Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per le pari opportunità e la famiglia. –
Premesso che:
in quasi tutti gli sport donne e uomini gareggiano da sempre separatamente, a tutela delle donne, poiché il corpo maschile tende ad avere vantaggi tecnici dovuti alla maggiore statura, a polmoni e cuore più grandi, al maggiore massimo consumo di ossigeno per contrazione muscolare, a tendini più forti, e molto altro; tali vantaggi si strutturano soprattutto con la pubertà e restano permanenti; ciò non toglie, ovviamente, che le donne siano capaci di straordinarie imprese atletiche e che le più forti sono in grado di battere la grande maggioranza di colleghi uomini, cosa che rende lo sport femminile altrettanto e a volte più interessante di quello maschile;
sempre più lo sport è per molti, uomini e donne, quando raggiungono l’eccellenza, anche una professione, a volte molto redditizia, è una ragione per la quale si viene ammessi a forze armate e forze di polizia, è un titolo per ottenere borse di studio; ed è proprio ai massimi livelli che gli uomini superano regolarmente le donne, per le ragioni dette;
nel passato alcune atlete furono sospettate di essere in realtà maschi o di assumere ormoni maschili, come le sorelle sovietiche Tamara e Irina Press, cinque medaglie d’oro olimpiche, cinque alle universiadi, quattro titoli europei nel getto del peso, nel lancio del disco, nel pentathlon e negli 80 metri a ostacoli tra il 1958 e il 1966, anno in cui il Comitato olimpico internazionale decise di introdurre un test per verificare il sesso reale; l’anno dopo le due si ritirarono dalle gare, all’età di 30 e 28 anni, asseritamente per protesta;
oggi invece le linee guida stilate dal Comitato olimpico internazionale prevedono come unico criterio l’autoidentificazione con l'”identità di genere femminile” e l’abbassamento del livello di testosterone ottenuto con trattamenti farmaceutici non esenti da pericoli per la salute; sono così sempre più numerosi i casi di persone nate maschi, con le relative strutture scheletriche e muscolari, che vincono gare femminili;
anche in Italia vi sono casi simili tra coloro che gareggiano per la qualificazione alle olimpiadi o le paralimpiadi di quest’anno, come Valentina Petrillo, 1,82 di statura, 81 chilogrammi di peso, già nota come Fabrizio, come tale sposato quattro anni fa con una donna da cui ha avuto un figlio, vincitore di undici titoli maschili di categoria paralimpica tra il 2016 e il 2018; nel settembre scorso Valentina Petrillo ha vinto 100, 200 e 400 metri femminili ai campionati italiani;
24 atlete, guidate dall’avvocato e campionessa italiana di atletica Mariuccia Fausta Quilleri, hanno sottoscritto una petizione per chiedere che atleti transgender nati uomini vengano ammessi alle gare femminili esclusivamente fuori concorso; le atlete sostengono la mancanza di basi scientifiche e la non valenza giuridica delle linee guida del CIO; quanto all’infondatezza scientifica la petizione cita numerosi studi, e in particolare quello della dottoressa Emma Hilton e del dottor Tommy Lundberg pubblicato su “Sports Medicine” dal titolo “Transgender women in the female category of sport: perspectives on testosterone suppression and performance advantage”, in cui si dimostra che la riduzione del livello del testosterone non compensa il vantaggio che generalmente hanno i corpi maschili; tra le atlete che hanno firmato la petizione ci sono anche Cristina Sanulli e Denise Neumann, che gareggiarono con Petrillo ai campionati italiani master del 2020 e che alla giornalista che le intervistò dissero che sentivano di “non aver gareggiato alla pari”;
la petizione afferma inoltre che l’ammissione dei corpi maschili nelle gare femminili costituisce una violazione del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, che obbliga al rispetto assoluto, inderogabile e indispensabile dell’individualità fisica femminile ed è stata inviata il 3 maggio al presidente della Federazione italiana di atletica leggera Stefano Mei, al Ministro per le pari opportunità e al sottosegretario di Stato con delega allo sport, Valentina Vezzali,
si chiede di sapere:
quali azioni il Governo intenda intraprendere a tutela delle atlete nate donne rispetto all’accesso alle gare femminili di persone con cromosomi, struttura fisica, nascita e crescita maschili;
se non ritenga che lo stesso criterio usato per l’accesso alle competizioni sportive femminili debba essere applicato ai parametri fisici per l’ammissione a determinati settori della pubblica amministrazione o per l’accesso a benefici riservati alle donne;
se ritenga che la fattiva opposizione all’ammissione di persone “transgender” alle gare sportive femminili sia una discriminazione fondata sull’identità di genere.
