GOVERNO. MALAN (FI): DOPO L’ECONOMIA, SI TENTA DI DISTRUGGERE ANCHE LA FAMIGLIA

“Il Governo Letta ha già danneggiato gravemente l’economia italiana con i record di disoccupazione, di debito pubblico e aumenti di tasse. Ora Renzi deve fare il cambio di passo e allora, oltre all’economia, tenta di distruggere la famiglia con la legge sull’omofobia – che vuole togliere ai cittadini la libertà di dire che è meglio la famiglia con un pade e una madre – con il riconoscimento delle unioni gay che, se accompagnato dalla reversibilità della pensione, causerà in breve tempo l’azzeramento della reversibilità stessa perché mancheranno le risorse.

Il 23 dicembre e oggi ho presentato due interpellanze al Presidente del Consiglio per due diversi atti del Dipartimento Pari Opportunità che da lui dipendono: Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT e la Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. In entrambi si prevede l’assoggettamento – delle istituzioni, della  scuola, dei media, con accenni persino alle ‘istituzioni ecclesiastiche’ – all’ideologia ‘gender’, nata nell’ambito dell’estremismo femminista americano.

Entrambi i documenti sono stati elaborati collaborando esclusivamente con le associazioni gay, lesbiche eccetera, ignorando del tutto le associazioni delle famiglie e dei docenti e azzerando il diritto dei genitori alla «corresponsabilità educativa» previsto dalle “Linee di indirizzo sulla partecipazione dei genitori e corresponsabilità educativa” diramate dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca il 22 novembre 2012. I documenti del Ministero vanno contro le leggi vigenti e la Costituzione, introducendo il concetto di ‘famiglia gay’ e ‘utero in affitto’, e manifestano una foga ideologica che non si vedeva più dalle follie del ’68 – arrivando, ad esempio, a pretendere che non si parli neppure di figli adottati  per i gay per non avvalorare “il pregiudizio secondo il quale la coppia omosessuale è sterile”.

Tutti d’accordo contro violenze e soprusi sui gay, ma il fanatismo ideologico anti-famiglia come obbligo nelle scuole e sui media è inaccettabile. Mi chiedo come facciano persone di centrodestra a far parte di una simile Maggioranza, che oggi ha l’arroganza di dire che le unioni gay sono nel patto di coalizione senza neppure aver consultato il NCD”.

Interpellanza

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Premesso che:

l’11 dicembre il Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato le “Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT”, che il 19 dicembre il viceministro del Lavoro e politiche sociali con delega alle Pari opportunità, Maria Cecilia Guerra ha difeso in un comunicato stampa;

tali linee guida:

– esprimono la totale adesione all’ideologia “gender”, ovvero alle ideologie “lgbt” (o anche “lgbtiq” precisa), espressione che peraltro ammonisce ad usare, e pretende che a tale ideologia si conformino tutti “gli enti pubblici a ogni livello” che devono “astenersi da dichiarazioni, in particolare dinanzi ai mass media, che possano ragionevolmente essere interpretate come suscettibili di legittimare atteggiamenti di odio o discriminatori”; per chiarire che non si tratta di ipotesi astratte, specifica che “[g]li incitamenti all’odio e alla discriminazione occupano ancora uno spazio rilevante nelle dichiarazioni provenienti da autorità pubbliche e rappresentanti delle istituzioni politiche ed ecclesiastiche e sono veicolate costantemente dai media italiani”, e che occorre invece adoperare “concetti e linguaggi appropriati”; l’intento è dunque modificare il modo di esprimersi non solo di enti e istituzioni pubbliche, ma anche dei media e persino delle istituzioni ecclesiastiche, la cui autonomia e libertà d’espressione è sancita dagli articoli 7 e 8 della Costituzione, oltre che dall’articolo 21;

– precisano nel dettaglio tutti i dogmi dell’ideologia gender, che – ben al di là di qualunque evidenza scientifica – teorizza la totale separazione del sesso dall’orientamento sessuale, nel senso che essere di sesso maschile e provare attrazione verso le donne è mera coincidenza: “[c]’è l’abitudine diffusa a pensare che, per esempio, ai cromosomi XY corrisponda il sentimento di appartenenza al genere maschile… e un orientamento eterosessuale… ma è solo una delle possibilità”;

