Minori stranieri non accompagnati: un provvedimento bellissimo nelle sue buone intenzioni ma pericolosissimo nella realtà

Nessun limite a quello che può essere fatto, nessun responsabile, nessuno che tuteli i Cittadini italiani (comprese le famiglie e i bambini indigenti) o gli interessi dello Stato

Il 53% dei minori stranieri non accompagnati ha oltre i 17 anni. I reati da loro compiuti sono stati finora 17.000 – tra i quali 32 omicidi volontari, 54 omicidi volontari tentati, 268 violenze sessuali e 47 reati di stalking, oltre a 10.000 reati contro il patrimonio e l’incolumità pubblica

Intervento in Aula nella discussione dei disegni di legge sulla protezione e la tutela dei minori stranieri non accompagnati

Signora Presidente,

il disegno di legge nasce da una necessità oggettiva: negli ultimi anni sono arrivate in Italia decine di migliaia di minori non accompagnati.

La cifra è molto salita da quando la nostra Marina militare, aiutata da organizzazioni senza scopo di lucro dichiarato, trasporta chiunque si metta in mare dalla Libia e abbia fatto qualche miglio, in modo da arrivare in prossimità – e non sempre oltre i confini – delle acque territoriali. La nostra Marina militare li va a prendere e li porta in Italia. Pertanto, è ovvio che ci sia stato grande aumento.

Come è stato detto in molti interventi precedenti al mio, molti di questi minori arrivati in Italia spariscono. Sono molto verosimili le preoccupazioni di coloro che pensano che, tra questi minori che spariscono, ci siano parecchi che fanno una pessima fine. Si parla, addirittura, di traffico di organi. È un’ipotesi indubbiamente possibile perché, quando c’è la sparizione, qualunque cosa può accadere. Ipotesi meno agghiaccianti – ma assai preoccupanti e molto più diffuse – sono quelle di manovalanza sfruttata per attività economiche illecite o, addirittura, per la criminalità. Di fronte a questa situazione, è chiaro che bisogna prendere delle misure. Il grande numero di minori che spariscono dipende anche dalla politica del Governo che, per qualche tempo, ha fatto il furbo non registrando gli immigrati minori, sperando di potersene liberare e di poterli inviare in altri Paesi europei – che è l’aspirazione di molte di queste persone che arrivano dall’Africa. Il tentativo di liberarsi di questo peso è stato fatto in un modo non molto elegante e non con grande rispetto della legalità ed è, per di più, inefficace da quando gli altri Paesi europei ci hanno detto chiaramente che non li vogliono più perché, in parte, ne hanno già presi parecchi e perché semplicemente non li vogliono.

Di fronte a questo fatto, viene portato avanti un disegno di legge in cui c’è un’abbondanza e uno sfoggio di generosità e di buone intenzioni davvero straordinarie che partono dal presupposto che tutti i minorenni che arrivano in Italia siano bambini piccolissimi stremati dalla fame, perseguitati e in fuga rocambolesca per salvarsi la vita, nonché anime candidissime che verranno nel nostro Paese ansiose di abbeverarsi alla nostra bontà e legalità. Se questa fosse la realtà, il disegno di legge sarebbe ottimo, con il solo difetto di non aver la copertura necessaria per fare ciò che obbligherà a fare. Infatti, tra le altre cose, è scandaloso che ci sia stato (se c’è stato) il via libera della Commissione bilancio, perché ci sono delle spese potenziali difficili da stimare – ma sicuramente altissime – che vengono coperte con somme risibili. Dal punto di vista degli effetti sarebbe buono: questi bambini, che arrivano in Italia stremati della fame e allo stremo delle forze, verrebbero aiutati. È doverosa ed elementare umanità.

Tuttavia, il mondo reale non è questo. La mancanza di senso della realtà è un fatto gravissimo in politica: le buone intenzioni non servono a nulla se non sono contemperate dal senso della realtà. Le maggiori disgrazie sono state causate più spesso da coloro che, con buone intenzioni, non hanno considerato la realtà, arrivando a risultati disastrosi, piuttosto che da coloro che hanno agito per pura e diretta malvagità.

