Fuga del Governo davanti alle domande sull’indottrinamento gender nelle scuole

Opuscoli che cancellano diritti costituzionali e universali della famiglia: dopo ben quattro mesi, alle domande su responsabilità, diffusione ancora in corso e spese, il Governo si nasconde dicendo che bisogna rivolgersi allo sportello accanto

Interpellanza a risposta immediata del senatore Malan al Governo

Signor Presidente,

ringrazio per la sua presenza il sottosegretario Toccafondi, che è sottosegretario a un certo Ministero ma è qui in rappresentanza del Governo. Abbiamo visto tante volte che alle interrogazioni e alle interpellanze ha risposto, ad esempio, il Sottosegretario ai rapporti con il Parlamento; pertanto immagino che il sottosegretario Toccafondi sia pienamente abilitato a rispondere a queste interpellanze (tre su quattro sono rivolte alla Presidenza del Consiglio).

La prima interpellanza a mia firma si riferisce alla “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere“, elaborata dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali. Mi associo a chi mi ha preceduto, sottolineando il fatto che si tratta per intero di un lavoro che va al di fuori dei compiti assegnati dal proprio stesso nome all’UNAR e che, pertanto, tutta questa attività è da sanzionare sotto ogni punto di vista, anche contabile – che oggi, a quanto pare, conta molto di più della Costituzione. Però, intanto c’è anche questo aspetto: si tratta di un’attività portata avanti fuori dal proprio ordinamento. Sarebbe come se la Ragioneria Generale dello Stato si mettesse a organizzare attività alberghiere, attività di Partito o attività religiose: deve fare solo la Ragioneria Generale dello Stato. Allo stesso modo, l’UNAR si deve occupare di discriminazioni etniche e razziali e non dilagare a seconda dell’ideologia di chi lo domina.

Questo documento è particolarmente interessante in quanto, in diversi punti, si schiera apertamente contro quanto dice la Costituzione. La Costituzione, all’articolo 29, stabilisce in modo molto chiaro cosa è la famiglia. E, se non fosse chiaro, la Corte Costituzionale ha precisato che comunque quell’articolo, che non menziona il fatto che il matrimonio è quello tra uomo e donna (e la famiglia è fondata sul matrimonio), intende dire proprio questo ed è palese, essendo stato scritto nel 1947. In questo documento, tra le altre cose, c’è un punto specifico che si chiama «Asse Educazione e Istruzione», rivolto dunque chiaramente alla diffusione nelle scuole della teoria ideologica del gender, basata su presupposti non scientifici; ciò non vuol dire che sia necessariamente contro la scienza, ma è un aspetto puramente ideologico che non ha nessun fondamento o prova scientifica. Tra le altre implicazioni, c’è quella per cui famiglia è qualunque cosa venga in mente a uno o più individui di dire che è. Infatti, si parla di nuove realtà familiari, con esplicito riferimento a nuclei o a gruppi di persone basati sulla convivenza tra due uomini o due donne.

Nell’ambito di questo documento, si presume la valorizzazione dell’expertise delle associazioni LGBT che, poiché sono state le uniche consultate, vengono dunque prima delle famiglie, prima delle associazioni di studenti e prima delle associazioni di docenti.

Viene anche imposta la «predisposizione della modulistica scolastica amministrativa e didattica in chiave di inclusione sociale, rispettosa delle nuove realtà familiari» – di nuovo con formulazione contraria alla Costituzione – «costituite anche da genitori omosessuali». Questo è detto in modo chiaro. Per cui, praticamente, sui moduli non dovranno più essere usate le parole «padre» e «madre», che dovranno essere bandite credo addirittura dal vocabolario e possibilmente anche dai testi sacri; esse dovranno essere sostituite con «genitore 1» e «genitore 2». Immagino che si imporrà di dire (questo non lo dico per scherzo, perché dopo vedremo che nell’altro documento si vuole coinvolgere anche le autorità ecclesiastiche): “Onora il genitore 1 e il genitore 2”.

Si prevede anche l’accreditamento delle associazioni LGBT presso il MIUR in qualità di enti di formazione, senza che questi abbiano ovviamente alcun presupposto per avere questo riconoscimento.

