Due anni di Governo – la beffa oltre al danno: il debito di ogni Italiano aumenta di (guarda caso) 80 euro al mese!

Sfiducia al Governo per la disoccupazione in aumento, i debiti della P.A. ancora non pagati, il PIL più lento d’Europa e le leggi dettate dai beneficiari

Intervento in Aula per l’illustrazione della mozione 554 di sfiducia al Governo

Signor Presidente, Signor Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, Onorevoli colleghi, abbiamo presentato la mozione di sfiducia n. 554 per diverse ragioni.

La prima, quella che ci ha dato l’occasione, è la vicenda che ha portato alle dimissioni del ministro Guidi, la quale ha ritenuto di doversi dimettere per quella vicenda che è molto nota, conosciuta, finita sui giornali. Tuttavia, quel provvedimento non era stato inventato dal ministro Guidi; su quel testo era stata posta la fiducia, che riguarda collettivamente il Governo e in primo luogo chi lo presiede. La fiducia non è un fatto banale, né tecnico: implica che tutto quanto è contenuto nel provvedimento è responsabilità diretta e collettiva del Governo. Non sarebbe così se fosse stato possibile un confronto punto per punto, in cui sul famoso emendamento di cui tanto si è parlato ognuno avesse avuto modo di esprimersi, anche nella maggioranza. Così non è stato e dunque la responsabilità è collettiva.

Ricordiamo che quell’emendamento, poi passato nella legge di stabilità insieme ad altri 654 commi sui quali il Senato ha avuto modo di dire solo o sì a tutto o no a tutto, era già comparso all’interno del decreto-legge ‘Sblocca-Italia’ e poi fu ritenuto inammissibile per estraneità di materia dal Presidente della Commissione competente della Camera. Allora, se era estraneo al provvedimento che si proponeva di sbloccare dei lavori in Italia, a maggior ragione era estraneo alla Legge di Stabilità; evidentemente, però, era molto caro al Governo perché, presentato all’interno del decreto-legge ‘Sblocca-Italia’, successivamente è stato rimesso in gioco nella Legge di Stabilità. Il decreto-legge ‘Sblocca-Italia’ è emblematico. Non solo su quello ci sono state consultazioni anomale, ma anche sul famoso articolo 5: lo stesso Presidente del Consiglio ha raccontato – quando è stato reso noto quel testo; o, meglio: prima ancora che lo fosse – di aver consultato i principali beneficiari di quel provvedimento (cioè i concessionari autostradali in attesa di proroghe di 10, 20 o 30 anni) per sapere da loro quali disposizioni vi avrebbero inserito. Tuttavia, il decreto-legge si dovrebbe adottare in casi di straordinaria necessità e urgenza; se, invece, si vuole consultare qualcuno, forse bisognerebbe consultare il Parlamento, qualcuno altro e non solo i diretti interessati.

Naturalmente, non c’è solo questa vicenda specifica, c’è ben altro. Noi presentiamo questa mozione perché il PIL italiano ha il tasso di crescita tra i più bassi in Europa e presenta un effetto ottico per cui più è lontano e più cresce mentre, man mano che si avvicina la scadenza, decrescono le previsioni del Governo: la crescita per il 2016 doveva essere del 2,6 per cento, poi è stata ridimensionata all’1,6 per cento, l’ultima previsione è dell’1,2 per cento. Se anche questa previsione si rivelerà corretta (e sarebbe la prima volta perché, purtroppo, in tutte le altre occasioni la realtà si è dimostrata peggiore delle previsioni), vorrà dire che ben che vada – e lo afferma il Governo – alla fine dell’anno saremo solo al 3 per cento di PIL in meno rispetto al 2011, quando c’è stato l’ultimo Governo espressione diretta dei cittadini; l’ultimo votato e che si basava su maggioranze alle quali i cittadini avevano chiesto di sostenere questo Governo – a differenza del Suo, che è votato in modo significativo e decisivo da parlamentari eletti con ben altro mandato dai cittadini. Nel frattempo, mentre il PIL è decresciuto del 3 per cento, il debito è aumentato di oltre 300 miliardi con questo Governo. La nostra mozione va aggiornata, perché è stata scritta qualche giorno prima che la Banca d’Italia rendesse noti i dati del febbraio 2016 e il debito pubblico è aumentato di 107 miliardi. Questa cifra è astratta, quindi proviamo a vedere l’ammontare per ogni cittadino, che è una cifra estremamente significativa. L’ulteriore debito che ogni cittadino si trova sulla testa a seguito di questi due anni di Governo è pari a 1.920 euro; dividendo tale cifra per 24 mesi (che sono quelli passati da febbraio 2014 a oggi) si ottengono 80 euro al mese, una cifra familiare a tutti noi. In altre parole, i cittadini che hanno avuto il privilegio di avere questi 80 euro (i pensionati no, i lavoratori autonomi no, chi guadagna troppo no, chi guadagna troppo poco no), in realtà hanno avuto una partita di giro: hai 80 euro di più in tasca, ma hai anche 80 euro di debito in più in banca. Tutti gli altri, invece, si sono semplicemente presi i debiti in più senza avere nessun beneficio – oltre a diverse tasse che sono aumentate.

Presentiamo questa mozione di sfiducia anche per tanti altri motivi, e mi limito agli ultimi due. La disoccupazione: Lei, Presidente del Consiglio, all’inizio di aprile 2014 (forse era il 1° aprile, non ricordo, ma sarebbe stato appropriato) disse che in pochi mesi la disoccupazione sarebbe scesa sotto il 10 per cento. Sulla base del DEF presentato proprio in questi giorni, ancora nel 2018 sarà ben superiore al 10 per cento; si tratta di previsioni del Governo, non previsioni nostre. Noi spereremmo che la disoccupazione scendesse, ma così non è.

Infine, signor Presidente del Consiglio, Lei aveva promesso che, entro il 21 settembre 2014, sarebbero stati pagati tutti i debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese. Il 21 settembre è una data che le è molto cara, ed era diventata molto cara anche a tutte le imprese che aspettavano il pagamento. Purtroppo l’hanno pagata cara, perché il pagamento ancora oggi non è completato e tante imprese hanno chiuso, tanti posti di lavoro sono andati perduti perché non è stato rispettato questo preciso impegno.

Ce n’è più che abbastanza, su ciascuno di questi punti, per votare la sfiducia; per chiedere a questo Governo di passare la mano perché già abbastanza danni ha fatto.

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