Non credo esista un diritto a ottenere dallo Stato la propria morte, ma neanche che si possa dare allo Stato il potere illimitato di impedirla, a scapito della libertà individuale

La vita è un dono di cui si porta la piena responsabilità, così come della propria libertà

Intervento in Aula per dichiarazione di voto in dissenso dal Gruppo sui disegni di legge riguardanti il fine vita

Signor Presidente, Colleghi,

non voterò questo testo, benché sia frutto di un approfondito e intenso lavoro del quale ringrazio innanzitutto i componenti della commissione Sanità, a cominciare dal Presidente e dal relatore, che ringrazio anche per aver dato parere favorevole a tre miei emendamenti – uno dei quali è poi risultato bocciato per il voto determinante dell’Opposizione. Sono rammaricato di trovarmi in dissenso, un dissenso accolto con cordialità e comprensione di cui sono grato, da gran parte del mio Gruppo, senatori e senatrici che stimo e la cui colleganza e amicizia mi onora.

Eppure, con essi condivido i princìpi che oggi intendono sostenere. Anch’io ritengo sia dovere del Servizio sanitario offrire ogni opportunità per salvare una vita anche quando le speranze sono ormai prossime allo zero. Ma, proprio per questo, credo non si debba indurre i Cittadini a temere che, una volta ricoverati, siano altri e non essi stessi a disporre del loro corpo. Anch’io credo che, su questi temi, si debba limitare il più possibile l’intervento di tribunali e magistrati: per questo vorrei una legge che desse meno appiglio a cause e ricorsi. Anch’io credo che la mia vita, la vita di ognuno, sia un dono meraviglioso del Creatore; ma, appunto, un dono, che pertanto è mio e di cui porto la piena responsabilità, così come della mia libertà. Anch’io penso che non esista un diritto a ottenere dallo Stato la propria morte, ma neanche credo si possa dare allo Stato il potere illimitato di impedirla, a scapito della libertà individuale.

Spero, però, che il disegno di legge migliori nel proseguimento del suo iter, e confido comunque nel buon senso di medici e familiari che, fino ad oggi, di solito hanno saputo capire quando è il momento di ascoltare una persona che, giunta alla fine, chiede di essere lasciata andare.

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