Il documento prevede la realizzazione di percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con particolare focus sul tema LGBT e sulla conoscenza delle nuove realtà familiari (c’è un martellamento su questo aspetto). Si precisa, poi, che tale formazione dovrà essere rivolta non solo al corpo docente ma anche agli studenti con un riconoscimento per entrambi di crediti formativi. Ciò significa che si dà spazio a queste associazioni che non hanno alcuna qualificazione didattica, e che hanno nel loro stesso atto costitutivo il fatto di essere di parte, la facoltà di realizzare corsi ai quali i docenti e gli studenti saranno obbligati a partecipare; corsi che daranno crediti formativi come se fosse un’ora di insegnamento.

Oltre che il diritto dei genitori di educare i propri figli, come sancito nella nostra Costituzione, questo documento va anche contro l’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che garantisce la libertà di manifestare i propri valori religiosi nell’educazione e l’articolo 26, dove si attribuisce ai genitori il diritto di priorità nella scelta di educazione da impartire ai propri figli.

Ci sono altre perle in questo documento, ma ce n’è anche un altro – «Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT» – pubblicato il 19 dicembre dal Dipartimento delle Pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che, come il precedente, reca le insegne della Repubblica italiana e della Presidenza del Consiglio; ragion per cui è espressione non già del Signor Presidente del Consiglio pro tempore di allora o quello di oggi, non già di lui e dei suoi Sottosegretari e non solo del Governo e della maggioranza che lo sostiene, ma del Popolo italiano. Ebbene, in questo documento c’è una teorizzazione di una serie di punti, gran parte dei quali contro la legge italiana.

Si esordisce nel documento lamentando il fatto che gli incitamenti all’odio e alla discriminazione occupano ancora uno spazio rilevante nelle dichiarazioni provenienti da autorità pubbliche e rappresentanti delle istituzioni politiche ed ecclesiastiche, e sono veicolate costantemente dai media italiani. C’è quindi l’aspirazione a coartare non soltanto le dichiarazioni delle autorità pubbliche, che dovrebbero rispondere alla Costituzione e non a un documento del Dipartimento delle Pari opportunità, ma addirittura le autorità ecclesiastiche, la cui autonomia e libertà di espressione sono sancite, oltre che dall’articolo 21 della Costituzione che vale per tutti, anche dagli articoli 7 ed 8 della stessa, che danno alle organizzazioni ecclesiastiche una loro indipendenza.

Ci sono alcune affermazioni veramente ideologiche; anzi, sono tutte affermazioni ideologiche e, in particolare, la teoria del gender è portata ai suoi estremi – una teoria del gender ultra radicale – per esempio nel momento in cui viene condannata la definizione di “orientamento sessuale” come scelta. Nell’ambito dell’orientamento sessuale c’è anche la bisessualità, affermando dunque che anche la bisessualità, invece di essere una scelta, è una insopprimibile natura dell’individuo. Ciò implica – visto che si ideologizza – che le relazioni sessuali sono al di là della volontà degli individui perché la bisessualità evidentemente comporta una scelta (ora si avrà una relazione con una persona del proprio sesso, ora con quell’altro); ma, se questa è ritenuta una cosa insopprimibile vuol dire che ogni atto sessuale è insopprimibile, il che porterebbe per esempio alla non punibilità di qualunque tipo di comportamento sessuale, dall’incesto alla pedofilia, allo stupro.

Risposta del sottosegretario di Stato per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca

Signor Presidente,

come Ministero dell’Istruzione non abbiamo ricevuto dalla Presidenza del Consiglio elementi completi ed esaustivi per una risposta integrata e coordinata, come dovere rispetto alle interpellanze nn. 104, 106 e 107 indirizzate alla Presidenza del Consiglio, trattandosi di un ente governativo che dipende dal Dipartimento per le Pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei inistri.M

Pertanto, Signor Presidente, mi limiterò a rispondere all’interpellanza indirizzata al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca n. 135, primo firmatario senatore Giovanardi.

Prima di tutto, tengo a sottolineare che il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca considera molto importante favorire in ambito scolastico l’educazione al rispetto delle diversità e al contrasto di ogni forma di violenza e discriminazione. Per quanto riguarda gli opuscoli sull’educazione alla diversità, elaborati dall’istituto Beck su incarico dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale), mi preme sottolineare ch,e nella predisposizione di tale materiale, il Ministero dell’Istruzione non è stato coinvolto, né tantomeno è stato coinvolto per le successive fasi di programmazione della relativa diffusione nelle scuole.