La situazione, infatti, non è quella che viene oniricamente immaginata nello spirito di questo disegno di legge. Già un dato dovrebbe indurre qualche sospetto. Tra il 2014 e il 2016 sono arrivati in Italia 45.000 minori non accompagnati (o, meglio, persone che si sono dichiarate minori non accompagnati): 13.000 nel 2014, 12.000 nel 2015 e poi, nel 2016, un bel balzo a 20.000; verosimilmente, tutto fa pensare che nel 2017 questo numero sarà ulteriormente superato. Di questi, ben il 53 per cento ha più di diciassette anni.

È curioso che vi sia questo affollamento demografico proprio sui diciassette anni. La cosa dovrebbe creare qualche sospetto. Strano, no? Appena l’8 per cento ha meno di quattordici anni, per cui sono tutti adolescenti, come minimo. Vi è questa bolla demografica dei diciassettenni. Il sospetto che molti siano tutt’altro che diciassettenni è molto forte, direi che è una certezza statistica. Se sono minorenni, infatti, hanno una serie di vantaggi.

L’articolo 1 è bellissimo nelle sue buone intenzioni ma pericolosissimo nella realtà. L’articolo 1 dice che «i minori non accompagnati – senza specificare per quanto tempo non sono accompagnati – sono titolari dei diritti in materia di protezione dei minori a parità di trattamento con i minori di cittadinanza italiana o dell’Unione europea». Più avanti viene specificato che in nessun caso ci può essere il respingimento di un minore non accompagnato. Dunque, chiunque non abbia la barba bianca avrà interesse a dichiararsi minore. Magari la barba, se ce l’ha, la riduce un po’ – tanto che c’è la battuta dopo Save the Children, la benemerita associazione (che, se si occupasse di più dei bambini che stanno in Africa, piuttosto che di quelli che vengono in Europa, sarebbe meglio e che comunque fa tante attività lodevoli), si è passati a shave the children – ossia fai la barba ai bambini affinché sembrino bambini. Magari sono venticinquenni, con la loro bella barba fino all’ombelico: li si rasa e diventano automaticamente minorenni. Ciò garantisce una serie di vantaggi per loro, perché ottengono tutti i benefici previsti già prima di questa legge, ben noti, e li rende molto più redditizi per coloro che li accoglieranno: comunque la si veda, quali che siano le stime sul costo degli stranieri che vengono accolti in Italia, è chiaro che i minori, solo per i Centri che li accolgono, costano – o rendono, a seconda dei punti di vista – dai 10 ai 15 euro al giorno in più. C’è, quindi, un evidente ulteriore vantaggio.

Aggiungiamo che c’è il rischio di applicare un’altra norma delle leggi italiane, che prevede che il minore che viene trovato sul suolo italiano e che non si sa da dove venga può avere addirittura la cittadinanza italiana. È un caso quasi da commedia di Terenzio, quello del bambino che viene trovato, ed è normale che accada così: non è che si chiede il certificato al bambino abbandonato. Ma quando il bambino ha la barba, le cose cambiano.

Sul fatto che abbia la barba pazienza, ma ci sono dei dati che dovrebbero richiamare a un senso di realtà: i reati compiuti da minorenni stranieri in Italia sono stati 17.000.

I minori in Italia sono una minoranza di quella minoranza della popolazione residente in Italia che non è cittadina italiana. Eppure si tratta di 17.000 reati di cui 3.500 reati contro la persona e 32 omicidi volontari. Ho sentito più volte la bellissima espressione «nell’esclusivo interesse e tutela del minore non accompagnato». Benissimo, queste 32 persone uccise da questi minori non accompagnati sono, per l’appunto, state escluse, perché si è pensato esclusivamente all’interesse del minore non accompagnato. Ricordo che si tratta di 32 persone ammazzate da questi minori, accompagnati o non accompagnati. Ci sono poi altri 54 omicidi volontari tentati. Qui si vede, probabilmente, il problema della giovane età: non tutti gli omicidi riescono, specialmente quando magari l’esperienza è ancora scarsa, però ci si può porre rimedio. In più, ci sono 1.560 lesioni personali volontarie.

