Vogliamo una RAI veramente al servizio dei Cittadini e non dei Partiti, dei loro spazi di potere, amici e clientele

Intervento in Aula per dichiarazione di voto su un articolo aggiuntivo al disegno di legge di riordino del Consiglio di Amministrazione della RAI-TV SpA

Presidente,

l’articolo aggiuntivo Taradash 1.01509 è stato presentato da un gruppo di deputati, tra i quali vi sono anch’io, senz’altro allo scopo ironico di sottolineare certe storture del passato nella gestione del servizio radiotelevisivo pubblico.

L’articolo aggiuntivo rileva, infatti, che il Consiglio di Amministrazione della RAI dovrebbe essere composto per almeno un sesto da persone che abbiano ricoperto cariche di Governo. È ovvio che nessuno dei firmatari desidera che ciò avvenga, ma è anche ovvio che questo è esattamente quello che è accaduto: il servizio radiotelevisivo è stato usato come scialuppa di salvataggio per personaggi che, effettivamente, hanno ricoperto cariche di Governo.

Noi riteniamo, invece, che chi ricopre cariche di Governo debba essere responsabile dell’attività compiuta in qualità di Ministro o di sottosegretario e che la sua responsabilità venga posta al vaglio degli elettori. Non necessariamente chi ha ricoperto cariche di Governo deve essere stato eletto dal Popolo, ma deve essere stato nominato da una persona eletta dal Popolo e non scelta da persone che, a loro volta, non sono state elette dal Popolo.

È dunque chiaro l’intento ironico dell’articolo aggiuntivo che dovremo votare. Personalmente, voterò contro – e ritengo di interpretare anche la volontà degli altri deputati del Gruppo Federalisti e Liberal-democratici. La prassi secondo la quale le cariche di Governo vengono intese come l’accesso a ulteriori incarichi nel prosieguo dell’attività politica non è da noi condivisa. Noi riteniamo che l’attività politica debba essere un servizio svolto al Paese; un servizio che deve essere valutato in sé e non come accesso ad altri incarichi e altri privilegi. Al consiglio di amministrazione della RAI devono accedere persone che abbiano una specifica competenza sulla materia e che, possibilmente, siano al di sopra delle parti.

La richiesta fondamentale che noi formuliamo in riferimento al servizio radiotelevisivo pubblico riguarda il rispetto dell’esito referendario, dal quale è risultato che il 55 per cento dei votanti si è espresso per la privatizzazione almeno parziale della RAI. Riteniamo che un servizio televisivo pubblico debba esistere; tuttavia, esso dovrebbe svolgere una maggiore informazione e consentire l’accesso alla molteplicità delle idee politiche, delle correnti culturali, delle correnti di pensiero – cioè alla ricchezza che, da questo punto di vista, esprime il nostro Paese. Inoltre il servizio televisivo pubblico dovrebbe dedicare molto meno spazio all’intrattenimento e alla propaganda mascherata, lasciando che altri enti – soprattutto nel settore privato – si occupino di tali ambiti. A nostro parere, poi, occorre aumentare lo spazio che il servizio televisivo pubblico dedica alla cultura.

Aggiungo che, quando ci si richiama alle esperienze straniere, si dimentica di rilevare che, nella maggior parte dei Paesi esteri, il servizio radiotelevisivo pubblico non ha pubblicità e, almeno formalmente, garantisce l’imparzialità dell’informazione politica e non già la lottizzazione (cioè una rete a questa forza e una a quest’altra forza politica). In tali Paesi, spesso l’unica differenza che il Cittadino percepisce tra servizio televisivo pubblico e privato consiste nel fatto che in quello pubblico non vi è, appunto, pubblicità – mentre, in quello privato, sì. Purtroppo, in Italia, l’unica differenza immediata che il Cittadino coglie è che per il servizio televisivo pubblico si paga il canone mentre, per quello privato, no.

Ho cercato di esporre quelli che sono gli elementi fondamentali della nostra discussione. Noi vogliamo un servizio pubblico veramente al servizio dei Cittadini e non al servizio dei Partiti, che hanno lottizzato e vogliono continuare a farlo, per potersi ritagliare spazi di potere e per trovare posti da assegnare a personaggi non più presentabili nel campo propriamente politico, agli amici e alle clientele.

La Camera respinge.

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