Delitti contro l’ambiente: parole astratte, incertezza del diritto e incertezza della pena

Intervento in Aula sul disegno di legge in materia di delitti contro l’ambiente

Signor Presidente, colleghi, signor Ministro,

il provvedimento che ci accingiamo ad esaminare, nella sua seconda – e verosimilmente ultima – lettura al Senato, non comprende solo gli elementi che hanno costituito oggetto di modifiche da parte della Camera dei deputati, ma anche e soprattutto altre norme. Abbiamo sempre sostenuto la necessità di difendere l’ambiente e riconosciamo tutti bene la necessità di modificare, eventualmente, le norme oggi in vigore, allo scopo di poter perseguire con efficacia coloro che causano grave compromissione del territorio e dell’ambiente. E, se ci sono delle norme da modificare, siamo sempre stati ben disposti, fin dall’inizio, ad esaminarle, ed è proprio con questo atteggiamento che ci siamo accinti all’esame del provvedimento.

Purtroppo – come è stato già sottolineato da altri prima di me – qui ci troviamo di fronte a delle norme che, certo, colpiscono gli autori di episodi gravi. (C’è chi ha parlato della terra dei fuochi e dei gravissimi accadimenti provocati dall’Eternit proprio nella mia Regione, che ha causato – e purtroppo continua a farlo – centinaia di morti.) Purtroppo, il testo, così com’è formulato, equipara, dal punto di vista delle pene, fatti poco rilevanti a questi episodi gravissimi, nei confronti dei quali va fatto ogni sforzo per reprimerli, anche allo scopo di distogliere chiunque affrontasse con leggerezza questi temi e potrebbe causare in futuro fatti del genere. In questo ambito bisogna ricordare, come ha detto la senatrice Fucksia prima di me, che anche il magistrato deve fare la sua parte. Se il magistrato sbaglia il capo di imputazione, non si può fare una legge tale che sia efficace anche se non è applicata correttamente. Questo mi sembra troppo. Non si possono distinguere le cose. È vero che qui la stampa antidemocratica (cioé la maggior parte di essa) vuole sempre dare la colpa alla cosiddetta politica – che sarebbe poi la democrazia, tradotto in linguaggio vero – però non si può andare oltre certi limiti.

Ebbene, qui ci troviamo di fronte a formulazioni estremamente vaghe. Si parla, per esempio, di inquinamento ambientale, che non è una cosetta ed è punito con la reclusione da due a sei anni (a cui si aggiungono multe e altro), per chiunque abusivamente cagioni una «compromissione o un deterioramento significativi e misurabili delle acque e dell’aria», oppure di «porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo». C’è poi dell’altro. È già difficile capire cos’è una porzione “estesa” o “significativa” del suolo, però, perlomeno, è specificato che deve essere “estesa e significativa”, mentre per l’inquinamento delle acque e dell’aria non c’è scritto; non deve essere esteso o significativo. In sostanza, ci si affida completamente alla discrezionalità del giudice. Speriamo che il giudice usi bene questa discrezionalità, ma abbiamo più di una prova di magistrati che l’hanno usata male o malissimo sia in un senso che nell’altro, sia nel senso di punire in modo troppo grave sia nel senso di non punire affatto – com’è successo per la vicenda Eternit. Se ci si sbaglia addirittura nel capo di imputazione, non è strano che si sbagli, anche se dal suo punto di vista non è neppure uno sbaglio. Poi abbiamo un’altra possibilità: la compromissione o il deterioramento significativi e misurabili di un ecosistema. L’ecosistema, inteso in senso lato, è l’intero nostro pianeta, ma può essere anche uno stagno, uno scoglio o un qualsiasi cosa che, in qualche modo, è autonomo dal resto della natura. Che cos’è un “ecosistema”? Si parla di “biodiversità”. Cos’è? Sarebbe un po’ come punire dei comportamenti contro la bontà. Siamo tutti d’accordo che chi va contro la bontà fa una brutta cosa, ma le leggi non si scrivono così. Si dovrebbe essere più precisi.

