sostenitori della riforma. Impensabile dunque l’abolizione dei gruppi parlamentari, non prevista infatti dalla riforma, i quali dovranno – anzi – preparare il lavoro per dei senatori che di mestiere faranno soprattutto altro: consiglieri regionali e sindaci di grandi Città, i quali quasi sempre – per la legge Delrio – saranno anche presidenti di Provincia o a capo di Città metropolitane di milioni di abitanti. Io ho, ottimisticamente, previsto una riduzione del 50% di questa spesa, con un risparmio di 10,7 milioni lordi (5,5 netti), Bechis pensa, invece, che il sindaco di Milano, Torino, Napoli o Roma e ex-Province possano esaminare da soli tutte le leggi approvate dalla Camera e che i senatori andranno in ordine sparso senza gruppi e, dunque, si possa risparmiare l’intera cifra.

Restano 20,2 milioni di risparmi lordi (16,6 netti) ipotizzati da Bechis su voci che il ministro Boschi non aveva esaminato e, dunque, non l’avevo fatto neppure io. La riduzione delle spese assicurative di 1,4 milioni (lordi) è effettivamente un dato reale. Qualche cosa si può fare anche sulle altre voci, ma sempre in quella dinamica con la quale, dal 2008 al 2015, abbiamo fatto scendere le spese al netto delle pensioni e del personale – cioè quelle per senatori e per ciò che non è personale – da 299,9 a 191,2 milioni. Ogni anno abbiamo dunque ridotto queste spese di 15,5 milioni senza stravolgere le istituzioni; anzi, facendole funzionare meglio, mettendo il più possibile a gara la fornitura di lavori, beni e servizi (lo facesse anche il Governo Renzi, si risparmierebbero i miliardi, altro che pochi milioni!). Nel 2015 abbiamo, insomma, speso 108,7 milioni meno che nel 2008: con o senza riforma, altri 20 milioni si potranno certamente risparmiare.

Ciò che serve all’Italia è avere istituzioni che funzionino bene, con un Governo forte, controllato da un Parlamento con adeguati poteri e meno costoso: è quello che avevamo fatto nel 2005 e che il PD, Renzi compreso, volle bocciare; e quello che faremo non appena ci libereremo da questo Governo e che, in parte, abbiamo ottenuto gestendo meglio le spese del Senato. Questa riforma – invece – peggiora l’esistente, complica il processo legislativo, soffoca ogni controllo e contrappeso nei confronti di un Esecutivo che proprio Renzi&C dimostrano quanto sia opportuno tenere d’occhio. I risparmi, unica vera arma propagandistica nelle mani dei sostenitori della riforma, sono talmente risibili che la ministra Boschi ha dovuto come minimo moltiplicarli – per tre volte (secondo Bechis) o per nove (secondo me) – per renderli vagamente appetibili.

 Lucio Malan

  
risparmi

 

Grafico 1_Risparmi secondo Boschi_Bechis_Malan

 

 

Grafico 2_Spesa Senato 2008_2018

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