Vogliamo verità, non propaganda e finte riaperture

Signor Presidente, il decreto-legge in discussione ci arriva con una procedura che, benché oramai consueta, non la rende meno inaccettabile. La Costituzione prevede l’esame da parte di entrambe le Camere, ma ora si è scoperto che è impossibile, mentre fino a un paio di anni fa era possibile. Lo si faceva sempre: durante la prima repubblica e durante la seconda repubblica, la stragrande maggioranza dei decreti-legge veniva esaminata realmente da entrambe le Camere, quasi sempre senza fiducia. Ora invece è chiaro che una seconda reale lettura è impossibile perché la Camera ha tenuto questo decreto-legge per cinquanta dei sessanta giorni entro i quali va convertito in legge, per cui si arriva qui e non si può più dire nulla. Il bicameralismo, che è scritto nella Costituzione e che è stato confermato da un referendum, viene calpestato. Può succedere qualche volta: nel grande momento dell’emergenza, nella primavera 2020, ci poteva essere anche questa ragione, ma il fatto che questa prassi sia invalsa per tutti gli argomenti è veramente inaccettabile.

C’eravamo tutti quando il neo rieletto presidente Mattarella disse, nel suo discorso di insediamento, che va evitata la compressione delle prerogative del Parlamento, quindi della Camera e del Senato, e che vanno valorizzate. Tutti abbiamo applaudito, ma poi tra coloro che applaudono ci sono coloro che continuano a promuovere questo inaccettabile modo di procedere che va contro la Costituzione.

Venendo al merito, ci troviamo a discutere, ormai al 17 maggio, di termini scaduti o ripristinati il 30 aprile, per cui ci troviamo a fare un lavoro sul passato. Ma chi veramente ha la testa rivolta al passato è il Governo, che continua a stabilire restrizioni che sono pressoché uniche al mondo, non prestando alcuna attenzione né a quello che succede all’estero, né alle esperienze italiane, né ai numeri che gli organismi governativi trovano e diffondono.

Questo decreto-legge, che è battezzato «riaperture», in realtà dovrebbe chiamarsi «richiusure». Infatti una serie di misure che sarebbero scadute vengono prorogate: viene prorogato fino a dicembre l’obbligo vaccinale per tutto il settore della sanità; viene prorogato fino al 15 giugno l’uso delle mascherine.

Ho una domanda precisa da fare ai rappresentanti del Governo. Stranamente qui c’è sempre l’assoluta straordinaria necessità e urgenza di approvare questi decreti, ma il ministro Speranza non lo vediamo mai. Naturalmente tutto il rispetto ai rappresentanti del Governo, al sottosegretario Sileri, che è presente insieme all’altro Sottosegretario, però se il Ministro facesse vedere che è importante anche per lui, e non soltanto per imporre obblighi, limiti e divieti agli italiani, non sarebbe male. Così magari potrebbe spiegarci come mai ha mentito al Parlamento per coprire la sua inadempienza nel rinnovare il piano pandemico. Ricordo che nel corso pandemia sono morte decine di migliaia di persone. Forse qualcuno in meno sarebbe morto, se ci fosse stato un piano pandemico aggiornato, anziché uno vecchio di quasi vent’anni. Questo forse dovrebbe fare il Ministro, oltre ad imporre limiti e divieti. (Applausi).

Io ho una domanda da fare a tutti i membri del Governo che vanno all’estero, dove ormai l’obbligo delle mascherine non c’è più (in alcuni Paesi addirittura non c’è mai stato). Vanno all’estero, senza mascherine, e poi tornano qui e le impongono ad altri.

Segnatamente, al vertice di Bruxelles, ormai due mesi fa, il presidente del Consiglio Mario Draghi, il ministro degli affari esteri Luigi Di Maio e tutti gli altri presenti, il presidente Biden, il cancelliere Scholz, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e tutti gli altri vertici mondiali hanno partecipato alla riunione senza mascherina, né all’aperto né al chiuso. Non vi era nessun distanziamento particolare: anzi, baci e abbracci. Tutti senza mascherina due mesi fa.

