Signora Presidente, signori Ministri, colleghi – un saluto particolare va al senatore Rosa, che ha fatto il suo ingresso adesso, nonostante le difficoltà – il dibattito è stato molto ampio. È giusto che sia così, perché quella in esame è una legge importante che ha l’obiettivo di dare stabilità a coloro che gli elettori sceglieranno per governare l’Italia.È curioso che la sinistra, il campo largo o centrosinistra, che dir si voglia, continui a dire che si tratta di una legge fatta dal presidente Meloni, dal centrodestra, perché temiamo di perdere. Scusate, ma quella in discussione è una legge che non dà la maggioranza per governare al centrodestra; dà la maggioranza a chi avrà il maggior numero di voti alle prossime elezioni. (Applausi). Se siete davvero così sicuri di perdere, cosa che noi speriamo per il bene dell’Italia, non si capisce perché ogni giorno l’opposizione, la sinistra si dice certa di vincere le prossime elezioni perché gli italiani sono stufi e così via. Sono cose che cozzano con la logica, anche se non è solo in questo caso che accade; succede un po’ troppo spesso.Faccio riferimento all’intervento svolto dal senatore Lisei nella discussione sulle questioni pregiudiziali, il quale ha ricordato che le cose che vengono criticate – ma la critica è ancora poco – o, meglio, vengono indicate come annullamento della democrazia, incostituzionali, sfregio alla Costituzione, sono provvedimenti che sono già stati votati proprio dal centrosinistra o quantomeno da una parte di esso non chissà quanti anni fa, ma pochi anni fa.«Il premio di maggioranza contro la democrazia» e si è citata naturalmente la legge Acerbo di più di cent’anni fa, ma molto meno di cent’anni fa, cioè dieci anni fa, fu votato il cosiddetto italicum, voluto dal segretario del Partito Democratico dell’epoca e oggi membro della coalizione di centrosinistra, Matteo Renzi, che prevedeva un premio di maggioranza con una soglia al 40% e non al 42. Allora, al 40%, se lo chiede la sinistra, va bene ed è un segno di maturità democratica, soprattutto da votare; se lo propone il centrodestra, non al 40, ma al 42%, è un attentato alla democrazia, è autocrazia, è l’uomo solo al comando – in questo caso dovrebbe essere “capocrazia”, grazie, senatore Zaffini – o la donna sola al Governo e tante altre cose che possiamo richiamare.Un’altra cosa che viene detta: «Ma come, dite che volete dare stabilità quando, con la legge attualmente vigente, questo Governo pochi giorni fa ha ricordato di essere diventato il più longevo della Repubblica?». È vero, ma perché abbiamo avuto un risultato dovuto alle dinamiche con le quali si sono articolate le coalizioni nelle elezioni del 2022.È sufficiente vedere la precedente applicazione della legge vigente, quella del 2018, che ha dato luogo a un Governo, il primo Governo presieduto dall’attuale onorevole Giuseppe Conte, con una coalizione mai vista e mai prospettata agli elettori, guidato da una persona che era sconosciuta tranne che ai suoi colleghi e ai suoi familiari. Con tutto il rispetto per questo, forse sarebbe logico e opportuno che gli italiani sapessero dove va a finire il loro voto. (Applausi). Votano per un partito, per una certa coalizione e il loro voto finisce in tutta altra coalizione, con a capo del Governo una persona che nessuno ha mai visto e nessuno ha mai eletto da nessuna parte.Questo Governo cadde, ne venne un altro, con una nuova coalizione, sempre con lo stesso Presidente del Consiglio, mai presentatosi ad alcun tipo di elezione, segue un altro Governo, questa volta guidato da Mario Draghi, certamente non sconosciuto come Giuseppe Conte allora (oggi è ovvio che è conosciuto), ma anche lui mai eletto in nessuna circostanza. Cose che, nell’ambito dell’Unione europea, accadono esclusivamente in Italia. Allora, curiosamente, coloro che ci accusano di non essere abbastanza allineati all’Europa quando si tratta di una cosa piuttosto importante, cioè conoscere chi e i meccanismi attraverso i quali si designa chi guida il Governo, ci dimentichiamo l’Europa, siamo più bravi, siamo sovranisti. Tutta l’Europa fa in un