Ddl Zan non rispetta dignità dei bambini

Signor Presidente, intanto non posso fare a meno di notare che, a seguito della totale inerzia, almeno per quanto siamo stati informati, del Governo rispetto alla nota verbale della Segreteria di Stato della Santa Sede e alle lettere formali da parte della Chiesa apostolica in Italia e della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, in Italia stiamo andando avanti nell’illegalità, perché ci sono norme e documenti che sono diventati legge, come per l’appunto il Concordato, previsto dall’articolo 7 della Costituzione, e due delle Intese previste dall’articolo 8 della Costituzione, e vi sono dei passi formali previsti da quei Trattati, firmati dal Capo del Governo, che restano totalmente ignorati. Il Senato non è stato per nulla informato e tocca al Governo trattare queste cose, perché è il Governo che firma documenti di questo tipo ed è al Governo ovviamente, non al Senato, che si è rivolta la Segreteria di Stato della Santa Sede, nonché le due Chiese che ho menzionato, perché il Capo del Governo è la controparte dell’Intesa.

Detto questo, sulla questione dei diritti e delle discriminazioni delle persone omosessuali, transessuali e le altre che con sigle sempre più lunghe vengono menzionate a questo proposito, ricordo – e l’hanno detto diversi colleghi di Forza Italia, della Lega e di Fratelli d’Italia – che ci sono molti Paesi del mondo che classificano gli atti omosessuali come reati e parecchi di questi prevedono anche la pena di morte per atti omosessuali. Ma di questi, a quanto pare, non interessa a nessuno di quella parte dell’Assemblea che vuole il disegno di legge Zan a tutti i costi, presto, subito e senza cambiare una virgola. (Applausi). A loro non interessa.

Quando, poche settimane fa, è venuto il Ministro degli esteri iraniano in Italia, ho fatto dei comunicati e sono andato in piazza con la resistenza iraniana a dimostrare contro questo signore di un regime che esegue migliaia di sentenze di morte all’anno, che discrimina in modo gravissimo le donne, che finanzia il terrorismo e quant’altro, e che ha una legge piuttosto articolata sugli atti omosessuali. In essa intanto è prevista e praticata – non è prevista in teoria – la pena di morte, con una curiosa classificazione per gli atti omosessuali a seconda – così dice la legge iraniana – che la persona sia attiva o passiva. La persona attiva prende “solo” 70 frustate le prime tre volte e la quarta volta la pena di morte; per la persona passiva è prevista la pena di morte subito. E se la persona passiva è di fede islamica e la persona attiva non è islamica, c’è subito la pena di morte anche per la persona attiva. Diciamo che c’è una vasta articolazione. Ma anche di questo non interessa nulla; anzi, è stato ricevuto e non risulta dai resoconti ufficiali che il Ministro degli esteri abbia detto alcunché riguardo a queste “piccole” violazioni delle persone omosessuali che ci sono in Iran (piccole nel senso che le ammazzano e di conseguenza dopo non sono più discriminate). Però su questo non ho visto nessuno, ma neanche uno, né sentito dei sostenitori del disegno di legge Zan preoccuparsene. (Applausi).

Ma veniamo a quello che c’è nel disegno di legge in discussione. Voglio soffermarmi in particolare sull’articolo 8, che è un po’ trascurato. L’articolo 8 dice che l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR) – non mi risulta che l’omosessualità sia una razza, può essere tante cose ma non una razza – elabora una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e l’identità di genere, consultate l’amministrazione locali e – guarda caso – le associazioni LGBT (gli altri non interessano). Qualcuno si chiederà chissà come sarà questa strategia; approviamo la legge e poi vediamo come sarà. Ma questa strategia già c’è ed è stata approvata addirittura alla fine del 2013 ed è pubblicata da allora sul sito dell’UNAR, che non è un’associazione privata, bensì un ufficio del Dipartimento delle pari opportunità, che è un dipartimento della Presidenza del Consiglio. Ed eccolo qui: quello che è in mano il documento che contiene la Strategia nazionale LGBT dell’UNAR. Su questo ho presentato un’interrogazione, fin da quando sono venuto a sapere di questo documento e del suo contenuto (nei primi mesi del 2014), ma non mi è mai stato risposto, e all’epoca facevo parte della maggioranza di Governo, così come ad oggi ne faccio parte.