– stigmatizzano l’espressione “preferenza sessuale”, in quanto “sottintende l’idea che l’essere gay o lesbica o bisessuale sia una scelta”, cosa che l’ideologia “gender” delle linee guida rifiuta dogmaticamente, pur classificando la bisessualità come “orientamento sessuale”, dunque del tutto indipendente da “scelte”, implicando logicamente che per loro l’intraprendere ogni singola relazione non implica alcun tipo di scelta consapevole ma una sorta di pulsione insopprimibile; teoria che – per il principio di non discriminazione – andrebbe applicata a tutti, definendo qualsiasi tipo di rapporto sessuale come indipendente dalla volontà, con la conseguenza che nessuno andrebbe mai punito, né per incesto, né per pedofilia, né penalizzato in caso di adulterio;

– pretendono che l’orientamento omosessuale non sia menzionato, neppure in modo del tutto neutro, nelle notizie giornalistiche, ma poi condanna espressioni come “amico vicinissimo, la persona che gli è stata più vicina”, perché nasconderebbero legami omosessuali;

– scoraggiano l’uso dell’espressione “donna gay”, pretendendo la parola “lesbica”, che peraltro è uno stereotipo geografico legato a un’isola greca le cui abitanti avrebbero diritto ad essere considerate potenzialmente eterosessuali, almeno come “una delle possibilità”; paradossalmente condanna anche l’aggettivo “saffico”, che pure ha l’identica etimologia salvo riferirsi alla persona specifica, senza pregiudizio geografico verso tutte le sue con-isolane; insomma, nella sua foga manichea afferma che l’aggettivo legato alla grande poetessa è male, mentre quello legato all’isola dove ella viveva è –chissà perché – buono; la moralistica e poco convincente spiegazione è che “saffico” “richiama atmosfere lascive e seducenti adatte a stuzzicare anche il lettore maschio”, insomma, una motivazione antimaschile;

– definiscono “discriminazione maschilista” il fatto che per le donne omosessuali non ci siano insulti o parole specificamente dispregiative, sul modello di “frocio”;

– impone di definire la persona transessuale con apparenza femminile “la trans” e non “il trans”;

– evidenziano anche un altro aspetto del tutto ideologico e ascientifico, e alla fine discriminatorio: la descrizione di un percorso dal comportamento eterosessuale a quello omosessuale come totalmente e incondizionatamente positivo, “prendere coscienza della propria omosessualità, accettarla e iniziare a vivere delle relazioni e dichiararsi all’esterno”, mentre l’ipotesi inversa è presentata come immancabilmente manipolativa che “può causare gravi conseguenze sul piano psichico”; da queste stesse parole emerge anche un altro stereotipo, poiché danno per scontato che la vita sessuale delle persone sia fatta di molteplici “relazioni”, escludono comportamenti realmente monogamici che consisterebbero nello “iniziare a vivere una relazione“;

– non mancano di stabilire con certezza la positività del rivelare apertamente la propria omosessualità;

– ricordano che “[i]l matrimonio non esiste in natura. Mentre in natura esiste l’omosessualità”;

– pretendono inoltre l’applicazione delle norme contenute nel progetto di legge sull’omofobia, ben lontano dal diventare legge, dando peraltro una propria interpretazione, assai estensiva e dunque repressiva del concetto di “omofobia” e “transfobia”, cosa che il testo licenziato dalla Camera non fa;

– si spingono ad affermare che coloro che non si conformano alle suddette ideologie lo fanno per “rassicurazione rispetto alla propria sessualità”, affermazione chiaramente sessista e discriminatoria;

– condannano persino il fatto di “rimandare al sesso” quando ci si occupa di omosessualità, che non si capisce a cos’altro possa riferirsi;

– condannano anche per l’uso di immagini dei “gay pride” per illustrare servizi giornalistici sui cosiddetti “diritti”, poiché questo “mette in secondo piano il tema dei diritti”, annotazione che non ha nulla a che fare con l’intento dichiarato del documento, evitare le offese, bensì è proprio di un vero e proprio manuale di propaganda;

– arrivano a ricordare, per quanto riguarda le manifestazioni delle “famiglie omogenitoriali”, che rendere irriconoscibili nelle immagini diffuse i volti dei minori non è un obbligo assoluto se il contesto è positivo, mostrando una volta ancora un pregiudizio pro omosessuali;

