PdL Senato: “Ddl anticorruzione. Malan: Non candidabilità dei corrotti e norme più severe su appalti e forniture”

E’ iniziato questa settimana l’esame nella Commissione Affari Costituzionali e Giustizia del decreto legge anti-corruzione. Ne parliamo con il senatore Lucio Malan, relatore per la Commissione Affari Costituzionale.

Senatore, da più parti si chiede un esame rapido di questo decreto legge. Quale sarà l’atteggiamento della Maggioranza?

“Lavoreremo intensamente su questo provvedimento. Si tratta di un testo piuttosto complesso e, per questo, sarà necessario un esame approfondito ma rapido, per venire incontro agli appelli giunti. Sicuramente c’è una grande attenzione pubblica e, trattandosi di un provvedimento voluto e scritto dal Governo, è logico che ci sia l’esigenza di andare veloce”.

Perchè, secondo Lei, questo dl è considerato così importante?

“C’è una richiesta di massima trasparenza nelle procedure della Pubblica Amministrazione e di efficacia nella lotta contro la corruzione. Ovviamente, la legge non può da sola risolvere i problemi, ma offre degli strumenti positivi – in particolare per quanto riguarda la trasparenza dell’azione amministrativa su tutte le forniture e gli appalti, anche quelli presi in situazioni di urgenza. E questo è un fatto sicuramente importante. Naturalmente, sta al lavoro e al senso etico di tutti dare i risultati migliori. Intanto, la legge fa la sua parte”.

Qualcuno, però, ha criticato il fatto che ci siano voluti due mesi per porlo all’attenzione delle Commissioni…

“Per quanto riguarda noi, non c’è alcun dimenticatoio: il decreto, infatti, è giunto qui al Senato venerdì scorso. Come ho detto, la necessità di avere un iter spedito viene dall’attenzione pubblica che c’è su questo fenomeno e per il fatto che il Governo stesso è intervenuto con un proprio disegno di legge. Un’esigenza che è riconosciuta sia dal Governo, sia dalla Maggioranza”.

Secondo Lei, quali sono le norme importanti in questo decreto?

“E’ prevista una serie di norme per aumentare la trasparenza nel procedimento amministrativo, specialmente quando si tratta di affidare dei lavori, degli appalti, o di cercare delle forniture. Questo anche per tutti quei lavori che vengono decisi in situazioni di urgenza o di emergenza. Inoltre, ci sono degli inasprimenti di pene per determinati reati come la corruzione. E’ stata anche prevista la non candidabilità di coloro che hanno compiuto questi tipi di reati e addirittura c’è un articolo specifico che prevede la non ricandidabilità per un certo periodo nel tempo per i Presidenti di Regione che abbiano causato gravi dissesti nell’amministrazione finanziaria della loro Regione”.

La non candidabilità si limita, però, solo a un periodo di cinque anni…

“Perchè la Costituzione dice che la pena serve per riabilitare la persona che, di conseguenza, dopo averla scontata è un cittadino come tutti gli altri. Naturalmente, sta agli elettori decidere se questa persona è degna di tornare a rivestire quell’incarico”.

Secondo Lei, esiste un problema etico in Italia?

“La relazione della Corte dei Conti ci dice che questo fenomeno esiste. Bisogna fare in modo che le norme evitino attività di corruttela e rendano più difficile che affidamenti di lavori o, comunque, qualunque forma di attività della Pubblica Amministrazione siano inquinati da fenomeni corruttivi. E questo si può fare attraverso la legge. La legislazione deve fornire strumenti particolarmente efficaci in questo settore. Quanto alla diffusione della corruzione, la sensazione da parte di molti è che ci sia poca trasparenza. Un aumento di questa già sarebbe un forte deterrente al fenomeno corruttivo, riducendo i danni alla Pubblica Amministrazione”.

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