Tutela dei Cittadini dalle telefonate indesiderate di promozione commerciale

L’Aula approva l’emendamento 20.0.500 a firma Malan, che fornisce la possibilità di iscriversi a un Registro per avere l’assoluta garanzia di non ricevere più le telefonate, attualmente autorizzate spesso in modo inconsapevole o addirittura col meccanismo del silenzio-assenso

Intervento in Aula nella discussione del disegno di legge per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di Giustizia delle Comunità europee

Signor Presidente,

intervengo per ribadire – credo per la quarta volta nel corso della discussione di questo provvedimento – che non si tratta qui di difendere coloro che vogliono molestare i cittadini nella loro privacy.

In questo emendamento si parla di un sistema in vigore in molti Paesi e mi permetto di dire al senatore Bianco, nei cui confronti ricambio la stima, che una cosa è il sistema di opt-in e opt-out per il trapianto di organi, ben altra cosa, invece, è questa. E ciò non soltanto per la portata della questione, ma anche per il fatto che, quando un cittadino riceve telefonate indesiderate di questo tipo, alla prima manifesterà solo disappunto, alla seconda si arrabbierà, alla terza o alla quarta si ricorderà – perché la cosa verrà resa pubblica – che esiste la possibilità di iscriversi a un Registro con la sicurezza che, a seguito di quell’iscrizione, quelle chiamate nei suoi confronti non potranno più essere effettuate.

Il nome di molti cittadini (e anche di molti di noi), senza che ne siano a conoscenza, è proprietà di qualcuno – lo ripeto – che ha acquisito a suo tempo il diritto a chiamarli sulla base del silenzio-assenso, per cui non possiamo certamente descrivere la situazione odierna come ideale e quella futura come infernale. Certo, c’è il famoso emendamento introdotto nel decreto cosiddetto milleproroghe, ma oggi la situazione è tale per cui si può lecitamente essere chiamati senza ricordare quando è stato dato l’assenso. Può darsi, infatti, che il consenso sia stato dato, ad esempio, all’epoca in cui era sufficiente il silenzio-assenso – e sappiamo benissimo che sulla base di questo, proprio per il principio di cui parlava il senatore Bianco, sono state costruite banche dati di milioni di nomi; oppure può darsi che si sia dato il proprio consenso nel momento in cui si è firmato qualcosa. Pensiamo al caso in cui si sottoscrive l’abbonamento a una rivista: la prima firma è per la richiesta di abbonamento, la seconda per autorizzare la casa editrice a trattare il proprio nome e il proprio indirizzo per l’invio della rivista, dopo di che, a volte, c’è una terza firma: chi di noi va a leggere le clausole scritte in carattere con dimensione “quattro”? Spesso però, proprio quella terza firma, che ci viene di solito detto riguardare la privacy, è in verità un’autorizzazione a trattare i nostri dati per fare promozioni commerciali che non hanno solitamente nulla a che vedere con l’oggetto di cui stiamo trattando.

Vorrei ribadire, dunque, che quello proposto con l’emendamento 20.0.500 è un sistema in vigore in molti Paesi, che hanno un’esperienza molto più ampia della nostra, sia nel campo della promozione telefonica della vendita e della commercializzazione di prodotti, sia in quello della tutela della privacy. In quei Paesi il sistema funziona: penso, ad esempio, al caso della Gran Bretagna, dove quella lista esiste e viene denominata Robinson List, alludendo a Robinson Crusoe, che se ne stava sulla sua isola – lui involontariamente, ma chi si iscrive a quella lista volontariamente – per non essere disturbato. Credo che questa possibilità dovrebbe essere garantita. Naturalmente, ogni sistema avrà le sue falle, ma quelle del sistema attuale sono molto chiare, con milioni di nomi in possesso di chi può chiamare le persone senza che esse si siano rese conto di aver dato il loro assenso; spesso ciò accade perché, a suo tempo, non hanno chiesto di essere tolte da certi elenchi e, di conseguenza, si ritrovano inserite negli stessi.

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