Quotidiano.net: “Expo, Taiwan lasciata fuori dalla porta: la Bonino trovi una soluzione”

Appello alla Farnesina del senatore Lucio Malan: “Persino Shanghai ha ospitato un padiglione, ne va della nostra dignità”

intervista di Sandro Neri

Il caso è già sul tavolo del ministro degli Esteri italiano. Per quali motivi non è stata trovata una soluzione per assicurare la partecipazione di Taiwan all’Expo di Milano? Lo chiede ufficialmente, in un’interrogazione parlamentare indirizzata alla titolare della Farnesina, il senatore Lucio Malan, presidente del «Gruppo interparlamentare di amicizia Italia-Taiwan», che comprende 85 parlamentari di Maggioranza e Opposizione.

«Il Governo di Taipei – spiega – chiede che Taiwan possa essere presente alla kermesse del 2015, così come lo è stata – con un suo padiglione – all’Expo di Shanghai del 2010. Ma sembra che, per timore del gigante di Pechino, si rischi di lasciare fuori dall’appuntamento milanese un Paese democratico di 23 milioni d’abitanti, che ha scambi economici importanti con l’Italia e l’Europa e che la stessa Cina, dal 2008, considera in maniera diversa rispetto agli ultimi 60 anni».

Dietro l’interrogazione al ministro Emma Bonino, il sospetto che il Governo italiano non abbia preso atto del disgelo in corso tra Taipei e Pechino. «I rapporti fra Taiwan e la Cina – sottolinea Malan – negli ultimi cinque anni sono profondamente cambiati, e si stanno sviluppando nell’ambito di 19 accordi bilaterali, di un accordo quadro di cooperazione economica e con un flusso reciproco di milioni di turisti e uomini d’affari agevolato da 658 voli settimanali». Non solo. «Da anni Taiwan partecipa a pieno titolo o come “osservatore” a numerosi organismi internazionali multilaterali, e questo grazie a modalità adottate con il consenso dei Governi di Taipei e Pechino» – aggiunge Valter Zanetta, presidente dell’Associazione per le relazioni culturali ed economiche tra l’Italia e Taiwan. Il riferimento, in particolare, è all’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), all’Assemblea mondiale della Sanità (WHA) e al Comitato olimpico internazionale. «Al WTO – precisa Zanetta – Taiwan partecipa a pieno titolo, dal 2002, col nome di ‘Territorio doganale separato’. Un escamotage che è riuscito a sbloccare una situazione dopo decenni. E che, nel caso del WHA, ha permesso di aprire una breccia nella famiglia delle Nazioni Unite, terreno da sempre proibito a Taiwan».

Al comitato olimpico Taiwan figura sotto la denominazione ‘Cinesi di Taipei’. «All’Expo di Shanghai, Taipei ha potuto allestire un padiglione tutto suo, col nome di Taiwan, rispettoso dell’identità dell’isola. Per poter essere presente alla kermesse di Milano, però, Taipei avrebbe dovuto accettare la denominazione, proposta da Roma, di ‘Taiwan Corporate’ – quasi si parlasse di un’azienda e non di un Paese. Ovvio che l’offerta sia stata rispedita al mittente». «Non è possibile – insiste Malan – che il Governo italiano non trovi un nome condiviso, così come fatto in altre occasioni. Aspettiamo tutti una risposta dal Ministro: a Taipei, che deve organizzare il padiglione, ma anche a noi. Ne va della nostra dignità».

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