Criminalità organizzata: basta deleghe a un Governo che le viola in modo spudorato e continuativo

Riforma della geografia giudiziaria: uno sterminio. Riforma della filiazione: sostituzione della “potestà” con la “responsabilità” genitoriale. Giustizia territoriale devastata e bambini proprietà dello Stato

Intervento in Aula sull’emendamento 32.100 del disegno di legge sul Codice antimafia

Signor Presidente,

il Gruppo Forza Italia voterà a favore dell’emendamento 32.100, soppressivo dell’articolo 32, non soltanto per le note questioni di coordinamento già dibattute in sede di esame delle questioni pregiudiziali, ma anche perché siamo di fronte a un’ennesima delega al Governo contenente criteri piuttosto vaghi.

Registriamo una serie di esperienze assai negative riguardanti deleghe al Governo, eseguite in modo assai arbitrario e spesso addirittura discostandosi in modo esplicito dal contenuto. Anche in questo caso, la delega è assai vaga. Naturalmente siamo ben favorevoli alla tutela del lavoro nell’ambito delle imprese sequestrate e confiscate, ma – ripeto – è assai vago il contenuto della delega, che potrebbe essere reso un po’ più concreto con l’approvazione dell’emendamento 32.101, presentato dal senatore Galimberti che, da imprenditore, sa di cosa sta parlando. La proposta è di prevedere «incentivi nelle forme della premialità fiscale e contributiva agli imprenditori che prestano attività di supporto tecnico, a titolo gratuito, alle aziende sequestrate o confiscate». A questa proposta emendativa viene detto di no. Trovo ciò un tantino sconcertante, tanto più che avviene con la consueta motivazione, ossia nessuna. Noi siamo stanchi di queste deleghe in bianco e di siffatti criteri (peraltro, alcuni dei criteri inizialmente previsti sono stati soppressi, senza che di ciò ci sia stato dato conto).

Insomma, siamo di fronte a un articolo ingarbugliato e vago e le esperienze di applicazione delle deleghe sono state numerose e molto spesso del tutto negative: nella delega si dice una cosa e altra cosa fa il Governo. Nell’ambito della Giustizia, potrei ricordare la riforma della geografia giudiziaria, in cui sia era dato mandato al Governo di fare una scelta di sedi giudiziarie e il Governo ha fatto uno sterminio. Poi un Partito, il Partito maggioritario in quest’Aula e nel Parlamento, si è presentato alle elezioni includendo nel suo programma nazionale il ripristino di sei tribunali che erano stati cancellati; non erano certamente tribunali creati con criteri arbitrari ma, anzi, erano stati riconosciuti, anche in sede di parere di Camera e Senato, come tribunali da ripristinare. Ebbene, lo stesso Partito Democratico, che da diversi anni è titolare del Ministero della Giustizia, a emendamenti che rientravano nel suo programma elettorale nazionale ha votato contro. Il Governo prima ha respinto i pareri dati quasi all’unanimità sia dalla Camera, sia dal Senato e, dopo aver detto di no a questi, li ha messi nel proprio programma elettorale e di nuovo ha detto di no quando ha avuto direttamente in mano il Ministero della Giustizia.

Pertanto, deleghe? No, grazie, men che meno questa, nella quale ci si rifiuta di dare un riconoscimento a imprenditori che prestano il loro servizio gratuito a favore delle aziende sequestrate o confiscate.

Si sta veramente facendo un pasticcio; questo articolo è forse un pasticcio peggiore degli altri, meritevole dunque di uno dei nostri pochissimi emendamenti. Se avessimo voluto fare un’azione per allungare i tempi avremmo ben potuto presentare, senza difficoltà, moltissimi emendamenti. Ci si è contenuti al massimo, ma a quei pochi emendamenti viene detto di no. Cosa che rientra perfettamente nella facoltà del Governo. Sarebbe, però, decenza nei confronti non di chi presenta l’emendamento, ma di chi poi è chiamato a votare per respingere quegli emendamenti, sarebbe degno di un’Assemblea legislativa spiegare il perché. L’unico perché è che vi ordinano di votare in un certo modo: direi che è davvero un perché molto piccolo, di fronte a questioni serie come quelle che stiamo affrontando.

