PARLAMENTO, MALAN (FI): VOTO A DISTANZA? PRIMA STOP DPCM E DL OMNIBUS

“Il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà torna a parlare di voto a distanza, sia pure limitato al periodo di emergenza. Come dice oggi in un’intervista la presidente del nostro gruppo Anna Maria Bernini, tale ipotesi non può essere esclusa a priori, ma andrebbe comunque discussa e approvata solo a larghissima maggioranza. E a condizioni molto precise. Ad esempio, se si applica in periodo di emergenza, occorre che l’emergenza – a tale fine – sia proclamata a maggioranza altamente qualificata dalle Camere, e non dal Governo. E, in ogni caso, occorre riportare l’intera funzione legislativa alle regole della Costituzione: basta con i Dpcm a raffica che non rispettano neppure le condizioni incostituzionali previste dal famoso comma ‘salva Dpcm’, basta con i decreti-legge omnibus, o di cinquecento pagine, inesaminabili dal Parlamento, o di norme strutturali slegate dall’emergenza e piene di marchette, basta con il governo che non risponde alle interrogazioni, neppure quando inerenti proprio a provvedimenti d’urgenza, basta con norme introdotte con l’inganno come le modifiche al codice stradali per dare il via a monopattini e biciclette contromano e multe selvagge, basta con l’uso sistematico della fiducia. Senza queste pre-condizioni, che sono semplicemente il rispetto della Costituzione, non credo si possa introdurre nulla che sminuisca o metta in ulteriore pericolo il Parlamento, unico organo nazionale eletto dal popolo sovrano. Infine, il voto a distanza, che elimina la garanzia della segretezza, non può in ogni caso essere applicato quando è previsto il voto segreto, come nel caso di limitazioni alle libertà costituzionali.”

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