Quando si parla di violazione dei diritti umani, quasi ogni argomento in Birmania è presente, e in modo molto pesante

Agire per i diritti umani non è semplice altruismo per un popolo lontano: la sensibilità per i diritti umani non può essere circoscritta ai confini del nostro Paese o del nostro Continente

Intervento in Aula nella discussione di mozioni sulla situazione in Birmania

Signor Presidente,

è particolarmente significativo e importante che ci sia una concordia da parte di tutte le forze politiche rappresentate al Senato sulla questione dei diritti umani in Birmania. Le mozioni che saranno approvate, infatti, sono tranquillamente sovrapponibili l’una all’altra e non presentano differenze sostanziali.

L’argomento dei diritti umani in generale, ma in Birmania in particolare, può anche costituire una sorta di test sulla efficacia di quelle tante azioni internazionali che vengono intraprese dai singoli Stati, e anche dalle organizzazioni internazionali, per tentare di fare qualcosa e di dare un contributo alla questione dei diritti umani. È un test significativo perché in Birmania, come è stato detto molto bene da tutti coloro che hanno parlato prima di me, la violazione dei diritti umani presenta quasi i tratti di un’antologia dove c’è praticamente tutto (ci sono i bambini soldato, le torture, i prigionieri politici, le mine antiuomo). Quasi ogni argomento, tra quelli che possono essere toccati quando si parla di violazione dei diritti umani, in Birmania è presente, e in modo molto pesante.

Questo test dell’efficacia dell’azione internazionale dà dei risultati per ora assai poco incoraggianti. Purtroppo, questa Giunta di un Paese piccolo (non povero ma impoverito dalla politica scellerata di chi lo governa) continua a resistere e a portare avanti la sua politica sciagurata contro i propri cittadini ma anche contro la sicurezza internazionale. L’avvio del progetto nucleare (che è significativamente affidato alla sorveglianza del Ministero della difesa e non del Ministero dell’energia, dell’industria o delle attività produttive) è particolarmente preoccupante. Su questo punto, proprio su questo singolo punto tra i tanti casi di violazione dei diritti umani nel mondo, deve esserci un impegno molto forte.

Questo non è uno di quei Paesi con i quali intratteniamo significativi rapporti commerciali e verso i quali, perciò, può esserci spesso una certa ritrosia e una certa timidezza nel sollecitarli a rispettare i diritti umani. Io ritengo che si possa agire con maggiore decisione anche rispetto agli altri Paesi, perché la circostanza di avere una posizione forte sui diritti umani non impedisce ma, anzi, favorisce anche dei corretti rapporti di carattere commerciale. In ogni caso, per la Birmania non sussiste neanche il problema della forza economica o politica del nostro interlocutore.

È anche particolarmente opportuno che tutte le mozioni chiedano al Governo di esercitare pressioni sugli organismi internazionali ma, in particolare, sui Governi di India, Cina e Russia, che, a loro volta, avrebbero – ove volessero esercitarla – una forte capacità di influenza sulla Birmania. Bisogna farlo, bisogna chiedere a questi Paesi di impegnarsi, almeno rispetto alla Birmania, per ripristinare degli standard di vita migliori e agire concretamente. È forse più facile chiedere a questi Paesi di agire in casa altrui che in casa propria-  dove si incontrerebbero delle sensibilità, ahimé, molto forti.

Chiediamo pertanto al Governo, con la forza che verrà dal voto unanime con il quale verranno approvate queste mozioni, di agire in modo incisivo su questo punto. Rispettare i diritti umani, agire per i diritti umani non è semplice altruismo per un popolo lontano. La sensibilità per i diritti umani non può essere circoscritta ai confini del nostro Paese o del nostro Continente. Essa non può che avere un orizzonte universale e, di conseguenza, i diritti umani vanno tutelati nel nostro Paese come in tutti i Paesi del mondo.

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