Omofobia: Malan, da Milano chiarezza: obiettivo sono bambini

“Ritengo positiva la manifestazione di Milano a favore del Ddl Zan perché molti oratori, accanto alle scontate parole di odio nei confronti di chi la pensa in modo diverso (‘branco di lupi’, ‘misogini’), hanno parlato di ciò che in esso c’è davvero e di quali sono i veri obiettivi. Una giovane ha chiuso l’intervento dicendo: ‘Basta con la famiglia tradizionale: approvate subito il Ddl Zan’. La migliore è stata però Marilena Grassadonia, che ha detto chiaro: la parte più importante del testo è la giornata contro l’omolesbobitransfobia, oppure la strategia nazionale dell’Unar. ‘È importante entrare nelle scuole, fare educazione alle differenze e al rispetto, abbattere gli stereotipi di genere, è questa la vera forza’, testuale. Infatti la strategia dell’Unar, pubblicata nel sito governativo, prevede, tra molte altre cose, l’accreditamento delle associazioni LGBT nelle scuole come enti di formazione. Grassadonia ha poi detto, come molti altri, che il Ddl Zan è solo il primo passo, perché seguirà la ulteriore revisione della legge sulla fecondazione assistita per poter cancellare fin dall’inizio uno dei veri genitori del bambino, seguirà la legalizzazione della ‘Gpa’, cioè l’utero in affitto, con donne utilizzate come incubatrici, cui i bambini – considerati merce acquistabile – vengono strappati appena nati, cosa che il regolamento scritto a suo tempo da Monica Cirinnà per il Comune di Roma vieta di fare prima dei sei mesi di vita per cani e gatti, seguirà la revisione della legge 164/1982 perché la determinazione del sesso sia lasciato alla libera e mutevole scelta di ciascuno, consentendo a qualunque uomo di dichiararsi donna al fine di accedere a tutte le tutele previste. ‘Siamo solo all’inizio’, ha concluso. Ed ha perfettamente ragione, perché questi ulteriori passi sono già recepiti nella strategia dell’Unar, dove si dice chiaramente che ritenere sterili le coppie omosessuali è un pregiudizio da estirpare, che non si deve neppure parlare di adozione nel caso di utero in affitto, perché i bambini sarebbero a tutti gli effetti figli dei due uomini o delle due donne, e che tali ‘verità’ vanno inculcate fin dagli asili nido. E già l’articolo 1 del ddl Zan parla di identità di genere, cosa che dà luogo a intervenire sui bambini con farmaci per ritardare la pubertà e poi con ormoni dell’altro sesso e infine chirurgicamente. Questo è ciò che il ddl introduce, non certo la punizione delle violenze contro omosessuali e transessuali, che giustamente è già prevista oggi.”

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