Un “grazie” ai senatori delle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio, per un lavoro impegnativo e intenso che aiuterà il nostro Paese

Tra i risultati certamente positivi, l’approvazione della collocazione dell’Autorità dei Trasporti a Torino

Intervento in Aula nella discussione sul decreto-legge per il rilancio dell’economia

Signor Presidente,

questo provvedimento contiene una serie di interventi. È indubbiamente anche enciclopedico, come è stato definito da qualche Collega. Tuttavia, è meglio un’ottantina di interventi – magari non decisivi ciascuno di per sé e non epocali (di quelli che legheranno il cognome del proponente a una norma) – che però vengono fatti, messi in atto e sono utili, piuttosto che le grandi riforme di decine e decine di articoli su qualche settore, che, il più delle volte, non raggiungono il traguardo dell’approvazione e, poi, a volte, cambiano tutto per non cambiare nulla – come disse un grande della nostra letteratura.

Pertanto, questo è un provvedimento che – credo – aiuterà il nostro Paese. È stato modificato in modo importante dalla Camera dei Deputati ed è stato modificato anche dal Senato in Commissione, con una serie di modifiche opportune. Faccio alcuni esempi: il taglio agli stipendi ai manager delle partecipate dello Stato, con il quale si è fatto partecipare questa categoria di persone – indubbiamente di valore, ma anche di altissimo costo per il Paese – ai sacrifici che vengono fatti fare un po’ a tutto il Paese, in particolare a coloro che dipendono dallo Stato, con delle eccezioni che però vedremo.

È stato poi molto importante che si sia posto rimedio ad alcuni errori fatti nel passato: la famigerata gabella sulle imbarcazioni da diporto, che ha ottenuto a suo tempo il bell’effetto di ridurre enormemente il gettito delle imposte e distruggere un settore, con grande danno per l’occupazione e per tutto ciò che sta intorno alle imbarcazioni da diporto, alla loro vendita, manutenzione e riparazione.

In particolare, c’è una serie di provvedimenti che introducono una semplificazione; alcuni sono davvero di forte semplificazione; in altri la semplificazione è soprattutto contenuta nel titolo e non è così decisiva come si potrebbe sperare, ma questo è un settore su cui è importantissimo andare avanti. Non è facile andare avanti in questo settore, nonostante sia una cosa palesemente positiva per il Paese, per le imprese e per la vita di ciascun Cittadino e sia a costo zero; anzi, spesso la semplificazione comporta un minore lavoro da parte della Pubblica Amministrazione. Pertanto, è sempre difficile capire perché non si interviene più a fondo. La ragione naturalmente c’è: c’è una fortissima resistenza da parte della burocrazia – non intesa in senso astratto (le cose astratte o materiali non hanno volontà propria) ma come ceto dirigenziale e funzionariale, in cui ci sono grandissime professionalità ma dove, quasi per natura, c’è una grossa resistenza nei confronti del cambiamento. In particolare, dell’abolizione delle procedure inutili che, però, danno il potere a qualche oscuro funzionario – a volte neanche tanto oscuro e spesso molto ben pagato – di apporre un timbro, una firma, una bolla, una ceralacca senza la quale un’azienda non parte o non si può ampliare oppure un privato non può lavorare. Da questo piccolo potere, questi soggetti possono dunque trarre soddisfazione personale oppure una collocazione migliore nell’ambito delle varie gerarchie nelle quali si strutturano queste funzioni; a volte, c’è persino la tentazione di cedere alla corruzione. Quest’ultima si combatte soprattutto riducendo le occasioni, specialmente per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, di esercitare un potere arbitrario che, a volte, si esercita addirittura in modo radicale negando un certo permesso a chi ne avrebbe diritto – o viceversa – o, ancora, quando le norme e la decenza sono tali da rendere impossibile la negazione di un’autorizzazione, facendo aspettare quattro settimane, quattro mesi o quattro anni prima di concederla. Nel frattempo, l’azienda non parte, i posti di lavoro non ci sono e l’azienda per un po’ pazienta e poi rinuncia, oppure va all’estero, oppure chiude perché l’iniziativa, non essendo stata messa in atto, non è più competitiva. In questo è stato molto importante evitare la follia di aggravare ulteriormente i documenti necessari: mi riferisco al documento unico di regolarità contributiva (DURC), e al documento unico di regolarità tributaria (DURT), che già di per sé fanno specie. Sappiamo, infatti, quanto difficile sia di questi tempi per un’azienda ottenere un pagamento; sarebbe quindi impossibile per un’azienda che deve pagarne un’altra assolvere a tutta una serie di adempimenti che dovrebbero toccare a chi accerta l’evasione fiscale e contributiva, non certo a un privato che dovrebbe occuparsi di lavorare, fare profitto e pagare i suoi fornitori. Addirittura c’era chi – e meno male che dovrebbe rappresentare il cambiamento per il nostro Paese – proponeva un aggravamento ulteriore, che avrebbe causato ulteriore disoccupazione e difficoltà per chi riesce in qualche modo a continuare a lavorare. Dobbiamo davvero continuare su questa strada delle cose di buonsenso ma, accanto al buonsenso, la situazione del Paese è tale che ci chiede coraggio e determinazione, e su questa strada bisognerà andare avanti nel futuro. Ci vogliono un Fisco meno esoso e meno assillante, una burocrazia più collaborativa e meno nemica del Cittadino e dell’impresa, una Giustizia anch’essa affidabile sia nei tempi che nei responsi, e non una che dà a situazioni identiche giudizi opposti – cosa che rende totalmente aleatorio qualsiasi affidamento che si può fare su di essa – al fine di ricreare davvero nell’Italia un ambiente dove si possa fare impresa, lavorare, produrre, creare lavoro e avere buona coscienza che, se non si è fatto nulla di male, non si rischia il carcere o multe multimilionarie.