(Notate bene che questi non sono i reati compiuti dai minori stranieri, ma sono i reati dei quali è stata accertata l’identità dell’autore del reato. E noi sappiamo che i reati di cui viene accertata l’identità sono una piccola minoranza di quelli che vengono denunciati. Per cui questi sono proprio i casi in cui li hanno beccati sul fatto. Siccome i reati di cui viene individuato l’autore sono solo una frazione del totale dei reati, queste cifre vanno verosimilmente moltiplicate. Speriamo almeno, per quanto riguarda gli omicidi, che vadano moltiplicate di poco. Questi sono dati del Ministero dell’interno e del Ministero della Giustizia: non sono invenzioni, non è propaganda, non sono fake news e non sono bufale; sono dati ufficiali.)

Dicevamo che ci sono stati 32 omicidi volontari, 54 tentati omicidi, 1.560 lesioni personali volontarie, 10.000 reati contro il patrimonio e l’incolumità pubblica. In più, ci sono state 268 violenze sessuali. Ripeto: 268 violenze sessuali di cui è stato individuato l’autore, e l’autore era un minore straniero non accompagnato. I diritti di quelle donne, e anche di qualche uomo, di solito giovanissimi, non contano? L’esclusivo interesse è quello di questi signori che, a qualunque età, si dichiarano diciassettenni, tanto da essere il 53 per cento dei minori? Di quegli altri chi se ne importa. In più, ci sono stati anche 47 reati di stalking – che è sicuramente molto meno grave della violenza sessuale ma sappiamo quali conseguenze possa avere. Trovo ciò particolarmente impressionante, perché lo stalking indica un reiterato compiersi di atti ostili nei confronti di persone, di solito donne; questo è qualcosa che va al di là della pulsione passeggera. Infine, ci sono stati 1.801 reati di minori perpetrati nei Centri di prima accoglienza, cioè dove sono direttamente controllati da persone che lo Stato deputa al rispetto della legge, nonché a fare gli interventi che sono necessari.

Allora, di fronte a questi dati ci si appresta ad approvare un disegno di legge (la Camera lo ha già fatto) che è totalmente sbilanciato da una parte. Ciò è stato detto molto bene da alcuni Colleghi e Colleghe che mi hanno preceduto: è tutto fatto nell’esclusiva tutela di queste persone.

Primo problema: l’età. Come ho detto, è comodissimo dichiararsi diciassettenne anche quando si hanno molti anni in più. In questo disegno di legge non c’è scritto da nessuna parte chi è che deve farsi carico di mettere in dubbio l’età di un signore che magari può avere anche l’apparenza della mia età. Non c’è scritto da nessuna parte. Di conseguenza, ben difficilmente qualcuno se ne assumerà la responsabilità, andrà incontro a questa grana e si farà passare per xenofobo o per chissà quali altre cose. Dunque, nessuno metterà in dubbio l’età. Se magari uno ha un po’ troppe rughe e un po’ troppa barba, dirà che è un fenomeno di invecchiamento precoce o una malattia rara e che ha bisogno di un’assistenza particolare.

Non c’è alcun limite a potersi dichiarare minore non accompagnato e avere tutti i benefici previsti, come dicono certi club esclusivi che ti chiedono una grossa somma per farne parte. Questo è un fatto fondamentale. Ci sono degli esami che possono raggiungere un’approssimazione molto precisa, per nulla invasivi perché consistono in una radiografia del polso. Nel testo però non c’è alcuna garanzia che questi esami vengano fatti, anche perché i soldi non ci sono; non ci sono per fare gli esami, poi però dovrai trovarli per mantenere queste persone, con le particolari tutele dovute alla loro giovane età. Non c’è nessun limite a quello che può essere fatto, nessuno è responsabile, non c’è nessuno che tutela l’interesse dello Stato – che è sicuramente anche quello di non caricarsi persone che, come primo atto che fanno quando vengono nel nostro Paese, dichiarano il falso allo scopo di truffarlo. Direi che non mi sembra il massimo dell’inizio dell’integrazione.

