PdL Senato: “Gheddafi. Malan: Visita che completa processo di riconciliazione”

Senatore Malan, che cosa rappresenta per il nostro Paese la visita del leader libico Gheddafi?

“Questa visita completa quel processo di riconciliazione iniziato con il trattato Italia-Libia e con la visita di Berlusconi, prima a Bengasi e poi a Sirti, presso l’assemblea della grande Giamahiria libica. Questo evento serve a chiudere decenni di vicende tra Italia e Libia e, in particolare, gli strascichi dell’epoca coloniale nella quale gli Italiani hanno compiuto degli atti molto gravi, in una guerra che ha causato tra i libici 100.000 morti. Per un Paese che aveva 800.000 abitanti, si è trattato di un evento davvero drammatico, anche se noi, in Italia, non abbiamo a tutt’oggi notizie approfondite. Basti pensare che nei libri di Storia non viene mai menzionato, e un film come ‘Il leone del deserto’ non è stato mai visto in Italia”.

La visita del Premier libico nel nostro Paese è stata accompagnata da molte polemiche…

“Le polemiche sono comprensibili, perché Gheddafi è leader di un Paese che non solo non è democratico ma che, nel passat,o ha avuto legami con il terrorismo che ha riguardato anche il nostro Paese. Mi sembra che non si sentano mai proteste quando si tratta di personaggi che vengono da Paesi che oggi, e non vent’anni fa, violano i diritti umani, come la Repubblica Popolare cinese, che ha il record delle esecuzioni capitali. Credo che sia necessario capire il senso di questa visita a livello parlamentare e istituzionale. Mi riferisco alla chiusura di un capitolo importante della Storia e all’apertura di uno nuovo, nell’ambito del quale avremo collaborazioni ancora più strette sul tema dell’immigrazione, sulla costruzione di infrastrutture e sui rapporti commerciali. Per questo è doveroso trovare i mezzi giusti per esortare la Libia a fare dei passi avanti sul rispetto dei diritti umani. Ma non si può aprire questo secondo capitolo senza chiudere il primo”.

Come mai i docenti della Sapienza non hanno avuto niente da dire sulla visita del leader libico e, invece, la presenza del Santo Padre è stata addirittura annullata per le polemiche?

“Questa domanda andrebbe girata a questi docenti per i quali, evidentemente, si devono usare due metri e due misure. Il Papa non è persona meno degna di Gheddafi di essere ascoltata. Io credo che proprio in un’università sia interessante ascoltare l’uno e l’altro e che sia ancor più interessante ascoltare Joseph Ratzinger come personaggio intellettuale – tralasciando, se si vuole, quello che rappresenta dal punto di vista religioso e spirituale”.

Quali sono gli scenari politici che si prospettano per l’Africa?

“Dalle stesse parole di Gheddafi appaiono degli scenari estremamente complessi. Lui ha ricordato che in Africa vigono altre logiche rispetto a quelle che conosciamo nei Paesi democratici. Oltre a questo, c’è una continua crescita demografica estremamente preoccupante e una forte penetrazione cinese. L’Africa è un continente estremamente importante, soprattutto per noi che ci troviamo vicinissimi, per i riflessi che ha dal punto di vista politico, per l’immigrazione e per l’economia. E’ bene che anche l’Italia, nell’ambito dell’UE, si interessi all’Africa, perchè ci sono tanti interessi e perché, soprattutto, bisogna usarli per aiutare questo continente a crescere dal punto di vista economico e civile”.

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