Famiglie italiane bloccate in Congo con i figli adottivi

Intervento in Aula sulle famiglie italiane bloccate in Congo con i figli adottivi

Signor Presidente,

intervengo a proposito della vicenda delle 24 famiglie italiane che si sono recate nella Repubblica democratica del Congo per adottare dei bambini di quel Paese che ora sono diventati a tutti gli effetti i loro figli e che avrebbero l’intenzione di riportare con sé in Italia per vivere con loro. Le autorità del Congo hanno impedito loro di portarsi via i bambini, negando il permesso di uscita. Questi bambini sono figli di Cittadini italiani e, dunque, sono Cittadini italiani anche se non hanno il passaporto per questioni pratiche e materiali, e vengono trattenuti in Congo dalle autorità locali. Queste persone sono lì da 40 giorni e anche di più, e poco fa mi è stato segnalato che, addirittura, le autorità congolesi non vogliono rinnovare il loro visto di permanenza. Sarebbero, quindi, costrette ad andarsene lasciando i loro figli – cosa che per la nostra legge costituirebbe abbandono di minore, che è un reato.

Il Ministro dell’Integrazione Kyenge si era adoperato per arrivare a una soluzione, recandosi anche in loco. Al suo ritorno aveva dato molte speranze alle famiglie. Queste speranze purtroppo non si sono concretizzate e la situazione è quella che ho descritto. Ci sono diverse interrogazioni (una è quella del senatore Buemi, ma ce ne sono diverse altre) ma, al di là della formale risposta in Aula, chiedo che il Governo – e, in particolare, il Ministro degli Affari esteri che, prima ancora del Ministro dell’Integrazione, è competente in questo – intervenga presso le autorità della Repubblica democratica del Congo facendo quello che, in altri tempi, fecero alcuni consegnando a questi bambini il passaporto italiano – così che non abbiano bisogno di un visto, di un permesso, di un lasciapassare da parte dell’autorità di Kinshasa per seguire i loro genitori che hanno avuto l’adozione seguendo a puntino le norme locali. Sono le autorità locali ad aver dato in adozione questi bambini: ora, però, contraddicono se stesse, causando a queste famiglie gravissimi disagi non solo affettivi, ma anche materiali, perché queste persone devono tornare in Italia per lavorare e, invece, si trovano confinate laggiù senza i loro figli e in una situazione molto penosa.

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