Dovremmo fare dei decreti estremamente contenuti benché il Governo precedente ne abbia fatti di molto più grandi, con finanziarie colossal: il criterio di valutare la bravura delle norme sulla base della loro brevità è bizzarro
Interventi in Aula sulla proroga di alcuni termini e interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie – relatori sen. Malan e Pichetto Fratin
Presentazione del provvedimento
Signor Presidente,
di comune accordo con l’altro relatore, senatore Pichetto Fratin, è stato deciso di svolgere una sola breve relazione iniziale, nel corso della quale mi limiterò a citare le parti del provvedimento – nel testo approvato dal Senato – che sono state soppresse nel passaggio presso l’altro ramo del Parlamento.
È stata soppressa la norma che prevedeva la sospensione della demolizione di taluni immobili nella Regione Campania fino al 31 dicembre, norma che fu originata da un emendamento approvato in Commissione.
È stata, inoltre, soppressa la proroga delle concessioni-contratto per gli operatori economici danneggiati dai fenomeni vulcanici etnei (una norma, anche questa, originata da un emendamento approvato in Commissione, così come le seguenti). È stata poi soppressa la norma che modificava la durata in carica del Presidente dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, Servizi e forniture; è stata soppressa la norma che prorogava il termine di efficacia delle graduatorie a esaurimento del personale docente della scuola, così come due norme riguardanti la riorganizzazione della CONSOB.
È stata inoltre soppressa una norma riguardante le modalità di rilascio dei brevetti per il salvamento acquatico; è stata soppressa una norma riguardante gli immobili acquisiti al patrimonio di Roma Capitale; quanto alla norma relativa al numero dei consiglieri e degli assessori comunali delle città con più di un milione di abitanti, a seguito della sua soppressione il numero di tali consiglieri e assessori rimarrà inalterato.
È stata inoltre soppressa una norma tesa a modificare la proroga del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, mantenendo quindi la scadenza al 31 marzo 2011, così come previsto dal testo originario del decreto.
Sono, inoltre, state apportate due modifiche di coordinamento: nel primo caso si tratta di una mera correzione di un errore materiale, in quanto veniva citata una legge del 13 dicembre del 2011 che evidentemente si riferiva al 2010; nel secondo caso, invece, è stata lievemente modificata una norma approvata in Commissione riguardante le valli da pesca della laguna di Venezia.
Con riferimento, infine, alle disposizioni concernenti il sistema bancario originate dall’inserimento di un articolo nell’emendamento presentato dal Governo in Aula, sul quale è stata posta la fiducia, è stata aggiunta una norma riguardante l’interpretazione dell’articolo 2935 del Codice civile relativo all’anatocismo con cui si specifica che, in ogni caso, non si fa luogo alla restituzione di importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge.
Ulteriori precisazioni sul provvedimento
Signor Presidente,
sono stato estremamente sintetico nello svolgere la relazione, ma sono ora stato stimolato da interventi dei senatori dell’opposizione – con i quali, peraltro, abbiamo collaborato a fondo, in particolare durante la prima lettura del provvedimento (quest’altra lettura è stata, infatti, ovviamente molto breve).
In particolare, vorrei soffermarmi sul bizzarro criterio secondo il quale noi dovremmo fare dei decreti di proroga estremamente contenuti benché il Governo precedente ne abbia fatti di molto più grandi, con finanziarie colossal, invece che con una legge di stabilità estremamente asciutta così come abbiamo fatto noi. Dire oggi, nel 2011, che nel 2008 sbagliavate, fa piacere (o, meglio, ne prendiamo atto) ma è come dire: noi l’abbiamo fatto, voi non potete farlo. Con questa tardiva resipiscenza, non si può trasformare il ragionamento dicendo che nel 2008 andava bene farlo, salvo poi pentirsene e dire – nel 2011 – che queste cose non si possono fare.
Si è anche detto che noi avremmo vinto le elezioni perché abbiamo promesso di inserire pochi commi nel decreto proroghe. Francamente, non ricordo di aver detto ciò e – soprattutto – non ricordo lo abbia detto nessuno che guidava la nostra coalizione. Credo che ai nostri elettori abbiamo promesso di fare delle norme che siano loro utili e credo anche che ai nostri elettori – e anche ai vostri – interessi molto poco che esse vengano inserite nella manovra finanziaria, nel decreto-legge, nel disegno di legge o nel collegato (strumento anch’esso abolito). Il criterio di valutare la bravura sulla base della brevità delle norme è bizzarro, specialmente da parte di chi ne ha fatte di molto meno contenute di quelle di oggi.
Oltre che della quantità, vorrei parlare anche della qualità. I nostri elettori – e anche i vostri – avrebbero approvato il fatto che, pur di fare qualche comma di meno, noi non introducessimo in questo provvedimento le norme che, per esempio, sospendono la riscossione delle rate in scadenza per i Comuni terremotati? Avrebbero barattato un comma di meno nel decreto con il far pagare subito gli adempimenti tributari diversi dai versamenti a chi è stato vittima del terremoto in Abruzzo? Credo che abbiamo invece fatto bene a inserire queste misure nel decreto. Penso ai fondi per le aree colpite da calamità naturali in Liguria, in Veneto, in Campania e nella Provincia di Messina, così come alle norme che consentono i tempi tecnici per l’accatastamento degli immobili (le cosiddette case fantasma) e alla proroga degli sfratti per un anno ancora per determinare categorie che versano in situazioni particolarmente difficili. Sento dei commenti. Ricordo che si tratta della proroga dell’identica norma prorogata due volte nella legislatura precedente.
Ho poi sentito dire che i fondi per gli enti lirici sarebbero stati veicolati secondo preferenze geografiche. Ricordo che ci sono dei criteri oggettivi per indicare gli enti lirici maggiormente efficienti: che poi essi ricadano in questa o quell’area geografica credo sia secondario, visto che noi facciamo norme generali e astratte.
Vi è la norma relativa ai fondi comuni di investimento che consente – finalmente – ai fondi comuni che hanno sede in Italia di godere degli stessi vantaggi di cui godono i Fondi comuni di investimento che hanno sede in Lussemburgo. È una norma che avremmo dovuto fare prima e che ora non dovrebbe essere osteggiata soltanto per evitare di aggiungere qualche comma nel testo.
Vi sono poi le norme che consentono un esame più accurato di coloro che vogliono guidare ciclomotori o micro-vetture: veicoli già di per sé abbastanza pericolosi, figuriamoci se messi in mano a persone non adeguatamente preparate e valutate. Norme per liberalizzare il Wi-fi, una tecnologia molto importante non solo per il tempo libero ma anche per il lavoro, per la comunicazione e altre sulle quali non mi dilungo ulteriormente.
Credo che non si possa difendere il Parlamento a fasi alterne: non si può, cioè, difenderlo quando ciò serve per attaccare il Governo e attaccarlo quando ciò serve per attaccare la maggioranza. Credo che il lavoro parlamentare vada difeso sempre quando è finalizzato all’approvazione di norme che servono ai cittadini, e io credo che siano parecchie le norme di questo genere che sono state inserite nel provvedimento – sia nel testo originario, sia nei numerosi emendamenti che sono stati approvati – il cui numero credo sia una testimonianza del lavoro accurato che, grazie anche ai senatori dell’opposizione, è stato svolto nelle Commissioni riunite; lavoro che ha consentito un esame approfondito degli emendamenti, benché fossero molto numerosi.
