Se anche solo una piccola minoranza non è libera, nessuno può dirsi veramente libero

Intervento in Aula per dichiarazione di voto sulla regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI)

Signor Presidente,

le norme che ci apprestiamo a votare costituiscono certamente un atto dovuto, in quanto danno attuazione non solo all’articolo 8 della nostra Costituzione, ma anche alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Non si tratta di norme qualsiasi, poiché affermano e ribadiscono il principio della libertà religiosa: non quella dei battisti in particolare, ma quella di tutti. Se anche solo una piccola minoranza non è libera, infatti, nessuno può dirsi veramente libero.

È particolarmente significativo che il provvedimento riguardi le chiese battiste, le quali (lo ha ricordato molto meglio di me il collega e amico Domenico Maselli) fin dalle origini hanno sostenuto la separazione tra Stato e Chiesa e, conseguentemente, la tolleranza religiosa. Tali chiese, tra l’altro, hanno sempre avuto al loro interno un ordinamento del tutto democratico.

Vi sono altre cose da fare in questo settore, nel nostro Paese; mi riferisco, ad esempio, alla necessità di provvedere a un adempimento, analogo a quello che stiamo per compiere, con riferimento alle Chiese evangeliche luterane. Vi sono poi altri adempimenti più banali. Voglio ricordare, al riguardo, un episodio significativo. Quando ho prestato il servizio militare, la mia piastrina riportava, oltre all’indicazione del mio nome, cognome e grado, anche quella relativa alla religione cattolica, pur non avendo io mai dichiarato di praticare tale religione e pur non essendo cattolico. Confido che questi problemi marginali siano presto superati, anche grazie all’approvazione di provvedimenti come quello in esame, che segnalano a tutti gli Italiani la presenza nel Paese di minoranze religiose.

Moltissimo resta da fare nel mondo. La scorsa settimana si è parlato delle continue, gravissime violazioni dei diritti religiosi nei Paesi islamici e, sui giornali di ieri, abbiamo letto ancora una volta di quel che è successo negli ultimi trent’anni, e succede tutt’oggi, nel Tibet: non soltanto la violazione continua dei diritti di libertà religiosa, ma la persistente eliminazione dell’identità e della cultura di un Popolo antichissimo. Sia questa l’occasione per ricordare a noi stessi che, fino a quando anche le sole minoranze religiose dei Paesi islamici o il solo Popolo tibetano non saranno liberi, neanche noi potremo considerarci completamente tali.

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