Proteggere l’agroalimentare Made in Italy da importazioni a rischio e pratiche fraudolenti

Il caso della suinicoltura italiana: nel 2012, il 52% delle carni proveniva dalla Germania, che usa enormi quantità di antibiotici

Interrogazione al Ministro della Salute
Premesso che:

l’agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, con un contributo di 53 miliardi di euro che proviene dal settore agricolo;

in agricoltura sono presenti quasi un milione di imprese, ossia il 15 per cento del totale delle imprese italiane;

il mercato agricolo ha una rilevante importanza non solo per l’economia nazionale, ma anche per il patrimonio culturale e ambientale, se si considera la percentuale di superficie coltivata nonché l’ingente numero di lavoratori occupati nel settore;

in Italia, gli allevamenti di suini, presenti, prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Umbria e Sardegna, sono oltre 26.200 e la produzione di carni suine è stimata in 1.299.000 tonnellate all’anno;

la suinicoltura italiana occupa il settimo posto in Europa per numero di capi mediamente presenti;

sulla base dei dati elaborati dall’Associazione nazionale allevatori di suini, l’Italia nel 2012 ha importato dalla Germania il 52 per cento di suini vivi e carni suine, per un totale di 535.309 tonnellate;

la tutela dell’identità dei prodotti nazionali contro le frodi alimentari garantisce la solidità delle imprese agricole italiane;

articoli di stampa europei hanno recentemente messo in luce che l’industria della carne suina tedesca è efficiente ed è basata su prodotti a basso costo ma che dietro, questo sistema, ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche di allevamento che usano enormi quantità di antibiotici;

la libera circolazione di alimenti sicuri e sani è un aspetto fondamentale del mercato interno, ma, sempre più spesso, la salute dei consumatori e la corretta e sana alimentazione appaiono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualità nutrizionali, o addizionati, e di origine per lo più sconosciuta;

la circolazione di alimenti che evocano un’origine e una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione al patrimonio agroalimentare nazionale che, come espressione dell’identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;

l’articolo 10 della legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante “Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini”, introduce un sistema al fine di rendere accessibili a tutti gli organi di controllo e alle amministrazioni interessate le informazioni e i dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l’origine degli oli di oliva vergini, anche attraverso la creazione di collegamenti a sistemi informativi e a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda assicurare l’adozione, anche per le carni suine, di un sistema analogo a quello previsto per gli oli di oliva vergini dalla legge n. 9 del 2013, per assicurare l’accessibilità delle informazioni e dei dati sulle importazioni e sui relativi controlli, concernenti l’origine delle carni suine e promuovere, a tale scopo, la creazione di collegamenti a sistemi informativi e a banche dati elettroniche gestiti da altre autorità pubbliche;

quali iniziative intenda adottare, o abbia già adottato, al fine di rendere noti e pubblici i riferimenti delle società eventualmente coinvolte in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente o scorrette, finalizzate a immettere sui mercati finti prodotti made in Italy e i dati dei traffici illeciti accertati.

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