– poiché le condanne e le affermazioni ideologiche non parevano ancora sufficienti, bollano come “tic omofobici” una serie di comportamenti dell’informazione, come il fatto di preferire giornalisticamente come “esperti” di omosessualità persone non omosessuali, non consultare abbastanza per le comunicazioni giornalistiche “le associazioni”, consultare psicologi o psicanalisti per “depoliticizzare le questioni inerenti i diritti LGBT”, e arriva anche a condannare il fatto che sui cosiddetti diritti lgbt, “giornali e televisioni istituiscano un contraddittorio” per “dare voce anche a chi è contrario. Questo non è affatto ovvio”, poiché si tratta di “una scelta di valore”, che, secondo gli estensori del documento, deve essere evidentemente fatta solo da chi la pensa come loro e non attraverso un libero dibattito; poche pagine più in là raccomanda però ai giornalisti di “avere una lista di risorse informative a livello nazionale e locale – esperti di tematiche LGBT, rappresentanti di associazioni e coordinamenti – da utilizzare per avere in tempi rapidi dichiarazioni che permettano una composizione bilanciata nel servizio”, quando si riportino dichiarazioni di segno contrario: un macroscopico caso di due pesi e due misure;

il documento diventa ulteriormente ideologico quando si passa alla questione “famiglia”, espressione che esso senza esitazione riconosce anche alle coppie omosessuali, dimenticando l’articolo 29 della Costituzione e la sentenza della Corte Costituzionale la quale ha precisato ulteriormente che tale articolo si riferisce a legami tra un uomo e una donna, attacca chi è contrario al riconoscimento delle coppie omosessuali anche con il matrimonio con argomentazioni speciose, oltre che contrarie alla Costituzione; pretende innanzitutto che la contrarietà derivi da tre punti: tradizione, natura, procreazione, per poi smontarli uno per uno, poiché anche le “coppie miste” (non si sa “miste” in che senso, se di religione, di etnia o cos’altro) non sarebbero tradizionali, anche le coppie con grande differenza di età sarebbero “innaturali” e, quanto alla procreazione, cita documenti di istituzioni europee che sanciscono il “diritto delle persone omosessuali ad avere una famiglia”, implicando dunque che anche l’adozione per le coppie omosessuali sia dogmaticamente obbligatorio benché vietato dalla legge italiana;

condanna inoltre l’uso dell’espressione “famiglia gay” o “famiglia omosessuale”, ammettendo al più “famiglia omogenitoriale”, con preferenza a chiamarle “famiglie” e basta, e condanna anche “famiglia tradizionale”, in nome del fatto che ce ne sono ormai molte monogenitoriali, divorziate o “ricostruite”, come se questi ultimi fenomeni fossero novità storiche;

condanna altresì l’espressione “matrimoni gay”, poiché si tratta di “matrimonio” e basta, “[c]osì come è inappropriato denominare il matrimonio tra due anziani matrimonio di anziani”, non facendo alcuna distinzione tra ciò che la legge e la Costituzione consentono o non consentono;

boccia anche come “luogo comune” la convinzione che “un bambino ha bisogno di una figura maschile e di una femminile”, anche qui non facendo alcun conto di ciò che dice la legge, e non tollera neppure l’espressione “adozione” in caso di maternità surrogata, espressione “che nasce dal pregiudizio” secondo il quale la coppia omosessuale è “sterile”, non facendo alcun caso al fatto che tale pratica è proibita dalla legge;

per sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri condivide quanto ha diffuso il dipartimento che a lui fa capo, in particolare se concordi con il proposito di conformare a una ideologia, attraverso l’azione di un ente governativo, il modo di comunicare non solo di enti e istituzioni pubbliche, ma anche dei media e persino delle istituzioni ecclesiastiche;

come giudichi la diffusione, a nome della Presidenza del Consiglio, di un documento che antepone le ideologie di chi l’ha redatto alle leggi e alla Costituzione e che si configura come vera e propria propaganda e manuale di propaganda per determinate istanze e concezioni della famiglia e della società, del tutto in contrasto con altre, ampiamente presenti e forse maggioritarie nella nostra società;

come giudichi il fatto che la “Strategia nazionale LGBT 2013-2015” della Presidenza del Consiglio, da quanto si evince dal documento stesso, sia stata elaborata consultando unicamente associazioni ‘lgbt’, peraltro in gran parte schieratissime con una certa parte politica, e non ad esempio le associazioni delle famiglie;

se non ritenga opportuno disporre il ritiro delle “Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT” lasciando che la propaganda di parte venga svolta dalle associazioni di parte.

 

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