Intervento in Aula in dichiarazione di voto sull’articolo 32 del disegno di legge sul Codice antimafia

Signor Presidente,

abbiamo già tentato di migliorare l’articolo 32, e anche l’emendamento del senatore Galimberti andava in quella direzione. Tale articolo è l’ennesima delega legislativa che finirebbe, per di più, verosimilmente in un periodo di transizione tra una legislatura e l’altra; non riteniamo, pertanto, prudente in questo momento dare una delega al Governo su materie di questo genere, con un ampio criterio di discrezionalità nell’eseguirla.

Come ho detto, sono numerosi gli esempi di esecuzioni di deleghe in modo assai discutibile e ce n’è una che verrà di attualità nei prossimi giorni. Prima ho citato quella riguardante le sedi giudiziarie, con la quale il Governo ha applicato la delega in modo più che estremo, al di là degli estremi. Infatti, quando si dice che si deve fare una selezione delle sedi giudiziarie e poi il Governo le abolisce tutte, tranne quelle espressamente previste da conservare nella delega, evidentemente non ha fatto alcuna selezione; per cui, era già andato contro la delega. Il Governo ha poi disatteso i pareri espressi pressoché all’unanimità dalle Commissione di Camera e Senato su alcuni tribunali riconosciuti unanimemente, non soltanto andando al di là delle divisioni politiche, ma anche delle divisioni geografiche, perché è normale che qualcuno difenda il particolare tribunale della propria città. Poi, il Partito Democratico ha incluso la conservazione – o, meglio, il ripristino di quei tribunali – nel proprio programma di Governo. Poi, tutte le volte che sono stati presentati da me degli emendamenti per ripristinare quei tribunali, copiando le parole del programma del Partito Democratico, il Governo ha detto di no – ivi incluso da quando è guidato dal Ministro Orlando, che è autorevole esponente del Partito Democratico. Questa è una coerenza che ritengo lodevole e di cui gli elettori si ricorderanno: gli elettori che hanno votato anche perché nel programma c’era quel punto, di fronte alla ripetuta bocciatura, se ne ricorderanno; ce ne ricordiamo anche noi e, quindi, prima di dare una delega, ci andiamo piano.

Ricordo una delega della fine della scorsa legislatura, sempre in ambito di Giustizia, che prevedeva la riforma sulla questione della filiazione. La delega votata dal Parlamento diceva che si chiedeva al Governo di formare il concetto di responsabilità genitoriale quale aspetto dell’esercizio della potestà genitoriale. Questa era la delega, ma il Governo la eseguì nel seguente modo: ovunque nella legge c’era scritto «potestà genitoriale», si sostituì tale espressione con «responsabilità genitoriale». È questo un modo onesto di esercitare una delega? No davvero. Il risultato è che, con quel provvedimento, lo Stato ha detto: “Il potere è mio su tutti i bambini di questo Paese, e non dei genitori”. La parola «potestà», che mai il Governo ha chiesto di abrogare, viene abrogata per decisione del Governo, con un decreto legislativo che viola la delega.

Vogliamo dare allora altre deleghe al Governo perché ne faccia lo stesso uso? No, grazie. Ci hanno già rubato i tribunali. Non esiste più la potestà genitoriale, ma esiste la responsabilità: come dire che il proprietario dei bambini, il padrone dei bambini è lo Stato. I genitori sono responsabili, come fossero dei beni sequestrati alla Mafia. Questo è quello che è stato fatto, esercitando una delega in violazione aperta della delega concessa dal Parlamento. Basta deleghe allora, specialmente in un periodo in cui questo Governo l’ha violata in modo così spudorato, continuativo e determinato. Ora basta.

Ricordo, inoltre, che la delega non la dà l’Opposizione ma la Maggioranza, che poi si trova in condizione di non poter influire. Quei provvedimenti sui tribunali a cui ho fatto riferimento venivano contrastati anche dalla Maggioranza, altrimenti non si sarebbe ottenuta la grande maggioranza, in alcuni casi l’unanimità, in Commissione Giustizia – sia alla Camera che al Senato. Voi della Maggioranza potreste influire ma rinunciate a influire, ben sapendo e avendo chiara l’esperienza pagata con la cancellazione – anzi, il rinnegamento – di una parte del vostro programma elettorale ufficiale nazionale, tuttora leggibile sul sito del Partito Democratico (finché non se ne accorgeranno e lo toglieranno). E adesso volete continuare a dare un’altra delega? Auguri. Però anche gli elettori si ricorderanno di questi atteggiamenti.

Torna in alto