Ignorare Patti Lateranensi e Intese è incostituzionale

Signor Presidente, non entrerò nel merito e nei contenuti del disegno di legge, perché ci saranno molte altre occasioni per farlo nei prossimi giorni. Richiamo i colleghi al rispetto della Costituzione in una forma estremamente specifica: non si può proseguire su questo provvedimento ignorando quanto è stato fatto pervenire in un primo tempo dalla Segreteria di Stato della Santa Sede e più specificamente – poi dirò perché – da due Chiese titolari delle intese.

Nel nostro Paese la questione della libertà religiosa, che già aveva fatto alcuni passi ai tempi del 1848, prima ancora che l’Italia fosse unita, è stata inserita nel Trattato di pace alla fine della Seconda guerra mondiale e l’Italia si è impegnata a tutelare la libertà religiosa per esplicita richiesta degli Stati Uniti d’America, che avevano e hanno a cuore questo tema. Infatti, la nostra Costituzione in diversi punti si occupa della questione della libertà religiosa: nell’articolo 3, che prevede che non vi sia alcuna discriminazione per ragioni religiose, tutte le religioni naturalmente; negli articoli 19 e 20, che si occupano specificamente della libertà religiosa, su cui non ci possono essere speciali limitazioni.

Tuttavia, il rispetto della Costituzione dovrebbe essere insito in tutte le leggi e questa non è una novità. Quante volte nelle questioni pregiudiziali e sospensive, da entrambe le parti, nelle varie fasi in cui ci si trova all’opposizione, vengono sollevati dubbi sull’incostituzionalità di certe parti. Ma qui vi è un fatto procedurale che non lascia scampo: l’articolo 7 della nostra Costituzione prevede che i rapporti fra lo Stato e la chiesa cattolica siano regolati dai Patti lateranensi, che, quando è stata scritta la Costituzione, erano i Patti del 1929, poi rinnovati nel 1984 e firmati per la Repubblica Italiana dal presidente del Consiglio Bettino Craxi e dalla sua controparte, il Segretario di Stato della Città del Vaticano. L’articolo 14 di quell’Accordo, l’ultimo, recita: «Se in avvenire sorgessero difficoltà di interpretazione o di applicazione delle disposizioni precedenti, la Santa Sede e la Repubblica italiana affideranno la ricerca di un’amichevole soluzione ad una commissione paritetica da loro nominata».

La nota verbale consegnata il 17 giugno dalla segreteria di Stato del Vaticano all’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede richiama precisamente questo, richiama l’articolo 2 dei Patti lateranensi, che prevedono la libertà per la chiesa di professare il suo magistero e per i singoli credenti di praticare la propria religione.

Qui non abbiamo un letterale richiamo alla situazione in cui siamo, anche se la lettera della segreteria di Stato mi sembra che lasci pochi dubbi. La laicità dello Stato qui non c’entra nulla. Non c’entra nulla, perché qui si tratta di rispettare un trattato; che poi questo trattato sia con la Santa Sede anziché con un altro Stato (la Bulgaria, l’Algeria o chissà quale) poco rileva. Bisogna rispettare i trattati, specialmente quando sono specificamente previsti dalla Costituzione.

Ma nella Costituzione c’è anche l’articolo 8. Giustamente, i Padri costituenti vollero regolare i rapporti con la chiesa cattolica, che avevano avuto le note vicende che sappiamo dal 1870 in poi; ma, per questioni di libertà religiosa, che deve essere garantita a tutti, previdero l’articolo 8, cioè le intese con le altre confessioni religiose. Bene, fra queste ci sono le intese con la chiesa apostolica in Italia e la chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, entrambe approvate dal Parlamento nel 2012 e firmate già nel 2007. Per ottenere queste intese ci vuole un decorso molto lungo; la confessione che l’ha avuta più rapidamente ci ha messo dodici anni, mentre le due chiese di cui stiamo parlando ci hanno messo più di trent’anni. Per cui non è certo una cosa fatta alla leggera.