Anche in questa legislatura ho presentato al Ministro competente un’interrogazione per sapere se intendeva mantenere queste cose, ma non mi ha risposto e sono ampiamente passati i termini previsti dal Regolamento del Senato. Non penso proprio che in questi otto anni il contenuto possa essersi addolcito; semmai, viene accresciuto. Tanto è vero che il disegno di legge Scalfarotto della scorsa legislatura contro l’omofobia e quant’altro adesso è stato definito discriminatorio perché non include l’identità di genere; pertanto, semmai, questo documento sarà ulteriormente rafforzato.

Cosa c’è in questo documento? C’è tantissimo: invito tutti coloro che sostengono il disegno di legge Zan, o comunque che si interessano di quello che succederà nel futuro, a leggerlo perché non è non è lunghissimo (sono una cinquantina di pagine), e dentro ci sono tantissime cose interessanti. In particolare ha attirato la mia attenzione, tra gli assi di questa strategia, quello relativo a educazione e istruzione, in cui si dicono tantissime cose e, in particolare, si dichiara che bisogna progettare percorsi innovativi di formazione in materia di educazione all’affettività che partano dai primi gradi dell’istruzione, proprio per cominciare dagli asili nido – ripeto, dagli asili nido – e dalle scuole dell’infanzia a costruire un modello educativo inclusivo fondato sul rispetto delle differenze che costituisca una risorsa non solo per chi fa parte della comunità LGBT, ma per tutti i bambini. Dunque, dagli asili nido.

Sarebbe bello leggerlo tutto, ma evidentemente ho tempo solo per qualche breve accenno. Tra le misure, si parla di realizzare percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento con tanto di riconoscimento di crediti formativi per chi vi partecipa, per cui è praticamente un obbligo o comunque un forte incentivo (Applausi), con un particolare focus sul tema LGBT: lo sviluppo dell’identità sessuale nell’adolescente, l’educazione affettivo-sessuale, la conoscenza delle nuove realtà familiari. Quali sarebbero le nuove realtà familiari? Sarebbero le famiglie omogenitoriali, cioè coppie omosessuali con figli, dunque contro la legge, ma pazienza, tanto la legge poi si cambierà, alcuni giudici già ritengono di cambiarla, uno disse che ogni tanto bisogna dare una spallata alla legge e vorrei vedere cosa si direbbe di un generale che ogni tanto volesse dare una spallata alle istituzioni schierando i suoi carri armati. (Applausi).

Si dice, inoltre, che la formazione dovrà essere rivolta non solo al corpo docente e agli studenti – figuriamoci – con il riconoscimento per entrambi di crediti formativi, ma anche a tutto il personale non docente e ai genitori. Si parla poi di un avvio di accordi di collaborazione con le associazioni LGBT e della valorizzazione dell’expertise – il testo è pieno di termini inglesi, perché a quanto pare l’italiano non è sufficientemente espressivo – delle associazioni LGBT in merito alla formazione e alla sensibilizzazione degli studenti e delle famiglie. Salto alcuni passaggi per arrivare al punto dell’accreditamento delle associazioni LGBT presso il Ministero dell’istruzione in qualità di enti di formazione. Non si parla di esperti anche suggeriti da queste associazioni, ma di soggetti senza altro titolo di studio se non il fatto di essere militanti delle associazioni LGBT.

Si va avanti dicendo tantissime altre cose e a pagina 42 di questo corposo testo c’è l’elenco delle associazioni con le quali si è collaborato e c’è una bella serie di associazioni LGBT, tra le quali c’è il circolo culturale omosessuale Mario Mieli. Chi era Mario Mieli? A lui è intitolato per l’appunto un circolo molto attivo, di cui ci sono anche dei filmati con delle drag queen che spiegano ai bambini il fatto che non devono limitare la propria sfera, pensare di essere maschi o di essere femmine, perché possono essere tutte e due, forse loro pensano di essere maschi ma in realtà sono femmine. Questo Mario Mieli a cui il circolo è intitolato scrisse un libro, «Elementi di critica omosessuale», che è sostanzialmente l’unica sua opera, di cui leggo con vero disagio alcuni passi (ce ne sono persino di peggiori), ma l’intero libro ha quest’ottica, non si tratta di frasi estrapolate (leggerlo per credere, il testo completo si trova addirittura, non so se legalmente, su Internet). Una delle cose che dice in questo libro è: «Noi sì possiamo amare i bambini» – bella cosa amare i bambini, meno bello è quello che segue: «Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza». Un altro brano e concludo, perché è già fin troppo: «L’amore per Dio e il timore di Dio sono il risultato nevrotico di un amore per i genitori censurato dal tabù dell’incesto e da quello anti-omosessuale. Il desiderio erotico del bambino per il padre, il desiderio erotico della figlia per la madre, tutto si trasforma nevroticamente in adorazione di Dio, mentre l’esperienza magica dell’universo recondito…il conosci te stesso passano necessariamente attraverso l’omosessualità manifesta»

