Sistema bancario: il Governo prende d’assalto le banche popolari

Dichiarazione di voto sul disegno di legge riguardante il sistema bancario e gli investimenti

Forza Italia voterà a favore della proposta di non passare agli articoli per parecchie ragioni. Tra poco verrà in Aula un Ministro, ma davvero mi chiedo quale – e questa volta non sono ironico. Mi chiedo quale Ministro verrà a porre la fiducia su questo provvedimento. Io, invece, spero che venga per ritirare questo provvedimento e, per tutte le buone ragioni che sono state illustrate, per presentare un disegno di legge che possa validamente affrontare la questione delle banche, delle banche popolari, delle banche di credito cooperativo.

Il provvedimento in esame si autodenuncia persino come non avente i presupposti di costituzionalità di straordinaria necessità e urgenza perché, nella sua premessa, dice che la straordinaria necessità e urgenza sta nell’avviare il processo di adeguamento al sistema bancario e agli indirizzi europei. Da nessuna parte, negli indirizzi europei, ci sono i limiti che vengono proposti in questo decreto-legge, che è già in vigore da parecchie settimane e interviene su diritti di proprietà, sul diritto al sostegno alla cooperazione e sul diritto alla libertà d’impresa. Su tutti questi aspetti sono intervenute, e sono già in vigore da settimane, norme palesemente contrarie a parecchi articoli della Costituzione.

Ci sono mille ragioni per dire: fermiamoci e facciamo una procedura normale; applichiamo veramente gli indirizzi europei; guardiamo agli esempi degli altri Paesi. Se si parla con gli imprenditori, quelli che hanno la possibilità di creare occupazione (tranne quando lo Stato decide di assumere decine di migliaia di persone, magari senza concorso e andando anche in questo caso contro la Costituzione, in genere l’occupazione viene prodotta dalle imprese) si comprende che le imprese hanno alcuni nemici mortali che hanno fatto ridurre negli ultimi anni l’occupazione nel nostro Paese.

Uno di questi sono le imposte. Un altro, ancora più micidiale, sono gli intoppi burocratici: una macchina fatta apposta per scoraggiare chi vuole fare le cose, specialmente se vuole farle per bene. Il terzo nemico, forse il più importante – non siamo, però, solo noi a parlare con gli imprenditori e con possibili investitori – è l’impossibilità di avere credito dalle banche. Chi, in questi anni, è riuscito comunque a garantire delle linee di credito, è venuto incontro alla piccola e media impresa e alle esigenze del territorio? Le banche popolari. Ebbene, cosa fa questo provvedimento? Le prende d’assalto e, cambiando loro natura, le fa diventare come le altre: quelle stesse altre che, per varie ragioni, negli ultimi anni non hanno garantito questo fondamentale elemento alla nostra economia.

Il sottosegretario Baretta, illustrando alcuni elementi realmente positivi che forse sono contenuti in questo provvedimento, ci ha detto che, se davvero il Governo avesse avuto le brutte intenzioni che gli attribuiamo, non avrebbe attaccato soltanto le banche popolari ma anche le altre. Ma un passo per volta! È vero che l’Italia cambia passo, ma prima espropriamo certe banche e poi trasformiamole in altre. Egli ci porta come esempio la più grande banca singola, che comunque sarebbe effettivamente al di sopra dei limiti esistenti in Germania. Ma le Volksbank e le Landesbank sono state preservate dal Governo tedesco negli interessi del Popolo e delle imprese tedesche. Ci vorrebbe un Governo italiano che garantisse gli interessi delle imprese e dei cittadini italiani. Purtroppo, però, non lo abbiamo!

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