Io, allora, ho una domanda molto precisa da fare. Ho parlato troppo bene del sottosegretario Sileri, che ora se n’è andato. È rimasto solo un Sottosegretario, impegnatissimo in conversazioni telefoniche. Io, però, vorrei che in sede di replica, il relatore, e soprattutto il rappresentante del Governo rispondessero, a questa semplice domanda: come mai il presidente del Consiglio Draghi va ai vertici internazionali senza mascherina e abbraccia persone, anche di una certa età? Egli stesso non è giovanissimo e dunque vi è un rischio maggiore. Poi, però, viene qua e impone ai bambini di sei anni, anche se vanno alla scuola dell’infanzia, di mettere la mascherina fino al 15 giugno.

Dov’è il criterio? Perché quando in Belgio c’è stato quell’incontro, non si è trattato di un’eccezione fatta per l’occasione. In Belgio, da mesi, come quasi in tutto il mondo, non vi è l’obbligo di portare la mascherina. Così come non vi è neanche l’obbligo di non metterla. Se il presidente Draghi pensa che la mascherina serva a ridurre e a contrastare la pandemia, perché non l’ha messa? Era libero di metterla e, invece, non l’ha messa. Poi viene qua e impone ai bambini di sei anni di mettere la mascherina! (Applausi).

Io voglio avere una risposta. Visto che il Governo porrà la fiducia, io chiedo al ministro Speranza, perché sarebbe bello che venisse lui a porre la fiducia, o comunque al ministro D’Incà, che probabilmente sarà presente, di rispondere a questa semplicissima domanda.

Ricordo che esistono degli studi che parlano delle possibili conseguenze negative dell’uso delle mascherine. È evidente che esso aumenta la reinspirazione di anidride carbonica, cosa di cui si parla molto per altri propositi. È evidente che provoca effetti che mettono a disagio le persone e anche irritazioni della pelle. Nell’ambito didattico, riduce enormemente l’interazione con l’insegnante: poter vedere in faccia l’insegnante e per l’insegnante vedere gli allievi è molto importante. Altrimenti, se la mascherina fosse utile, terremmo sempre la mascherina.

Basta ricordare che il dottor Giovanni Rezza, direttore del settore della prevenzione del Ministero della salute, ha scritto una lettera, in risposta a chi glielo chiedeva, dicendo di non essere in possesso di studi che dimostrino l’utilità e l’efficacia delle mascherine.

Ricordiamo che questo virus è molto mutato. All’inizio la situazione era molto diversa. Ora, con queste varianti, che sono assai meno micidiali, ma sono molto più contagiose, da molti studi appare che non c’è differenza. Sulla Cochrane library, che è un grande database di ricerche, è stato pubblicato un accurato studio, che spiega che non si è riusciti a dimostrare l’efficacia dell’uso delle mascherine chirurgiche rispetto al loro non uso e neppure è stata dimostrata una chiara differenza tra la mascherina chirurgica e la mascherina FFP2. Questo è solo un esempio.

Qualche giorno fa è uscito uno studio del professor Beny Spira in cui dice addirittura che, secondo alcune analisi, il numero di contagiati è maggiore laddove si utilizza di più la mascherina. Questo, tra l’altro, è il caso dell’Italia che presenta numeri peggiori degli altri e obblighi pari a nessun altro Paese.

Concludo con un dato: il 22 luglio scorso il presidente Draghi ha detto che con il green pass ci sarebbe stata la sicurezza di trovarsi tra persone non contagiose e dunque non contagiate. La sua affermazione, che lui non ha mai smentito e per la quale non ha mai chiesto scusa, è stata smentita 5.181.909 volte. Da quel giorno questo è il numero di italiani che si sono contagiati con il Covid-19 pur avendo i requisiti per il green pass. Anzi sono ancora di più perché ci sono altri 2.300.000 contagiati tra coloro che avevano fatto due dosi da più di quattro mesi. Siccome infatti il green pass dura sei mesi e fino al 31 gennaio durava addirittura nove mesi, probabilmente sono molti di più. Di questi, restando solo a quelli che hanno tre o più dosi di vaccino o due dosi da meno di quattro mesi, 62.000 sono finiti in ospedale, 3.000 nelle terapie intensive e 9.805 sono morti. Forse qualcuno ha pensato di non osservare più comportamentali prudenziali visto che aveva il green pass e che il Presidente del Consiglio aveva detto che siamo al sicuro. Allora quando si comunica su argomenti di questo genere, non bisogna fare propaganda, ma dire la verità. Questo è quello che noi chiediamo: verità.

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