Il Giornale: “Un gesto che emoziona dopo secoli di massacri”

Intervista al senatore Lucio Malan sulla storica visita di papa Francesco al Tempio Valdese di Torino

di Francesca Angeli

Un passo storico dalle conseguenze universali e, allo stesso tempo, un gesto di umanità che suscita emozioni individuali. Soprattutto in chi ha ricordi personali e familiari delle persecuzioni subite nel corso dei secoli dai fedeli valdesi come il senatore di Forza Italia, Lucio Malan, nato in Val Pellice, in provincia di Torino.

Papa Francesco ha chiesto perdono alla Chiesa Valdese. Un segno atteso da secoli.

«Per un fedele valdese, per chi è cresciuto nelle nostre Valli non rappresenta soltanto un atto di giustizia che accogliamo a braccia aperte. Provo anche una grande emozione personale nel ricordare i miei bisnonni che non potevano studiare in Italia e i racconti che ascoltavo da bambino, tramandati di padre in figlio: racconti di soprusi, massacri e sopraffazioni. O quelli che avevano come protagonista l’eroica figura di Pierino Revel – un ragazzino che, con una fionda, mise in fuga un gigantesco capo delle guardie che perseguitava la sua gente. È il nostro Davide. Anche mia nonna si chiamava Revel. È una memoria sempre viva, tenuta accesa nelle famiglie. È un gesto che potevamo aspettarci ma che non può che essere accolto con grande gioia».

Il pastore valdese si è rivolto al Papa chiamandolo «Fratello Francesco».

«Si tratta di un reciproco riconoscimento che avviene attraverso la scelta di una parola precisa: fratello. Significa che valdesi e cattolici sono entrambi fratelli in Cristo. Possiamo riconoscerci in una stessa fede seppure interpretata e declinata in modo diverso. Siamo membri della stessa famiglia di Cristo».

Le Chiese evangeliche sono state riconosciute dal Concilio Vaticano II «comunità ecclesiali» ma i valdesi chiedono di essere identificati come una Chiesa.

«Non credo sia un problema insuperabile. Da parte valdese c’è sempre stato questo riconoscimento anche quando i messaggi antipapisti erano quotidiani. Abbiamo sempre riconosciuto il Battesimo cattolico: per chi si converte non è necessario ripeterlo. É un passo che ci farebbe piacere ma non stiamo trattenendo il fiato in attesa».

Superato anche l’antipapismo?

«Questo è uno dei punti della dottrina che più divergono. Non si riconosce la parola del Papa come definitiva ma il dialogo, seppure non privo di difficoltà, è sempre possibile».

I cattolici hanno manifestato per dire no ai matrimoni gay, mentre i valdesi li ammettono e ne hanno già celebrati molti.

«Un punto delicato che voglio chiarire. La nostra classe dirigente è favorevole ma, nella base, esiste un ampio dissenso di cui anch’io faccio parte perchè ritengo giusto difendere la famiglia tradizionale con un padre ed una madre».

Quali immagina possano essere i passi successivi per consolidare l’avvicinamento?

«Il terreno per il dialogo era coltivato da tempo. Non potrà esserci uniformazione ma collaborazione sempre più stretta e riconoscimento reciproco».

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