“Cari medici, cari infermieri, cari tecnici, uomini e donne dell’Esercito, dei Carabinieri, della Marina militare e dell’Aeronautica: fate un buon lavoro. Vi siamo e vi saremo vicini”

Intervento in Aula per dichiarazione di voto sulle comunicazioni del Governo in relazione alla crisi in Iraq e connesse mozioni

Signor Presidente, Signor Ministro degli Affari esteri, Colleghi senatori,

“non si possono lasciare soli gli iracheni”, ha detto il Ministro Frattini, “è una (…) corsa contro il tempo”. Mai come in questo caso è importante che il Parlamento dia prova di sensibilità e rapidità nelle decisioni. Il fatto stesso di aver potuto concordare una rapida discussione prima del voto è un buon segnale. Ora dobbiamo prendere la decisione giusta. L’emergenza è pressante.

Già la settimana scorsa, del resto, la Casa delle Libertà ha presentato una proposta di risoluzione su questo argomento a firma dei senatori Pianetta, Servello, Forlani e Provera della Commissione Affari esteri. Occorre dare agli iracheni – che hanno accolto con manifestazioni di gioia, nutrendo grandi aspettative, le truppe alleate che hanno cacciato il tiranno – la più concreta delle testimonianze della nostra vicinanza e solidarietà. In Iraq non c’è bisogno di parole ma di ospedali da campo, di medici, di medicinali; non c’è bisogno di divisioni sugli aspetti formali del periodo di transizione, c’è invece bisogno di ripristinare infrastrutture che permettano di garantire prima la sopravvivenza e poi migliori condizioni di vita. Non c’è bisogno dei lunghi tempi di cui necessitano i grandi organismi internazionali, le cui procedure decisionali sono giustamente basate sul consenso, ma occorre proteggere da subito le fasce più deboli della popolazione: i bambini, i malati, gli anziani e le donne. Non c’è bisogno della deprecazione dei disordini ma di qualcuno che ripristini l’ordine.

C’è bisogno dell’esperienza dei nostri medici, dei nostri infermieri, del personale sanitario che già in altri difficili contesti ha dato soccorso a popolazioni in emergenza con gli ospedali da campo. C’è bisogno dei tecnici e dei laboratori specializzati per tutelare la salute delle persone, la sicurezza dell’ambiente dove vivono. C’è bisogno di ingegneri, di tecnici, militari e civili, per ripristinare gli acquedotti, gli impianti vitali per la sopravvivenza, per rendere nuovamente agibili le strade, per permettere che gli aiuti possano giungere. C’è bisogno di militari per proteggere tutte queste attività, per consentire che il lavoro possa essere eseguito in condizioni di ragionevole sicurezza. C’è bisogno di esperti in sminamento, per impedire che la guerra abbia il suo seguito di perdite di vite umane anche dopo la fine dei combattimenti. C’è bisogno di Polizia militare, che sappia anche conquistarsi la fiducia della popolazione, come in tanti Paesi hanno già fatto i nostri Carabinieri. C’è bisogno di persone coraggiose, pronte a fare un lavoro difficile in condizioni difficili, coscienti che il loro intervento è decisivo non solo per tante e tante vite umane, ma per iniziare nel modo migliore quella fase di transizione che si sta avviando, per trasformare un Paese oppresso dal terrore di un dittatore sanguinario – dove grandi risorse sono state impiegate per i lussi assurdi di un ristrettissimo numero di privilegiati, lasciando nella miseria, nella mancanza di tutto milioni di persone – in un Paese libero, capace di governarsi da solo, capace di usare a beneficio di tutti le ricchezze del suo territorio. Un Paese di cui vogliamo essere amici.

Ebbene, la predisposizione del piano di massima illustrato dal Ministro dimostra che in questi giorni, in queste ore, il Governo ha le idee chiare e non ha perso tempo. È un piano ambizioso, della migliore delle ambizioni: quella di fare bene, di mettere le capacità di tanti nostri uomini e donne e le nostre risorse a disposizione di un Popolo intero, che ne ha una necessità reale e immediata. Il nostro Paese, per la linearità e lungimiranza della linea seguita nei mesi scorsi, è nelle condizioni politiche migliori per svolgere un ruolo decisivo e tutt’altro che subordinato, oggi nell’emergenza umanitaria e domani nella ricostruzione.