Premesso, dunque, che tale diffusione non vi è stata, ritengo stigmatizzabile il fatto che una qualche forma di conoscenza di tale materiale, che è stato reso disponibile nel sito dell’Istituto Beck, sia avvenuta senza che il Ministero dell’Istruzione ne venisse informato.

Replica del Senatore Malan

Signor Presidente, sono sconcertato dalla risposta del sottosegretario Toccafondi. Comprendo che il suo ruolo, purtroppo – com’è quasi sempre quello di coloro che vengono qui a rispondere agli atti di sindacati ispettivo – è di leggere ciò che è scritto altrove, ma questa è una delle tante cose che andrebbero cambiate prima ancora di cambiare verso, per evitare che, cambiando verso, si continuino a fare le stesse cose di prima, anche un po’ peggio.

Occorre evitare che il Governo diventi come uno di quegli uffici da film comico, che rinviano il cittadino a questo o a quello sportello (dallo sportello «Z» a quello «K42») per richiedere questo o quel modulo (l’«R58» piuttosto che un altro): se questo gioco viene fatto anche qui in Parlamento, è francamente sconcertante.

Il Sottosegretario all’Istruzione risponde in modo laconico – direi – sulla questione che riguarda l’istruzione, mentre non ci dice una parola su tutto il resto: non una parola sulle responsabilità che ci sono dietro, né sulle spese che ci sono state. Non ci dice se questi opuscoli siano ancora in circolazione, né se, sulla base di questi opuscoli, vengano ancora indottrinati dei bambini nelle scuole. Noi in quest’Aula – non siamo numerosi, ma direi che è normale, considerato che stiamo esaminando atti di sindacato ispettivo – sappiamo che questi opuscoli sono stati sconfessati dal Ministero: ma lo sanno gli insegnanti e tutte quelle scuole in cui spadroneggiano le associazioni LGBT, che assurgono a livello di autorità dello Stato, quasi una sorta di commissari politici? Su questo, nulla.

Ebbene, è chiaro che è come se questa risposta non ci fosse stata.

Ringrazio personalmente il Sottosegretario Toccafondi, ma è evidente che, dal punto di vista parlamentare, questa è una presa in giro del Senato.

Il Sottosegretario Toccafondi non può di certo rispondere su quanto riguarda la Presidenza del Consiglio se non gli vengono forniti elementi al riguardo, ma parliamo di questioni che vanno avanti da quattro mesi, oggetto di diverse interrogazioni e interpellanze, alla quali è stata più volte sollecitata una risposta. Se ne parla, anche se su questo c’è una censura, forse suggerita dalle stesse «linee guida» di cui stiamo parlando qui oggi; chiedo, però, davvero che questo comportamento venga censurato.

In teoria, il Governo dovrebbe rispondere a tutti gli atti di sindacato ispettivo; sappiamo che questo è fondamentalmente impossibile, per cui si tollera, ormai da decenni, che risponda solo ad alcuni; ma almeno a questi deve rispondere, soprattutto a quelli ai quali più volte è stata sollecitata una risposta.

Una risposta come quella di oggi è chiaramente una non risposta, per cui chiedo a Lei, Presidente, che venga nuovamente calendarizzato, al più presto, lo svolgimento di queste interpellanze – parlo almeno per quelle da me presentate – perché il Governo non può nascondersi dicendo che bisogna rivolgersi allo sportello accanto.

Il Governo, secondo la Costituzione – che è sempre la stessa – e secondo il Regolamento del Senato, è un organismo unitario, non una pluralità di soggetti: chi viene qui rappresenta il Governo. Se lei, Sottosegretario Toccafondi, viene qui a darci il parere su una questione che riguarda gli affari esteri o il bilancio, quello per noi è il parere del Governo; non è il suo parere personale che, per quanto autorevole, sarebbe qui irrilevante. Pertanto, il Governo non può fare questi giochini e prendersi gioco del Parlamento.

Se questa è l’Italia che cambia verso, speriamo che non cambi tanto.

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