Prostituzione: emendamento Malan alla manovra finanziaria

Potrebbe rendere allo Stato da 1 a 3 miliardi all’anno

“Dopo l’articolo 39, aggiungere il seguente:

Art. 39-bis – Delega al Governo per la disciplina e la tassazione della prostituzione

1. Il Governo è delegato ad adottare, su proposta del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali e del ministro dell’Economia, sentiti il ministro della Salute e il ministro delle Pari opportunità, nel rispetto delle competenze di Regioni e Province autonome, ed entro il 31 dicembre 2010, uno o più decreti legislativi volti alla legalizzazione e alla tassazione della prostituzione sulla base dei seguenti criteri:

  • tutela della libertà della persona che si prostituisce rispetto all’accettazione dei singoli clienti e alla possibilità di lasciare in qualsiasi momento l’attività di prostituzione;
  • controllo sanitario periodico;
  • obbligo di protezione profilattica dei rapporti;
  • esercizio della prostituzione solo in locali non aperti al pubblico, fuori dalle prossimità di scuole e locali di culto;
  • divieto per i minori dell’esercizio della prostituzione e di ingresso dei locali dove si esercita;
  • copertura previdenziale per le persone che esercitano la prostituzione;
  • tassazione dell’attività di prostituzione sulla base delle norme riguardanti le libere professioni;
  • inasprimento delle pene per tutti i reati connessi con la prostituzione, salvo quelli abrogati dalle norme introdotte con la presente delega;
  • abrogazione delle norme contrastanti con le norme introdotte”.

 

Stupito dalle critiche

Non riesco a capire il ministro delle Pari opportunità, On. Mara Carfagna, che ha definito la mia proposta “irricevibile, perché lo Stato non può sostituirsi allo sfruttatore in questo losco mercato”. La realtà è che solo facendo uscire questa attività dalla clandestinità in cui è oggi si può combattere efficacemente l’odioso fenomeno dello sfruttamento. E pagare le tasse non può essere paragonato allo sfruttamento, altrimenti tutti i lavoratori italiani sarebbero sfruttati dallo Stato, salvo proprio le prostitute.

Più comprensibile è la posizione della signora Pia Covre, presidente di una sorta di sindacato delle prostitute: in genere i sindacati sono favorevoli a far pagare le tasse soprattutto alle altre categorie e non la propria, ma se davvero lei, come dice, è a favore dei diritti civili delle prostitute, dovrebbe apprezzare la mia proposta che le farebbe entrare nella legalità.

Mi chiedo se l’Italia è così ricca da poter continuare ad esentare dalle tasse la prostituzione, che in Germania rende diversi miliardi al Fisco e – a differenza di quanto accade da noi – non occupa le strade pubbliche. Con questi soldi potremmo venire incontro a parecchie richieste che arrivano in questi giorni dalle categorie colpite dalla crisi e dalla manovra economica.

Il mio personale giudizio morale sulla prostituzione è decisamente negativo, ma tassare non vuol dire approvare, semmai il contrario. Qualche anno fa abbiamo messo una sovrattassa sul materiale pornografico: vuol dire che lo riteniamo attività meritoria? Oppure: perché lo Stato non si fa problema alcuno nel gestire casinò e un numero imbarazzante di giochi d’azzardo – dal lotto, al ‘gratta e vinci’, alle macchinette mangiasoldi… Che rovinano migliaia e migliaia di famiglie”.

Lucio Malan

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