Quando lo Stato si comporta come un pirata, come un violento, allora perde la sua legittimità

Intervento in Aula nella discussione del decreto legge in materia di Enti territoriali

Vorrei soffermarmi su due punti, il primo dei quali concerne i piccoli Comuni, su cui sono state avanzate delle richieste pressoché da tutti i Gruppi, che hanno incontrato il niet del Governo. Altre volte avevo presentato degli emendamenti in questo senso quasi da solo; questa volta, tutti i Gruppi hanno proposto di modificare la famigerata Centrale unica di committenza per i Piccoli Comuni. Un obbligo inventato da chi pensa di aver scoperto che i Piccoli Comuni sono il vero problema di questo Paese e, in generale, che il punto non è quanto si spende ma quanti spendono: più si centralizza la spesa – questo è il colpo di genio di questi anni – e meglio è. Non è importante se in meno spendono di più, l’importante è che spendano in pochi, perché – si ripete con grande sicumera nei dibattiti parlamentari e televisivi – ci sono troppi centri di spesa. Io credo che, semmai, il problema è che c’è troppa spesa, non che ci sono troppi centri di spesa. Se lo Stato pensa di sapere lui di cosa ha bisogno un Comune di 10.000, 5.000 o 200 abitanti, allora credo che quello sia il problema, non certo la soluzione. E ciò è stato ampiamente condiviso da tutti i Gruppi, e non attraverso personaggi secondari ma, di solito, i membri della Commissione Bilancio o altri esponenti di rilievo. Ma il Governo ha opposto un rifiuto. Pertanto, nei Piccoli Comuni, quando si deve fare una piccola spesa, bisogna aspettare che si riunisca l’Unione dei Comuni (sempre che sia stata fatta), l’autorizzazione, la riunione, il consiglio, occorre andare e venire per gli uffici. Ipocritamente, nelle leggi si scrive che, naturalmente, tutto deve avvenire senza ulteriori oneri per lo Stato; tuttavia – lasciando stare il Sindaco, gli assessori e i consiglieri che lavorano peggio che gratis, nel senso che ci mettono del loro (salvo poi scoprire da qualche cialstrone che quella è un’altra delle spese terribili che uccide lo Stato) – i pochissimi impiegati, senza prendere un centesimo in più, devono andare e venire dalla sede dell’Unione dei Comuni, andare nel Comune a parlare con qualcuno e con qualcun’altro, senza oneri per lo Stato. Ciò significa che, mentre sono impegnati in quelle attività, non possono fare quello che sarebbe loro compito, cioè rendere un servizio ai cittadini, ma devono invece rendere un servizio idolatra alla burocrazia.

In secondo luogo, rispetto a questo tema c’è una norma parzialmente intelligente: cioè, per spese fino a 40.000 euro si può procedere senza la Centrale unica di committenza ma a condizione che i Comuni abbiano almeno 10.000 abitanti. Non si capisce la logica di tale disposizione: se una spesa è piccola è piccola, se è grande è grande e non c’entra la proporzione. Cosa normale, che tutti i Gruppi hanno proposto, era togliere questo limite dei 10.000 abitanti. Se spendo 30.000 o 5.000 euro, mi chiedo infatti cosa cambi per lo Stato se sono un Comune piccolo o grande. Semmai, doveva essere il contrario: per i Piccoli Comuni doveva esservi un occhio di riguardo per l’autonomia. Tutti i Gruppi hanno presentato proposte in tal senso, il Governo si è opposto e la Maggioranza si è piegata.

Altro punto che vorrei trattare concerne l’obbligo dell’esercizio associato delle funzioni che, nel chiuso di un Ministero, è una trovata straordinaria, e anche nella realtà di parecchi Comuni è un’ottima cosa. Infatti, molti hanno proceduto in tal senso. Tuttavia, se non lo fanno, forse è perché il Comune con il quale ci si dovrebbe associare per svolgere insieme certe funzioni è sì confinante ma, negli uffici dei Ministeri e del Governo ci si dimentica ch,e nel nostro Paese, esistono anche le montagne – per cui magari due Comuni confinano attraverso una mulattiera dove, soltanto con un notevole allenamento, si può andare e venire, impiegando sette o otto ore oppure percorrere 50 chilometri di strade di montagna, con relativa perdita di tempo e denaro. Anche qui il Governo è stato sordo alla voce dei senatori, che erano in realtà la voce dei territori, dei cittadini.

E vediamo cosa succede, invece, quando si centralizza la spesa: nell’ambito della Sanità sono stati fatti contratti con tanti fornitori, dalla grande azienda farmaceutica al commerciante di alimentari che fornisce il cibo agli ospedali. A questi soggetti, con questo decreto si dice: “Avevamo pattuito – magari dopo una gara – di pagare 100? Siccome io sono lo Stato, e dunque non rispetto la Legge e i patti, non è più 100 ma è 95. Non ci ti piace 95? Ti cancello un contratto che magari è di tre, di cinque, di dieci anni”. Dei privati hanno fatto degli investimenti, hanno assunto delle persone, sulla base di un contratto che dovrebbe essere vincolante per tutti? Lo Stato, come un balordo qualsiasi, non rispetta i patti. Questa è la chiara rappresentazione di quello che Sant’Agostino fa dire al capo dei pirati (cito a senso): “Tu, Giulio Cesare, e io, capo dei pirati, facciamo lo stesso mestiere, usiamo la violenza per far fare ai cittadini quello che vogliamo noi”.

Quando lo Stato si comporta come un pirata, come un violento, allora perde la sua legittimità.

Questo comportamento è decisamente sovversivo contro lo Stato, così si minano i fondamenti del vivere civile. E, su tutte queste situazioni, il Parlamento in pratica non ha potuto discutere e ora, mentre noi dell’opposizione voteremo coerentemente contro il provvedimento, i senatori della maggioranza voteranno a favore, piegandosi alla volontà di un Esecutivo che, a sua volta, si piega a interessi che non può riferire. Insomma, tra i diktat del Governo e le esigenze dei cittadini, sceglieranno di stare con in Governo.

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