Il Tempo: «La Corte può intervenire. È già successo nel 2008»

«Violante è un grande conoscitore del diritto, la sua mi sembra una posizione di grande responsabilità. Prendo atto però che Epifani, il capo politico del Partito Democratico, ha richiamato tutti i suoi parlamentari a una posizione di chiusura assoluta. Ed è su quella che dobbiamo confrontarci». Lucio Malan è uno dei sei senatori del PdL chiamati a esprimersi sulla decadenza di Berlusconi nella Giunta per le Immunità di Palazzo Madama. Lo stesso organo nel quale sedeva nella scorsa legislatura. Una lunga «militanza» che gli permette di esaminare con cognizione di causa tutti i fattori che determineranno il futuro del Cavaliere.

Onorevole Malan, per il segretario dei Democratici il ricorso alla Consulta è inutile.

«Guardi, potrei essere anche d’accordo con Epifani, ma per il motivo opposto al suo. Chiedere alla Corte Costituzionale un parere sulla non retroattività della legge è assolutamente superfluo. Per stabilirlo dovrebbe bastare il parere della Giunta e dell’Aula del Senato».

Conosce già l’obiezione: la decadenza non è una sanzione penale, ma solo la conseguenza della perdita di un requisito per la candidatura…

«Questo nuovo status è determinato da una condanna. Come si può sostenere che non è penale un effetto di un reato? Ma ammettiamo pure che la decadenza rappresenti solo un effetto amministrativo della condanna: in quel caso si andrebbe contro la Costituzione, secondo la quale vale il principio della riabilitazione. Quando uno ha scontato la pena, si considera riabilitato. Invece si pretende che Berlusconi, anche al termine della reclusione, resti diverso dagli altri, menomato».

È vero che la Giunta non può ricorrere alla Consulta?

«La Giunta non è un organo giurisdizionale, quindi di norma non può chiamare in causa la Corte Costituzionale. Ma, nei casi di elezioni contestate, la stessa Giunta può fissare un’udienza pubblica che si trasforma, di fatto, in un evento giurisdizionale. Tanto è vero che è l’unico caso in cui, in Parlamento, “l’accusato” può farsi rappresentare dal suo avvocato».

È già successo?

«Certo, nel 2008 con il senatore del PdL Nicola Di Girolamo. La sua ineleggibilità era dovuta al fatto di non risiedere regolarmente a Bruxelles, nonostante fosse stato eletto nella circoscrizione estera. In quel caso, la Corte Costituzionale fu chiamata in ballo».

Quanto si dovrebbe attendere per la pronuncia della Consulta?

«Di solito passano alcuni mesi. Ma, quando si tratta di Silvio Berlusconi, di solito la giustizia è rapidissima. Il problema, semmai, è un altro».

Quale?

«Anche la decisione di ricorrere alla Consulta va presa a maggioranza. Stando a sentire i forcaioli di PD e M5S, non vedo molti margini».

In caso di nuove elezioni ci sarebbe il nodo dell’incandidabilità?

«Mi rifaccio a quanto detto da Nitto Palma. Berlusconi si potrebbe candidare. Poi, se qualcuno facesse ricorso per farlo escludere, ci si potrebbe rivolgere al TAR e, in quella sede, sollevare la questione di legittimità costituzionale. A quel punto, il TAR dovrebbe decidere se ammettere con riserva la candidatura o sospenderla cautelativamente. Esponendosi al rischio che poi la Consulta dia ragione a Berlusconi».

E quando arriverà l’interdizione?

«Beh, in quel caso è ovvio che non si potrebbe parlare di retroattività, c’è già una casistica troppo ampia di candidati esclusi per questo motivo».

E allora al PdL conviene davvero andare alle urne?

«Perché, se rimaniamo fermi e Berlusconi viene fatto decadere, cambia qualcosa?»

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