Minori stranieri: dobbiamo puntare a un’integrazione vera, che tenga conto della realtà e non parta da presupposti ideologici

È compito proprio della scuola pubblica quello di dare una base comune a tutti gli studenti, che siano italiani o di origine straniera, e ciò non si raggiunge facendo carico alla scuola italiana di mantenere agli studenti anche la cultura dalla quale provengono

Intervento in Aula nella discussione di mozioni sull’integrazione scolastica dei minori stranieri

Signor Presidente,

le mozioni presentate dai Colleghi sottolineano un aspetto sicuramente importante. Credo che nessuno possa negare ragionevolmente l’importanza – anzi, l’urgenza – del fatto decisivo rappresentato dall’integrazione degli studenti di origine straniera nelle nostre scuole. Questo è un fatto assolutamente innegabile, sul quale ci deve essere un forte impegno e non soltanto nel mondo della scuola. Sono certo che questo punto sia all’attenzione del Governo, in particolare del Ministro, per questo non credo che siano particolarmente utili – se non a livello di vita parlamentare in senso stretto – questo documenti. Il punto importante è che dobbiamo puntare a un’integrazione vera, che tenga conto della realtà e che non parta da presupposti ideologici.

L’inserimento immediato e paritario a tutti i costi di persone che vengono da altri Paesi e che, in alcuni casi, non parlano la nostra lingua va affrontato secondo le necessità che si presentano di volta in volta. Non si può certamente ritenere che, comunque, ci debbano essere dei corsi di sostegno- perché a volte arrivano nel nostro Paese persone che già parlano la nostra lingua, oppure vi giungono così presto che l’apprendimento della nostra lingua avviene quasi in contemporanea con quello dei bambini italiani. Così come non si può pensare che un ragazzo straniero, magari cinese o arabo, che parla solo la lingua della sua famiglia possa facilmente inserirsi in una scuola media superiore.

L’articolo 3 della Costituzione dice che la Repubblica rimuove gli ostacoli che impediscono la piena realizzazione della persona umana – ma in senso reale, non in senso psicologico; nel senso, cioè, che, se vi è qualche fattore che impedisce a un cittadino di ottenere la piena parità con gli altri, la Repubblica deve agire per fare in modo che tale situazione venga superata e non far finta che non esista.

Ora, io ho studiato anche all’estero, ma l’ho fatto dopo aver studiato a lungo la lingua del Paese in cui mi trovavo. Credo che, se andassi a frequentare anche soltanto le scuole medie in Cina, avrei qualche problema – pur avendo una preparazione culturale generale quantomeno discreta. Penso, allora, che non si possa affrontare un argomento come questo in modo preconcetto e obbligando a una scelta precostituita, indipendentemente dalle necessità. Occorre ricordare anche che compito proprio della scuola pubblica è quello di dare una base comune a tutti gli studenti che la frequentano, che siano italiani o di origine straniera.

Vorrei ricordare, per esempio, il fatto che – negli ultimi anni e, addirittura, negli ultimi mesi – si sono verificate due elezioni importanti: il figlio di un immigrato ungherese è diventato Presidente della Repubblica francese e il figlio di una persona che neppure prese la cittadinanza americana è diventato Presidente degli Stati Uniti. Ebbene, credo che queste persone abbiano avuto tale possibilità, per sé e anche per coloro che hanno deciso di votarli, grazie al fatto che hanno frequentato le scuole – non certo perché, ad esempio, il primo era figlio di un ungherese e allora per lui sono stati fatti dei programmi separati dove si ricordava quanto è bella la cultura ungherese e così via. Sappiamo benissimo che lo è, e credo che tutti cittadini di un Paese debbano conoscere le realtà del mondo che ci circonda; questo si è sempre studiato, anche quando l’immigrazione nel nostro Paese era praticamente nulla, ma ciò deve essere fatto per la conoscenza generale e non per sottolineare le diversità.

Credo che occorra dare una base comune, che deve essere quella di rendere la scuola un modo per salire socialmente, per inserirsi pienamente nella società; ciò non si raggiunge se l’inserimento deve essere fatto a tutti i costi e facendo carico alla scuola italiana di mantenere agli studenti anche la cultura dalla quale provengono. A questo ci penseranno loro, nella consapevolezza e nella cultura generale che dovrà loro dare la scuola.

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