modo e, cioè, guida il Governo chi ha vinto le elezioni nella persona, nel 99% dei casi, di chi guida il partito maggiore. In Italia invece va benissimo prendere il sindaco di una bellissima città mai eletto a livello nazionale, un banchiere, un banchiere centrale, un avvocato mai presentatosi alle elezioni. Questi sono i principi. I benefici della stabilità del Governo si sono visti in questi anni; l’Italia ha guadagnato prestigio, ha potuto avere ascolto a livello internazionale quando in precedenza sapevamo bene che di qualunque Governo facessero parte il nostro Presidente del Consiglio e i nostri Ministri, quando andavano davanti ai loro colleghi delle altre Nazioni avevano davanti persone che si dicevano “beh, questo qui parla, dice cose più o meno sensate, ma tanto la prossima volta che c’è un incontro internazionale ci sarà qualcun altro e quindi perché dovrei ascoltare lui? Meglio ascoltare il collega francese, tedesco o anche di un piccolo paese dell’Unione europea”. Ciò accadeva perché l’Italia non contava in quanto cambiava continuamente. Non soltanto c’era il problema del continuo ricambio, ma anche il problema che il fatto di avere delle persone non elette non dà prestigio nell’ambito degli Stati democratici.A proposito di Stati democratici ci sono delle curiose valutazioni. Ieri, con mio sconcerto ho ascoltato il senatore Scalfarotto, non certo dell’estrema sinistra, almeno formalmente, che ha detto che l’Ungheria e gli Stati Uniti sono una autocrazia. Lo ha detto in modo chiarissimo. Ho pensato che forse non ricordavo bene la definizione di autocrazia. Tale termine, secondo la definizione Treccani, è potere assoluto, ovvero nella scienza politica moderna il sistema di governo dello Stato cosiddetto assoluto, in cui il sovrano o autocrate trae l’origine e il fondamento della propria autorità da se stesso, o, al più, come si riteneva, una volta dal fatto che gli è stata conferita dalla volontà divina.Sono casi curiosi, ci sono molte cose sulle quali dissentiamo dal presidente Trump e dall’ex primo ministro Orbán, ma un autocrate, che detiene il potere assoluto e perde le elezioni come Orbán o che perde una serie di elezioni locali o suppletive, come è successo a Trump, è una novità assoluta nel panorama della politologia. Invito allora il senatore Scalfarotto magari a rivalutare, chiedere di cambiare la definizione di autocrazia o forse fare delle valutazioni un pochino più equilibrate. Cito Scalfarotto proprio perché non è, non può essere e non dovrebbe essere considerato un estremista.Questo accade nella giornata in cui abbiamo visto, davanti a Montecitorio, la partecipazione di esponenti del Partito Democratico, del MoVimento 5 Stelle e dell’Alleanza Verdi e Sinistra a una manifestazione in cui erano presenti bandiere e slogan di Hamas, di Hezbollah e del regime iraniano. Allora, cerchiamo di esprimere valutazioni un pochino più equilibrate. (Applausi).Chiudo, perché è stato detto moltissimo, ci sarà la replica del Ministro e i colleghi hanno già parlato nei loro interventi. Chiudo indicando la motivazione per la quale Fratelli d’Italia porta avanti questa legge e la voterà fino in fondo: la motivazione è il bene non del partito o della coalizione, ma il bene dell’Italia. All’Italia serve, per l’Italia è vantaggioso avere dei Governi stabili e individuabili dai cittadini, i quali devono poter scegliere e non devono essere costretti ad affidarsi ai giochi di palazzo.Questa è la ragione. Naturalmente noi lavoreremo sapendo che abbiamo di fronte una coalizione di sinistra che è la più estremista che si sia mai vista. È una sinistra che si schiera contro tante sinistre europee su molti argomenti, pur di andare contro il Governo Meloni e il centrodestra. (Applausi). Tuttavia, questa legge non è un provvedimento che attribuisce il premio di maggioranza al centrodestra: è una legge che dà il premio di maggioranza a chi vince le elezioni. Noi lavoreremo per questo, ma ci rimettiamo sempre al giudizio degli elettori e non vogliamo Governi fatti con i giochi di palazzo, pur di ottenere – questo sì – il potere. (Applausi)
