IntelligoNews: “Unioni civili, Carfagna. Malan (FI): Quando il PdL era ‘medievale’ vinceva”

Lucio Malan interviene a IntelligoNews sul ddl Carfagna, quello delle unioni civili che “non sono un matrimonio”. Ma può bastare per mettere d’accordo? In attesa che sia reso pubblico il testo, Malan, sul concetto di Medioevo tirato in ballo dall’ex ministro per le Pari Opportunità, ha qualcosa da dire…

Unioni civili “alla Carfagna”. Le piacciono, Malan?

“Lo ha scritto un’ora fa l’Espresso. Il testo non si conosce ancora e non parlerei di ciò che ancora è sconosciuto”.

Allora le rigiro qualche dichiarazione data a noi da Cecchi Paone, che afferma di aver scritto il testo insieme a Pascale e Carfagna e si dice soddisfatto perché “Forza Italia va avanti nel recupero della propria natura liberale”. Se ci sono problemi poi, dice sempre Cecchi Paone, è con la parte vecchia del Partito, tanto il riconoscimento delle unioni omosessuali non è il matrimonio. Quindi tutto a posto?

“Il testo non lo conosco; ripeto, non è pubblico, posso pronunciarmi in modo limitato. Però è chiaro che la parola ‘matrimonio’ conta poco, è il concetto che conta. Basta vedere quello che è successo in Germania, dove le unioni tra lo stesso sesso non si chiamano ‘matrimonio’ ma la Corte Costituzionale, verificando che era a tutti gli effetti un matrimonio, ha deciso di aprire a queste coppie le adozioni. Il ddl Cirinnà è sicuramente una soluzione alla tedesca, non conosco quello Carfagna”.

Comunque, si sa che si parla di unioni tra lo stesso sesso che hanno gli stessi diritti di quelle sposate.

“Il punto è che non si riesce a trovare una ragione per la quale io, Malan, possa stipulare un certo patto con lo stesso sesso e non possa fare la stessa cosa con una femmina. Dunque la Corte Costituzionale inevitabilmente interverrebbe. A meno che la cosa si regge e giustifica in qualche modo se è in tutto per tutto come il matrimonio, e torna il modello Cirinnà. E allora, però, cambia il nome e non la sostanza: è un matrimonio”.

La Carfagna ha fatto riferimento alla “Primavera dei diritti”, dicendo basta al Medioevo.

“Osservo che, quando il PdL abbracciava in grandissima maggioranza quella posizione medievale, noi prendevamo il 40%. Nel Medioevo ci sono stati dei pensatori, filosofi e teologici che la maggior parte di quelli attuali neanche arriva a capire. Se per Medioevo si intende qualcosa di oscuro e intollerante, francamente è una terminologia sbagliata. Il nostro testo, quello di noi senatori, è aperto sia alle coppie dello stesso sesso sia a quelle di sesso diverso, ma è radicalmente diverso al matrimonio e, quindi, non si espone al rischio di equiparazione da parte della Corte Costituzionale”.

Bagnasco ha parlato di egemonizzazione della teoria gender e di “sbaglio della mente umana”. Cosa ne pensa? È così?

“Io conosco la teoria del gender da 20 anni almeno, quando i vari tipi che oggi ne parlano non la conoscevano. Ci sono molte ragioni dentro e fuori la fede contro questa teoria. Intanto, andrebbe osservato che nei tanti tipi di società, nel corso dei secoli, questa cosa non è mai venuta fuori essendo totalmente insensata. Per loro, l’influenza culturale incide nel soggetto: e questo è un atto di fede, è un dogma. Di medievale c’è qualcosa in loro: quest’aspetto dogmatico che dimostra esattamente il contrario di quello che loro dicono. Basta vedere come funziona scientificamente il cervello delle donne e quello degli uomini. Teniamo presente che l’attrazione tra i sessi è quella che ci ha permesso di sopravvivere come specie da sempre. È curioso che questi che sono in tutto il resto ultra-darwiniani, quando si parla di questo diventano anti-darwiniani. Sono le tipiche contraddizioni di un’ideologia mal scritta”.

Quindi condivide la definizione “sbaglio della mente umana” data da Bagnasco, ripeto?

“Certo. Mi viene in mente un motto di Jefferson: “Io ho giurato eterna ostilità a ogni tirannia sulla mente umana”. E imporre questa tirannia del gender a bambini della scuola dell’infanzia o addirittura dell’asilo nido è una cosa degna di un regime totalitario. Perché, se ne parlano a me, è una cosa; se ne parlano ai miei figli, che hanno sopra i 20 anni, è una cosa; alla mia piccolina di due anni è un’altra cosa”.

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