Il Governo ha visto giusto quando ha profuso ogni sforzo per mantenere la coesione della Comunità internazionale nel cercare una soluzione pacifica alla crisi irachena – non escludendo, sia pure come ultima risorsa, lo strumento militare. Gli stessi documenti unitari delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea hanno, a suo tempo, riconosciuto che il poco che è stato ottenuto dal regime di Baghdad, come la ripresa delle ispezioni, lo si è dovuto alla minaccia credibile di quelle serie conseguenze menzionate nella risoluzione 1441. Purtroppo, Saddam Hussein e la sua banda hanno pensato, ancora una volta, di poterla fare franca, probabilmente incoraggiati da chi si è opposto a qualunque ipotesi di uso della forza o, addirittura, di appoggio indiretto a chi avesse intrapreso questa scelta. Il Governo e la Maggioranza hanno visto giusto quando hanno concesso l’uso delle basi e il sorvolo dello spazio aereo ai nostri alleati. Peraltro, si trattava di un atto dovuto per le organizzazioni internazionali di cui facciamo parte, mentre c’era chi pretendeva che li negassimo. Se mai avessimo assunto quella posizione, allora sì che saremmo stati isolati nella NATO e in Europa e privi della credibilità necessaria per avere un ruolo oggi, nella fase postbellica.

Il conflitto al quale il nostro Paese non ha preso parte è stato di una brevità sorprendente, e il numero di vittime – sempre doloroso – è stato estremamente limitato e immensamente inferiore a quello causato dall’oppressione del regime di Saddam Hussein o dalle guerre da esso suscitate prima contro l’Iran e poi contro il Kuwait, sempre contro il proprio Popolo. Un intero Popolo è stato sottratto al terrore, all’oppressione, alle esecuzioni sommarie arbitrarie, ai massacri con i gas e con le armi convenzionali. Finalmente, la Regione mediorientale è libera dalla minaccia alla sicurezza e alla stabilità costituita da Saddam Hussein. Non a caso, rinascono oggi, infatti, le prospettive di composizione pacifica tra israeliani e palestinesi che tanti lutti hanno provocato a entrambi i Popoli. Le previsioni fatte in precedenza andavano tutte nella direzione opposta. Si diceva che vi sarebbero stati gravi disordini, che anche la situazione tra Israele e Palestina sarebbe peggiorata, mentre oggi vede uno spiraglio di soluzione.

L’intervento umanitario era un passaggio fondamentale, che dovrebbe vederci tutti uniti e non può aspettare. È importante il coordinamento, sottolineato dal Ministro Frattini, fra i numerosi Paesi che si stanno impegnando in questo senso. È importante che vengano coinvolte l’Unione Europea e le Nazioni Unite – e anche su questo abbiamo avuto ampie assicurazioni dal Governo. Ma oggi, adesso, è il momento delle scelte operative.

Il Gruppo Forza Italia, nel dare la propria piena e convinta approvazione all’intervento delineato dal Governo, si augura che esso abbia il più ampio appoggio possibile, non comprendendo davvero quella parte dell’Opposizione – speriamo limitata – che in questo momento, anche su questo argomento, non sa fare altro che ripetere il solito “no”.

Il nostro pensiero e la nostra riconoscenza vanno agli uomini e alle donne cui affideremo l’attuazione sul campo dell’intervento umanitario in Iraq. Desideriamo che essi fin d’ora sentano l’appoggio e il partecipe affetto della grandissima maggioranza degli Italiani, che non faremo loro mancare mai, per tutto il tempo della loro missione. Siamo certi che sapranno far apprezzare la loro opera dal Popolo iracheno, come già tanti loro colleghi hanno saputo fare in altri Paesi nelle missioni di pace internazionale, che oggi vedono impegnati all’estero quasi 9.000 militari italiani.

Cari medici, cari infermieri, cari tecnici, uomini e donne dell’Esercito, dei Carabinieri, della Marina militare e dell’Aeronautica: fate un buon lavoro. Vi siamo e vi saremo vicini.

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