Appalti pubblici e concessioni: si passa da un potere arbitrario ad un altro potere altrettanto arbitrario

Sopprimere due commi del cosiddetto “Sblocca Italia”, per evitare altri rinnovi delle concessioni autostradali senza gara e altri regali miliardari agli amici

Intervento in Aula per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge concernente gli appalti pubblici e le concessioni

L’emendamento 1.208 mira alla sostituzione di una parola del comma 1, articolo 1, ma sarei contento di ascoltare una spiegazione da parte dei relatori su cosa s’intenda per «predisporre procedure chiuse e non derogabili riguardanti gli appalti pubblici». Ho cercato di capire se l’espressione «procedure chiuse» sia contemplata nella letteratura ma non l’ho trovata.

L’emendamento 1.213 propone la cancellazione dalla delega al Governo della possibilità di introdurre «soluzioni innovative nelle materie disciplinate con particolare riguardo allo sviluppo delle infrastrutture» e quant’altro, perché la trovo un’espressione talmente vaga che può comprendere di tutto. In una delega non si dovrebbe parlare genericamente di soluzioni innovative, perché potrebbe significare qualunque cosa. Riterrei più appropriato specificare di che tipo di soluzioni si tratta, perché – lo ripeto – in questo modo sembra un riferimento a qualunque soluzione venga in mente al Governo. Probabilmente le intenzioni della delega sono buone, ma non conto tanto sull’attuazione di queste buone intenzioni.

L’emendamento 1.223 chiede che, nell’ambito della delineazione dei requisiti di capacità economico-finanziaria e tecnica necessari per la partecipazione alle gare, si tenga conto dell’interesse pubblico ad avere il più ampio numero potenziale di partecipanti. Ritengo che non sia infondato il timore che, nel delineare requisiti di capacità economico-finanziaria e tecnica, si faccia in modo di garantire sempre gli stessi soggetti, i famosi soliti noti che il Presidente del Consiglio aveva promesso di eliminare ,o quantomeno, di scalzare dai loro privilegi, che – invece – sono stati più radicati che mai; anzi: confermati e potenziati nella loro capacità di fruire di posizioni di privilegio. Pertanto, ci dovranno essere dei requisiti minimi, ma essi non possono essere usati per stabilire che, praticamente, possa partecipare alle gare soltanto chi già oggi gestisce le varie attività che possono essere messe in appalto.

L’emendamento 1.230 contiene una proposta di intervento al comma 1, lettera o), che prevede l’attribuzione all’Autorità Nazionale Anticorruzione – diventata il refugium peccatorum di qualunque problema – una serie di poteri che mi lasciano perplesso: in particolare, si prevedono poteri di controllo, raccomandazione, intervento cautelare, di deterrenza e sanzionatorio. Apprezzo l’emendamento del collega Matteoli che propone di eliminare il riferimento all’intervento cautelare, di deterrenza e sanzionatorio, che va d’accordo con il mio emendamento, che si propone di premettere a questi vari poteri di intervento che si vogliono attribuire all’Autorità Nazionale Anticorruzione il criterio del rispetto della libertà di impresa. Non può essere l’Autorità a stabilire come, quando, cosa, perché e, magari, anche chi: con tutto il rispetto per l’Autorità Nazionale Anticorruzione, non si può passare dal potere arbitrario magari di un general contractor ad un potere altrettanto arbitrario.

Si spera ovviamente che i poteri dell’Autorità vengano esercitati nel modo migliore, così come si sperava che li esercitasse il soggetto precedente. Per la verità, i precedenti per cui la stessa lodata Autorità ha stabilito di affidare tutto il servizio di ristorazione dell’Expo ad una società senza gara di appalto, e con la sua stessa benedizione, non mi mette la voglia di attribuire ulteriori poteri a questa Autorità – pur nel rispetto del suo lavoro, che spesso si è rivelato utile e che comunque essa deve continuare a svolgere.

Vorrei soffermarmi poi sugli emendamenti a mia firma 1.247, 1.248 e 1.249, che riguardano il comma 1, lettera u). Accanto ad una serie di proposte piuttosto equilibrate, c’è il criterio introdotto con la lettera u), che mi pare piuttosto rigido, prevedendosi l’obbligo addirittura per i Comuni non capoluogo di Provincia – parliamo anche di città al di sopra dei 100.000 abitanti – di ricorrere a forme di aggregazione e centralizzazione delle committenze di livello almeno regionale. Se si pensa che meno Centri di committenza ci sono e meglio è, allora facciamone uno solo, in modo tale che, quando un Comune di 100 abitanti sulle montagne della Sicilia o del Piemonte deve comprare un pennino, si rivolga ad un ufficio romano. C’è però l’articolo 5 della Costituzione, che prevede il più ampio decentramento e il rispetto delle autonomie locali. Se dunque lasciamo le autonomie, ma si vuole andare addirittura a livello sovraregionale per le centrali di committenza, sia pure per gli affidamenti di importo superiore ad un milione di euro, c’è da dire che un milione di euro è una cifra francamente piccola quando si tratta di un Comune. In ogni caso, se è vero che, indipendentemente dalle dimensioni del Comune, ci deve essere il massimo rispetto del denaro del contribuente e così via, non è unificando le cose che migliora la situazione. A qualcuno è venuto in mente che il Comune nel quale c’è il caso più conclamato di corruzione e di malamministrazione è il più grande di tutti, cosa che nei Comuni piccoli non avviene? Ci sarà forse una ragione? Vogliamo accorpare tutto? Potremmo affidare alla gestione del Comune di Roma tutte le committenze: mi sembrerebbe una grande idea di questi tempi. Per questo propongo innanzitutto di sopprimere la parola «almeno», nonché di sostituire la parola «regionale», con l’espressione «provinciale o di area vasta», visto che si vogliono abolire le Province ma, poi, tutto viene fatto a livello provinciale: con l’Italicum ci saranno 100 collegi verosimilmente provinciali, così come le graduatorie per la scuola saranno provinciali. Si parla di «area vasta» per aggiornarci, ma parlare di Province sarebbe la cosa più ragionevole.