Infine, desidero fare un paio di notazioni. È stato approvato un ordine del giorno per chiedere al Governo di agire finalmente nell’ambito della geografia giudiziaria; da molti mesi lo si chiede al Governo. Il Ministero della Giustizia, in particolare, risponde positivamente sul fatto di fare un decreto correttivo. Alcuni aspetti della riforma della geografia giudiziaria, che noi sosteniamo fin dall’inizio, sono stati attuati dal Governo precedente ma in modo totalmente inadeguato e dannoso, sia per il funzionamento della Giustizia che per i territori. Dal momento che era stato espresso un parere già nella scorsa legislatura, una forte pressione è stata esercitata anche in quella attuale e il Governo accoglie gli ordini del giorno e afferma che può fare il decreto, il Ministro della Giustizia – al quale, peraltro, auguro una pronta guarigione dall’incidente che ha subito – e in particolare la struttura che gli sta intorno si devono dare da fare ed emanare questo benedetto decreto; in caso contrario, si potrebbe nutrire il forte sospetto che si voglia il fatto compiuto: arrivare alla data del 13 settembre, non fare nulla, e dire poi: «Peccato, volevamo fare tante belle cose…». No, non è peccato, bisogna farlo ora questo decreto; non si può più aspettare.

Infine, da piemontese, annoto con soddisfazione il fatto che le Commissioni abbiano approvato la collocazione della sede dell’Autorità dei trasporti nella città di Torino: si tratta sicuramente di una Città che con i trasporti ha fatto la Storia del nostro Paese. È una collocazione che non dovrà in alcun modo comportare nuovi costi – come la Commissione Bilancio ha, d’altronde, ritenuto – nell’ambito del decentramento e della parziale riparazione nei confronti di una importante Regione, il Piemonte, che tanto ha patito nella ripartizione dei flussi finanziari che le dovevano arrivare.

Concludo l’intervento ringraziando i membri delle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio – e in particolare i relatori – per il lavoro svolto, che è stato molto impegnativo e intenso e ha dato risultati certamente positivi.

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