Ricordo che questa intese hanno un lungo processo e che le fasi finali sono tre: la terzultima è la sigla da parte della Repubblica italiana e della confessione religiosa interessata. Per la Repubblica italiana quella sigla fu messa dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta, nome che a qualcuno di voi specialmente dovrebbe ricordare qualche cosa. (Applausi). E non ha firmato perché lui voleva fare quello, ma perché rappresentava la Repubblica italiana. La firma vera e propria, che avviene dopo una serie ulteriore di accertamenti, viene fatta dal Presidente del Consiglio, che all’epoca si chiamava Romano Prodi (altro nome che dovrebbe essere familiare a molti). Ma quella firma, di nuovo ovviamente, non l’ha messa lui come persona; sarebbe come se l’avesse messa qualunque altro dei Presidenti del Consiglio, come se l’avesse messa Mario Draghi, come se l’avessero messa Giuseppe Conte, Silvio Berlusconi, Mario Monti o qualunque capo del Governo, perché rappresenta la Repubblica italiana come noi rappresentiamo la Repubblica italiana.

In entrambe quelle intese c’è un articolo che poi è stato approvato per legge (sono leggi previste direttamente dalla Costituzione), dove c’è scritto: «In occasione di disegni di legge relativi a materie che coinvolgono rapporti della chiesa apostolica in Italia» – oppure della chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni in Italia – «con lo Stato, verranno promosse, previamente in conformità all’articolo 8 della Costituzione, le intese del caso». Questo è un obbligo preciso, non è una facoltà; non siamo qui in questo momento a giudicare se i rilievi fatti da queste chiese siano corretti oppure no, ma abbiamo una norma prevista dalla Costituzione che ci dice che previamente bisogna dare retta a queste domande. (Applausi). Altrimenti vuol dire calpestare la Costituzione in una parte dove tutela la libertà religiosa. Poi starà al Governo in primis dire cosa deve fare; ma non si può semplicemente ignorare questa cosa, perché altrimenti vuol dire mettere sotto i piedi la parola della Repubblica italiana, che tra l’altro è stata data da Romano Prodi e da Enrico Letta. Volete fare questo? Questa è una cosa molto grave.

Al di là delle ragioni portate da queste due confessioni religiose, c’è un impegno preciso della Repubblica italiana. Se riesco, nel tempo che ho a disposizione vorrei precisare che queste due confessioni hanno tenuto entrambe a dire che sono pienamente d’accordo con la tutela dei diritti e dell’uguaglianza delle persone che si riconoscono come LGBT e sostengono i loro diritti. Ciò è scritto nel testo di queste lettere formali, inviate al Presidente del Consiglio, e viene ribadito. Peraltro entrambe le confessioni religiose hanno subito, anche in Italia, delle gravi discriminazioni, per cui sanno cosa vuol dire subire le discriminazioni e sostengono che non si devono discriminare le persone che si riconoscono come LGBT, ma che neppure si può danneggiare la libertà religiosa.

Vi ricordo che verranno votate le sospensive nel loro insieme, ma non è che votandone una si approvano tutte. Se però passa il voto sulla questione sospensiva, come mi auguro, cioè si chiede di sospendere momentaneamente la discussione del disegno di legge in esame, come auspicato da tantissimi anche nell’ambito del centrosinistra, dopo si dovrà votare per vedere quale tipo di sospensione ci sarà. Faccio notare che se non viene data risposta – tra l’altro il Governo stesso dovrebbe dare risposta, perché chi firma le intese è il capo del Governo: c’è anche una mia interrogazione al riguardo e il Governo dovrebbe rispondere alle interrogazioni – e se omettete questo passaggio, che non si può omettere, dite apertamente…

Chiedo dunque di non ignorare queste richieste, perché farlo vuol dire calpestare direttamente, formalmente e chiaramente la Costituzione.

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