Presentai a suo tempo un’interrogazione su questo, la risposta del Governo fu che non risultava che questi signori, nella loro attività nelle scuole, avessero compiuto atti di pedofilia. Ci mancherebbe, se risultasse forse qualcosa si sarebbe dovuto fare. (Applausi).

La domanda è: persone che intitolano il proprio circolo a un signore che ha scritto cose di questo genere, che cosa insegnano ai bambini nelle scuole? Questa era la domanda: non c’è stata risposta Ecco perché io sostengo che l’articolo 8 sia molto peggio dell’articolo 7. L’articolo 7 prevede una giornata, mentre qui tutte le giornate saranno condizionate con questa inclusività e dovranno esserci dei libri che portano in questa direzione.

A proposito di libri, ieri ne ho sentito citare alcuni. Leggo le sinossi di due di questi, pubblicate su un sito simpatetico con questa visione. Sono due libri destinati ai bambini. Una recita: Milo si prepara per la nanna e poi ascolta la storia della sua nascita (bene, ai bambini piace ascoltare le storie). Come le sue mamme si sono incontrate e amate e poi di come, per averlo, hanno chiesto aiuto un dottore che ha impiantato un semino nella pancia di una di loro. Il semino è diventato Milo, un bambino felice e amato.

Siamo molto contenti che il bambino sia felice, ma, mentre una volta si raccontava stupidamente della cicogna e dei cavoli, qui si racconta del dottore che mette un semino. Da dove viene quel semino? Viene da un uomo, che è il padre di questo bambino. E questo bambino avrebbe il diritto di averlo accanto a sé e di riceverne sostegno, tra l’altro anche economico. Invece no: è diventato un semino.

Ce ne sono tanti e di libri di questo genere. L’altra storia: Luca è sempre solo, come Marco. I due bambini diventano amici e inseparabili compagni di giochi e di avventure. Che bello: erano soli e finalmente trovano un amico. Da grandi, uno farà l’imprenditore – benissimo – e l’altro il pilota militare. Molto bene. I due amici si sposeranno con una bella cerimonia festosa e con la benedizione delle mamme.

Qui si insegna che l’amico del cuore o l’amica del cuore, per una bambina, è il tuo partner sessuale. Se non è così, vuol dire che è mancato qualcosa, che sei menomato. Ecco come andare a mettere in testa ai bambini idee di questo genere!

In questi giorni è venuto fuori anche un video recentissimo, girato durante un incontro organizzato dal professor Fedez, che è il nuovo intellettuale di riferimento per una certa sinistra. (Applausi). In questo video l’onorevole Zan, proponente principale di questa legge, ha detto le seguenti parole: ci sono dei bambini e delle bambine che percepiscono il proprio genere fin da quando sono bambini; genere che è diverso dal loro sesso biologico. Ecco che allora bisogna aiutare questi bambini – e i genitori oggi sono molto più sensibili, fortunatamente, in questo – in un loro percorso di transizione, perché si ritrovano con un genere che non corrisponde al loro sesso di nascita.

Questa presenza delle associazioni LGBT nelle scuole serve per andare dai bambini e dire loro: tu credevi di essere maschio, ma non è mica detto? Che ne sai? Ma che ne sa un bambino se è maschio o femmina? O meglio: lo hanno sempre trattato da maschio, gli hanno anche spiegato le differenze tra un maschio e una femmina, perché evidentemente una femmina sa queste cose.

Ma cosa gli si va a dire? Tu sei un bambino ma forse sei una bambina? L’età dello sviluppo, l’età evolutiva, è già abbastanza complicata così. Andando a mettere queste idee malsane nei bambini perché vi sono dei casi di disforia (peraltro, ciò è ancora assai discutibile, perché i casi di disforia veri e propri sono assai minori di tutti questi trattamenti effettuati), si creano dei danni molto gravi e pericolosi.