C’è poi il disastro ambientale che fa pensare al menù nel quale c’è scritto “idem con patate”. Qui è la stessa cosa, però è più grave. Cos’è una cosa “trasparente”? Il cancello. Più trasparente ancora? Il cancello aperto. Anche qui siamo piuttosto sul vago perché il disastro ambientale, punibile con la reclusione da cinque a quindici anni, con un’ulteriore aggravante che vedremo dopo, è «l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema». Di nuovo: cos’è l’ecosistema? Il disastro ambientale è anche «l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali». Cos’è “particolarmente oneroso”? Per un agricoltore può essere particolarmente oneroso tirare fuori 10.000 euro per bonificare un’area perché ha usato una sostanza come concime o come insetticida. Per lo Stato italiano, “particolarmente oneroso” ha tutto un altro parametro di valutazione. Cos’è “particolarmente oneroso”? Ci affidiamo alla bontà e al buonsenso del giudice, sperando che ci sia. In molti casi c’è, ben inteso. Anzi, nella maggiore parte dei casi c’è. Il problema è che l’investitore non può sapere prima, nel caso per disattenzione venga commesso uno di questi reati, se si trova di fronte a quel 99 per cento di magistrati che giudicano con il buonsenso o a quell’un per cento che giudica in modo ideologico, dando per principio contro il cattivo capitalista che ha avuto il torto di investire nel nostro Paese. Sarebbe lungo, e sicuramente incompleto, l’elenco di sentenze bizzarre.

Poi, sempre nell’articolo 1, si dichiara: «e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali». Ossia, è disastro ambientale quando, per rimediarvi, ci vogliono provvedimenti eccezionali. E, in questo caso, potremmo essere di fronte ad un parametro sicuro, perché il provvedimento eccezionale a livello nazionale è quello che si fa per decreto-legge, ma ormai si utilizza il decreto-legge per qualunque cosa, per cui ci risiamo: non abbiamo, di nuovo, un parametro.

Queste pene – lo ripeto – già vanno da cinque a quindici anni e in qualche caso – intendiamoci – sono strameritati e sono ancora pochi per chi causa la morte di centinaia di persone. Però, il problema è che qui non sappiamo a chi si applicano. La pena poi è aumentata fino ad un terzo; cioé da cinque anni si può arrivare a oltre sei anni, e da dieci possiamo arrivare a tredici, «quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette». Praticamente sempre. Faccio l’esempio di una persona che inquina il sottosuolo o gli acquedotti che sono sotto una piazza. Se questa piazza è quella del Pantheon, è grave; se è la piazza, un po’ meno prestigiosa, di un qualche paesino, allora è meno grave. Mah, è un po’ strano il fatto che c’entri il patrimonio storico, se non danneggia l’aspetto monumentale; francamente, è piuttosto strano.

Un’altra cosa di cui si è parlato poco o nulla è l’aggravante ambientale, di cui al 452-novies del futuro codice penale che recita: «Quando un fatto già previsto come reato è commesso allo scopo di eseguire uno o più tra i delitti previsti dal presente titolo» (inquinamento ambientale, disastro ambientale e quant’altro), la pena è aumentata da un terzo alla metà oppure fino ad un terzo. Ebbene, se uno commette un reato – ad esempio, ruba una chiave allo scopo di potere far saltare in aria una scuola – viene punito in un modo; se ruba una chiave allo scopo di aprire per qualche ora una discarica di materiali inquinanti – cosa che assolutamente non si dovrebbe fare e che è giusto punire – viene punito in modo più grave. Invece – lo ripeto – se è per far saltare in aria una scuola con dentro tutti i bambini e gli insegnanti, è punito in modo meno grave.

Francamente, non credo che sia questo il modo di affrontare i problemi. I problemi vanno affrontati in modo serio; bisogna smetterla di correre dietro a tutti i titoli di giornale e bisogna invece correre di più dietro alle cose sensate. Una delle ragioni per cui le persone non hanno più fiducia nei meccanismi democratici e non vanno a votare è anche che sentono di essere prese in giro. A forza di “dare segnali,” abbiamo fatto intendere che qui si fanno segnali e non cose serie.

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