La Stampa: “Nuovo Senato. Se i conti sui risparmi non tornano”

C’era da aspettarselo, ma forse non così in anticipo sui tempi. Mentre tre deputati di Sinistra Italiana lanciano una proposta  di legge per rendere pignorabili diarie e indennità dei parlamentari, abrogando una norma del 1965 e mettendosi così in sintonia con l’umore dei tempi, a quattro mesi dal referendum ecco già scodellata con tanto di numeri e dettagli una polemica sul vero risparmio per i costi della politica del nuovo Senato che uscirà dalla riforma. A testimoniare il tentativo di arginare l’argomento principe del Governo che tanta presa può avere sul fronte dell’antipolitica. Il primo tempo l’altro giorno in Aula, quando Sinistra Italiana ha chiesto conto e ragione al Governo del miliardo di risparmi sbandierato a titolo previsionale. Questione poi ripresa da un senatore solitamente molto occhiuto nei riguardi del Governo, come il forzista Lucio Malan. Che fa le pulci ai conti della Boschi che, nel question time alla Camera, citava, appunto, un minor costo di quasi mezzo miliardo di euro grazie alla sua riforma dopo il taglio di un terzo dei parlamentari eletti e pagati dallo Stato. Ecco le minute fornite invece da Malan sul suo sito web, voce per voce.

La ministra citava una riduzione del 33 per cento del costo delle indennità, con un risparmio di circa 80 milioni. Ebbene, in realtà, calcolando le tasse non riscosse, il risparmio sarebbe dimezzato, sostiene Malan. “Questo perché la sostituzione dei 315 senatori elettivi con i 100 regionali comporterebbe un risparmio netto di circa 26 milioni al netto dell’Irpef che oggi pagano sui loro emolumenti. E altri 20 milioni verrebbero dalla riduzione dei rimborsi al netto delle imposte minime che gravano sulle spese che li originano”. E poi, scrive Malan, ai 100 senatori “regionali” occorrerebbe in ogni caso pagare la diaria. Senza dire che “una parte dei rimborsi è spesa per collaboratori dei senatori, dove l’incidenza dei contributi e delle imposte è molto alta”, il che comporterebbe un mancato gettito per lo Stato.

Dunque, dagli 80 milioni vantati dal ministro si passa a 46, sostiene il senatore azzurro. Che contesta pure il risparmio citato dalla Boschi di 70 milioni sui rimborsi ai Gruppi e alle commissione, “poiché queste voci pesano oggi per 26 milioni sul bilancio del Senato. Si può ottimisticamente pensare a un risparmio del 50% dell’attuale spesa, cioè 18 milioni”.

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