OMOFOBIA. MALAN (FI): NON SI CALPESTI COSTITUZIONE E LIBERTÀ RELIGIOSA

Sono intervenuto in Aula prima del formale inizio della discussione per l’inserimento nel calendario del Ddl Zan per chiedere che si tenga nel dovuto conto la richiesta di due chiese titolari di intese previste dall’articolo 8 della Costituzione, la Chiesa Apostolica in Italia e la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, che si sono rivolte al Governo e anche al Senato perché ritengono coinvolga i loro rapporti con lo Stato, in particolare per quanto riguarda la libertà di esprimere e insegnare le loro convinzioni, nel pieno rispetto di tutti, inclusi omosessuali e transessuali. In entrambe le loro intese, stipulate nel 2007 con la firma dell’allora presidente del Consiglio Romano Prodi, e approvate con leggi votate all’unanimità nel 2012, c’è un comma che dice: ‘In occasione dei disegni di legge relativi a materie che coinvolgono rapporti della Chiesa con lo Stato, verranno promosse previamente, in conformità con l’articolo 8 della Costituzione, le intese del caso.’ A mio parere i rilievi mossi dalle due chiese sono ineccepibili, ma il punto non è questo: non si possono semplicemente ignorare le intese, che sono un presidio fondamentale alla libertà religiosa nel nostro Paese. Il Governo dovrà dirci in che modo ha affrontato la questione da parte sua, il Senato deve decidere cosa fare. È un obbligo, non una facoltà o una concessione. Se non ci sarà risposta, sarà la prova provata che per i sostenitori del Ddl Zan la libertà religiosa si può calpestare, innanzitutto la forma – rispettando le intese volute dalla Costituzione – e subito dopo la sostanza con il contenuto del ddl. Il Governo deve naturalmente una rapida risposta anche su ciò che intende fare sulla nota della Segreteria di Stato del Vaticano, che non può essere liquidata parlando di laicità dello Stato, perché la laicità non c’entra. Si tratta di libertà, incompatibile con l’imposizione di una ideologia con pene detentive.

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