“Il senatore Casson cita a sproposito dei precedenti di votazione al Senato omettendo di dire che, in quei casi, il voto non fu segreto perchè non venne presentata alcuna richiesta in tal senso da parte di venti senatori – oltre al fatto che l’Aula non era chiamata ad esprimersi sulla decadenza di propri membri.
Quando si è concessa l’autorizzazione all’arresto del senatore Lusi, non si votava la sua decadenza. Ne è la prova che, anche dopo l’esecuzione della misura cautelare nei suoi confronti, Lusi abbia conservato il proprio seggio in Senato. Lo stesso accadde per il senatore De Gregorio, per il quale i colleghi furono chiamati a esprimersi soltanto sulla richiesta di perquisizione domiciliare, non certo per la sua decadenza.
Casson, accecato da chiari intenti persecutori, sbaglia sia nel merito che nel metodo. Soprattutto sbaglia di grosso a chiamare in causa l’ex Presidente del Senato, Renato Schifani che, in entrambi i casi, non adottò alcuna forzatura e rispettò quanto deciso dall’Assemblea, conservando una terzietà e una misura che oggi appare ancor più evidente. L’unico precedente che Casson poteva correttamente ricordare è quello del senatore Di Girolamo, per la cui decadenza l’Aula fu chiamata a esprimersi a scrutinio segreto dopo regolare richiesta di venti senatori. Casson ha invece preferito citare a casaccio il caso Andreotti, nonostante il fatto che, per il senatore a vita, si trattò di una richiesta di autorizzazione a procedere e non certo di un voto sulla sua decadenza.
Nessuno se ne stupisce: ogni regola e prassi può essere sovvertita e dimenticata a piacimento, pur di colpire il nemico di sempre Silvio Berlusconi”.
