La libertà di opinione e la libertà di parola rappresentano, nella convivenza civile, il bene supremo, che sta molto al di sopra di ogni altra istanza o necessità

Intervento in Aula per dichiarazione di voto sulla mozione concernente la condanna a morte di due giovani in Pakistan

Signor Presidente, Colleghi,

lo sconvolgente episodio del quale ci occupiamo non è purtroppo l’unico di tal genere che avviene in questi giorni. Basti pensare alle atroci immagini della mutilazione di un ragazzo diciannovenne, perpetrata su ordine di un cosiddetto tribunale islamico. Centinaia sono gli episodi simili che avvengono ogni settimana, anche se di rado le relative notizie hanno rilievo sui media. Il caso di cui stiamo parlando è, peraltro, di particolare gravità, per una serie di motivi che già sono stati evidenziati: l’applicazione della pena massima, che noi consideriamo inammissibile nel nostro ordinamento; l’età del ragazzo – quattordici anni – che dovrebbe imporre una particolare clemenza, quale che sia il reato da lui commesso; il fatto che le prove a suo carico sembrano scarse o addirittura inesistenti. Tutti questi sono fatti estremamente gravi, ma il punto che intendo sottolineare è che questo ragazzo rischia di essere ucciso per un reato di opinione – di offesa, in questo caso, al profeta Maometto.

Intendiamo qui affermare che la libertà di opinione e la libertà di parola rappresentano, nella convivenza civile, il bene supremo, che sta molto al di sopra di ogni altra istanza o necessità. Molto al di sopra dell’ordine pubblico; molto al di sopra della tutela dell’onorabilità di chicchessia; molto al di sopra della pretesa di misurare con il bilancino i minuti o i centimetri di spazio che i media dovrebbero dedicare a questa o quella opinione. La condanna a morte di Salamat Masih è l’espressione estrema di una mentalità che rifiuta un principio irrinunciabile, quello che l’unica via per risolvere o dare luogo ai contrasti di opinione è il libero confronto. Se la fiducia nelle nostre opinioni è tale da ritenerle le uniche giuste, dobbiamo confidare nel fatto che il libero confronto con le opinioni altrui farà trionfare le nostre. Ciò dovrebbe valere per le opinioni politiche e per quelle di qualunque genere, anche in materia religiosa.

Mentre ci associamo alla richiesta al Governo di attivare ogni canale possibile per salvare da una pena atroce quello che potremmo definire un bambino per la sua giovanissima età, non dobbiamo dimenticare che anche il nostro ordinamento contempla – sia pure puniti in modo infinitamente più lieve – alcuni reati di opinione; considera reato dare del ladro a chi ha rubato; considera reato dare dell’imbroglione a chi ha truffato; considera reato dare del mascalzone a un mascalzone.

Sul piano internazionale, dovremo ricordarci di tali episodi non solo in certe occasioni – come quella data dalla discussione di una mozione, alla quale mi associo a nome del Gruppo dei Federalisti e Liberal-democratici – ma anche quando si tratta di negoziare accordi commerciali che sembrano mettere i diritti civili in secondo piano, giacché sembrano contare solo la convenienza e gli affari. Dovremmo ricordare tali episodi in tutti quei momenti che ci consentono di esercitare qualche pressione e non soltanto quando, come ora, i soli interventi che possiamo porre in essere sono di tipo psicologico e morale.

Mi associo, infine, a quanto affermato dall’Onorevole Di Muccio in merito al grave pericolo che costituisce il fondamentalismo islamico – come, del resto, qualsiasi altra forma di fondamentalismo o qualsiasi tentativo di esercitare la tirannia sulle persone e sulle menti di altri uomini.

Concludo dichiarando il voto favorevole dei deputati del Gruppo Federalisti e Liberaldemocratici sulla mozione.

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