Avviandomi a conclusione, parlo dell’articolo 2 del disegno di legge. Il genitore che si rifiutasse di sottoporre i propri figli a questi insegnamenti, cosa dovrebbe fare? Intanto, non seguire l’ora di insegnamento della religione cattolica previsto nel Concordato è possibile senza il minimo problema. Io non sono cattolico, sono valdese e l’ho sempre fatto senza il minimo problema, senza alcun riflesso di nessun tipo sulle valutazioni scolastiche.

Come fai a difenderti da questo quando dicono che deve essere in tutto il curriculum scolastico? Deve esserci anche nella matematica. C’è anche il famoso esempio suggerito da uno di questi testi che dice che anche nel normale insegnamento bisogna introdurre questo concetto. Pertanto, nel problemino di matematica si può leggere che Rosa con i due papà è andata a prendere un gelato; avendolo pagato 1,20 euro ed essendo in tre, quanto ha pagato in tutto? Deve essere dappertutto. Dall’ora di insegnamento di religione puoi chiedere l’esenzione, ma come fai a chiedere l’esenzione da tutto? È impossibile. Le intese del Concordato, che vanno più nel dettaglio e che è scritto a livello molto alto perché è tra due Stati sovrani, mentre le intese con le chiese diverse da quella cattolica vanno più sul pratico, dicono non solo che i bambini che lo desiderano possono senza problemi essere esentati dalle ore di insegnamento della religione, ma che deve essere anche evitato l’insegnamento diffuso – così viene chiamato – di convinzioni religiose che non sono quelle del bambino o della sua famiglia. Qui come fai? C’è dappertutto e, visto che queste cose sono fatte per prevenire – c’è scritto nella legge – la discriminazione, il genitore che dice che al figlio non devono dire certe cose, che non devono far entrare associazioni LGBT non sta forse facendo una discriminazione oppure istigando alla discriminazione? L’articolo 4 dice, infatti, che si può dire che non vuoi che le associazioni LGBT vengano a raccontare queste cose ai figli a casa tua, parlando per conto tuo, ma se lo dici all’assemblea dei genitori, cioè dove conta e dove serve perché magari con la tua azione riesci a convincere altri ed eviti queste attività, diventa discriminazione perché c’è la possibilità concreta che ci sia la discriminazione. Rischi così fino a diciotto mesi di reclusione con l’istigazione alla discriminazione semplice, ma il solo far parte di un gruppo o associazione che abbia tra le sue finalità proporre idee di questo tipo comporta, anche se tu non hai fatto nulla per discriminare, supponendo che queste cose siano discriminazioni, fino a quattro anni di reclusione. Questi gruppi o queste associazioni possono essere delle chiese, delle parrocchie, dei gruppi di persone che si organizzano per fare una scuola a casa per evitare di essere indottrinati in questo modo. (Applausi). Se sei tra gli organizzatori o i fondatori di questo gruppo, rischi fino a sei anni di reclusione.

Come potete pensare che questa legge aggiunge diritti e non toglie diritti a nessuno? No, è una legge che ha delle parti gravissime e che fa solo danno alle persone che dovrebbero essere protette da un atteggiamento di tolleranza e di accettazione generale. (Applausi). Non bisogna insegnare solo ad accettare gli omosessuali e i transessuali; bisogna insegnare ad accettare e rispettare tutti, rispettando anche le proprie convinzioni e le proprie idee, senza cancellare il Natale, il papà e la mamma – a qualcuno può disturbare, anche se sono molto pochi quelli che sono disturbati e sono più i legislatori che si preoccupano – perché non puoi rispettare gli altri se non rispetti te stesso. Tu rispetti te stesso se hai una dignità umana. La concezione del fatto che gli uomini sono uomini e donne e che sono liberi di fare ciò che vogliono perché lo vogliono loro e non perché indotti da minorenni è fondamentale. Se tu non rispetti te stesso, non potrai rispettare gli altri. Se ti dicono che non sai quello che sei, che nasci da un semino che un dottore mette lì come se fosse un’iniezione qualsiasi, se ti dicono che sei maschio, ma forse non lo sei, che sei femmina, ma forse non lo sei o che non sei, ti tolgono la dignità e, non avendo dignità, non rispetterai quella degli altri. Si va esattamente nella direzione opposta. (Applausi).

Bisogna insegnare ai bambini la loro cultura, la loro dignità, la loro personalità e rispettare quella degli altri. Questo è il rispetto. Questa legge, purtroppo, va in grandissima parte in direzione opposta. (Applausi).

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