Con l’emendamento 1.249, poi, si intende inserire sempre al comma 1, lettera u), il riferimento al principio di sussidiarietà, perché le decisioni vengano prese ad un livello il più possibile vicino al cittadino, anche per evitare gli importi minori e sicuramente quelli inferiori a 40.000 euro: non si possono infatti neanche devastare i territori per cui in certe realtà, che sono già in difficoltà trovandosi decentrate rispetto all’accentramento di tutti i servizi (tribunali, poste), non si dà neppure più la facoltà di vendere un pennino – che non si vende più – o di fare la più piccola delle forniture perché tutto deve essere centralizzato a livello sovraregionale. Francamente questa è una cosa che non riesce davvero a capire: forse bisognerebbe andare a fare un giro, non solo turistico, nelle realtà delle Province e dei piccoli Comuni per scoprire che, magari, sono deliziosi dal punto di vista turistico anche perché hanno la possibilità di lavorare per conto loro e non dipendere da qualche ente sovraregionale o magari sovranazionale per acquistare qualcosa o per riparare un muro o un marciapiede.

Altre due proposte riguardano le liste delle commissioni giudicatrici mediante appalto pubblico per la fornitura di servizi. In particolare, con l’emendamento 1.276 propongo di introdurre misure volte all’inclusione progressiva anche di giovani perché anche in questo caso se puntiamo esclusivamente sui requisiti di moralità (per carità, ci mancherebbe altro), di competenza e di professionalità, finisce che ci sono sempre gli stessi individui che forse, alla lunga, approfittano un po’ della loro posizione. In secondo luogo, considerando la lista dei candidati che deve essere fornita, si darebbe all’ANAC la possibilità di stabilire chi lavora e chi no – anche perché, per appartenere alla suddetta lista, ci vogliono una serie di requisiti che l’ANAC stessa stabilisce. Se si fa un sorteggio, si deve allora fare tra tutti coloro che sono inclusi nella lista per far parte delle commissioni giudicatrici, naturalmente tra coloro che hanno le capacità per giudicare su queste cose. Evidentemente non tutti sono capaci di fare tutto ma, se si fa il sorteggio, si fa fra tutti, anche perché non comporta alcun costo.

Propongo poi lo stesso tipo di interventi, con l’emendamento 1.291, relativo al comma 1, lettera ee), che si riferisce alla definizione di responsabile dei lavori e direttore dei lavori. Ancora una volta dico: spazio ai giovani e sorteggio tra tutti. In questo caso spetterebbe al Ministero; propongo anche qui di allargare le maglie altrimenti dall’arbitrio di qualcuno si passa all’arbitrio di un altro. Naturalmente dobbiamo sempre sperare che chi ha l’arbitrio, o meglio, la discrezionalità, la usi nel modo migliore ma le norme le facciamo proprio per fare in modo di prevenire e non di affidarci al buon cuore o all’onestà di qualcuno. Ci sono delle norme proprio perché non tutti sono onesti.

Con l’emendamento 1.367, relativamente al comma 1, lettera bbb), che a mio parere non è molto chiara e che riguarda la disciplina particolare per le concessioni autostradali che scadono, evidentemente, in termini più brevi di quelli previsti dalla lettera aaa) precedente, propongo di introdurre una clausola alla lettera aaa) che dica che sostanzialmente bisogna applicare i principi contenuti in tale lettera anche per le concessioni che sono a scadenza più ravvicinata, naturalmente con tempistiche compatibili con la realtà che, tra l’altro, è stata anche illustrata, sia pur parlando di un altro aspetto della vicenda, dal relatore – senatore Esposito.

L’emendamento 1.370 propone di sopprimere la parola «minimi» al comma 1, lettera ccc) perché. quando si dice che occorre individuare, in termini di procedure di affidamento, le modalità volte a garantire i livelli minimi di concorrenzialità, trasparenza e quant’altro previsti dalla normativa europea, io non dico che dovremmo scrivere «massimi» ma togliamo la parola «minimi» per evitare che ci si rimanga per forza al livello più basso. Sotto questo aspetto, credo che vada data facoltà di fare un intervento più incisivo.

L’emendamento 1.378 riguarda poi la lettera fff), relativa al dibattito pubblico e, al di là dell’opportunità di farlo o meno, propongo di sopprimere le parole «del débat public» perché sono parole in un’altra lingua che sono perfettamente coincidenti etimologicamente e letteralmente alle parole italiane, per cui prevedere forme di dibattito pubblico ispirate al modello del débat public mi sembra quasi una tautologia. Lasciamo il modello francese che, a quanto pare, è ritenuto opportuno. È una questione di redazione o, come si direbbe, di drafting: esiste la lingua italiana che è anche più specifica rispetto alle lingue parlate in altri Paesi.

Come ultimissima cosa, con l’emendamento 1.407, propongo di sopprimere i commi 1 e 2 dell’articolo 5 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, cosiddetto ‘Sblocca Italia’, riguardanti le concessioni autostradali. È vero che sta andando a scadenza, naturalmente, ma non vorrei che – nelle more dell’approvazione di questo provvedimento,che per ovvii motivi non entrerà in vigore entro la fine del mese – a qualcuno venisse l’idea di fare una nuova proroga, com’è già stato fatto l’anno scorso.

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