Nessun prolungamento delle concessioni, ma il ricorso al mercato è quanto chiede il parlamentare di Forza Italia Lucio Malan che, per condannare senz’appello quello che sarebbe «un ulteriore favore alle società concessionarie», sciorina una sfilza di numeri: «Secondo i dati rilevati nel 2010 dall’Istituto di vigilanza sulle concessioni autostradali, poi soppresso, la manutenzione rappresentava solo il 15% di quanto incassato con i pedaggi. Visto che le infrastrutture previste non sono state realizzate – e cito, tra queste, la Asti-Cuneo, la Pedemontana di Biella, la tangenziale Est di Torino, solo per fare alcuni casi – allora i pedaggi si sarebbero dovuti ridurre dell’80%. Invece sono aumentati».
Malan pone l’accento anche e soprattutto su quella libertà concessa ai Signori delle autostrade di aumentare i pedaggi anche e ben oltre l’aumento dell’inflazione: «Se l’aumento fosse stato in linea con il tasso di inflazione, si sarebbero spesi da parte degli utenti meno di 500 milioni all’anno. Quello riservato ai concessionari è un trattamento di favore inaccettabile e che non può più essere tollerato. Se si fa il conto tra quanto incassano e quanto non hanno fatto in opere infrastrutturali, aggiungendo gli aumenti ingiustificati quando paghiamo 20 euro al casello, in realtà ne dovremmo pagare non più di tre».
