Occorre essere uniti nel ribadire un “no” alla violenza, all’istigazione alla violenza, alla giustificazione della violenza e anche a certi modi di affrontare alcuni episodi

Intervento in Aula nella discussione sulle comunicazioni del Governo in relazione ai recenti attentati terroristici di Roma e di Viterbo

Signor Presidente, Signor Vice presidente del Consiglio, Colleghi senatori,

il Gruppo Forza Italia desidera innanzitutto manifestare la sua piena e totale solidarietà e vicinanza al Maresciallo Stefano Sindona, ai suoi familiari colpiti in questo momento da un vile attentato, all’intera Arma dei Carabinieri, a tutte le Forze dell’Ordine, al Ministero dell’Interno e a tutti coloro che combattono la criminalità e che, proprio in questi anni e in questi mesi, hanno conseguito importanti successi contro la criminalità terroristica, contro quella organizzata e contro la criminalità comune che così duramente colpisce quotidianamente i Cittadini. Come è stato già affermato, noi dobbiamo ricordare questo tutti i giorni della nostra attività legislativa e di gestione del bene comune, e non soltanto quando viene colpito qualche membro delle Forze dell’Ordine.

L’attentato di questi giorni, al pari degli altri attentati terroristici, è manifestazione di un odio cieco e vile che, come tale, è destinato alla sconfitta ma è anche suscettibile di fare ulteriori danni oltre a quelli già determinati. Compito delle forze politiche e di rappresentanza sociale è non alimentare questo odio cieco e vile. “Non alimentarlo” non significa non sviluppare la polemica nelle sedi proprie e nei modi propri; la polemica, la contrapposizione delle idee, lo scontro anche forte fra le idee e le fazioni sono salutari per la vita democratica del Paese. Ciò che va rifiutato dalle forze politiche e sociali sono le campagne di odio e di menzogna, finalizzate a suscitare l’odio contro l’avversario politico. È un elemento al quale dobbiamo prestare massima attenzione.

Il senatore Del Turco ha ricordato che le parole possono essere pietre e diventare persino pallottole, ma le parole di menzogna sono già pietre e pallottole; uccidere la verità è un passo sulla strada per uccidere le persone, un passo sulla strada per giustificare chi lo fa. La polemica contro i provvedimenti proposti dal Governo e dalla Maggioranza è molto più che legittima, in qualche caso è doverosa e rappresenta una scelta assolutamente normale da parte dell’Opposizione. Vorremmo, però, che si parlasse di quelle riforme per ciò che sono. Quando si suscita un allarme sociale, descrivendo i fatti in termini del tutto diversi da quelli che i fatti sono, si alimenta un odio sociale che non sappiamo dove potrà portare. In questo contesto di polemiche, descritto dal senatore Di Siena, è particolarmente importante riaffermare – proprio perché in presenza di polemiche – che le forze politiche sono tutte vicine e solidali fra loro su certi punti. Il più fiero avversario di ciascuno di noi è nostro fratello rispetto a chi usa la violenza per affermare le sue idee.

Guido Rossa, che è stato oggi ricordato, era non soltanto un uomo che ha combattuto il terrorismo pagando in prima persona, ma certamente era un uomo che non rifuggiva dallo scontro e dalla polemica. Egli ha dimostrato, con il suo esempio, di volere che questa polemica rimanesse sempre nell’ambito del quadro democratico, civile e di ripulsa totale della violenza. Credo che la manifestazione del 19 novembre sia una splendida occasione per riaffermare questo punto, che deve essere ribadito non soltanto in queste Aule e non solo in occasione di quella manifestazione – sia da parte di chi sarà sul palco, sia da parte di chi parteciperà nella platea. Questo punto deve essere alimentato e veicolato capillarmente attraverso tutte le articolazioni dei Partiti e delle forze sociali che agiscono nella società civile. In vista di questa manifestazione e in risposta a questi attentati vili, dobbiamo essere davvero tutti insieme e solidali. Proprio perché c’è polemica nella vita politica di ogni giorno, occorre ribadire in quell’occasione, in tutte le occasioni, un “no” alla violenza, un “no” all’istigazione alla violenza, un “no” alla giustificazione della violenza e anche un “no” a certi modi di affrontare alcuni episodi.

Il senatore Di Siena ha parlato degli episodi che sono seguiti al G8. Ricordo anche che, in troppe manifestazioni, slogan e striscioni indicavano come “assassini” i colleghi di un uomo che ha sparato per legittima difesa – come è stato stabilito dalla Magistratura. Anche queste sono parole molto pericolose.

Il “no” alla violenza deve essere “senza se e senza ma” per tutte le forze politiche.

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