Ci sono poi degli aspetti paradossali. La legge è fatta in questa ottica, di “salvare il bambino che stava annegando in acqua e stava morendo di fame”; tutto è fatto in quest’ottica. Il senso di realtà, però, dice che non ci sono solo quelli; prima di tutto, basta vedere i barconi – che di solito hanno a bordo diciassettenni grandi e grossi che hanno assai poco l’aria di aver patito la fame e, ancor meno, ce l’hanno quando vengono nei Centri di prima accoglienza. Nel provvedimento si dice che in nessun caso il minore non accompagnato può essere respinto alla frontiera. Facciamo allora il caso di una gita scolastica da un Paese extracomunitario in cui uno dei ragazzi ha perso il passaporto: devi portarlo nel Centro di prima accoglienza; non puoi dirgli di tornare dai suoi genitori, di prendere il primo aereo e tornare, ad esempio, a New York. No, devi prenderlo e portarlo nei Centri di accoglienza. È una roba folle. Una legge ideologica che non tiene conto della realtà. Ma come si fa?

È, poi, obbligatoria la presenza del mediatore culturale. Ma di quale mediatore culturale c’è bisogno – di nuovo, faccio l’esempio – con il ragazzo americano che viene in Italia, magari nipote di italiani che parla italiano quanto noi o che, comunque, dovrebbe trovare qualcuno che parla inglese? Si ha bisogno del mediatore culturale? Sappiamo che questo aumenta il giro d’affari del business dell’accoglienza, ma qualche limite si dovrebbe porre – mettere «dove è necessario».

La cosa curiosa è che – come spesso accade quando non si ha senso della realtà – c’è una sorta di schizofrenia; perché, per un verso, si dà per scontato che sono tutti bambini che stanno morendo di fame se non arriva il latte materno, e, per un altro, si dice che è obbligatorio il colloquio con lo psicologo e il mediatore culturale. Se si trova per davvero il neonato, deve fare il colloquio con il mediatore culturale e con l’interprete, obbligatoriamente. Il buon senso dovrebbe innanzitutto essere messo nelle leggi perché chiederlo dopo è un problema, in quanto vorrà dire che ogni passaggio inutile che viene escogitato in queste Aule comporta – nella migliore delle ipotesi – un ulteriore modulo che deve essere poi compilato da chi invece dovrebbe lavorare e non compilare moduli, con costi e a scapito del servizio che viene fornito.

Proprio oggi, un importante quotidiano pubblica la notizia secondo cui alcune organizzazioni non governative collaborano con gli scafisti per portare persone, maggiorenni e minorenni, in Italia. Avevo presentato un’interrogazione due settimane fa ma la cosa non è arrivata sulle pagine dei giornali e non ha avuto nemmeno una risposta del Governo.

Chiudo dicendo che il nostro Paese ha tutti i problemi che sappiamo. Come ha detto bene la senatrice Rizzotti, ci sono bambini italiani in stato di indigenza, in famiglie che hanno difficoltà e paura di rivolgersi ai servizi sociali perché numerosi sono i casi in cui, quando la famiglia è indigente, i servizi sociali rapiscono i bambini di queste famiglie, con il famigerato articolo 403 del Codice civile per il quale c’è un’ottima proposta di modifica che, però, non viene mai esaminata perché bisogna esaminare queste altre cose con priorità. Ebbene, in questa situazione, accogliamo e incentiviamo l’arrivo di minori che costano 2.200 al mese ciascuno: vi risparmio il dettaglio, perché si calcola facilmente. Abbiamo idea di quante famiglie italiane si potrebbero aiutare con questa somma e quante centinaia di bambini – anziché far pagare 2.000, 3.000 o 4.000 euro agli scafisti per farli per portare sul barcone, fino a quando poi arriva il servizio taxi per portarli in Italia – con la cifra con cui si mantiene una di queste persone, potrebbero essere aiutati in Africa e salvati davvero dalle malattie e dalla fame? Sarebbe un salvataggio vero e non un salvataggio finto come quello di cui stiamo parlando.

Di fronte a tale situazione, propongo di tornare al senso della realtà e di considerare le cose come sono, perché gli Italiani, anche se sono poco informati e spesso disinformati, capiscono molto di più di chi magari scrive queste cose.

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