RAI: la Camera boccia la soppressione del canone, ma favorisce l’occupazione del servizio pubblico da parte della Maggioranza

Intervento in Aula per dichiarazione di voto su due ordini del giorno al disegno di legge di riordino del Consiglio di Amministrazione RAI-TV SpA

Signor Presidente,

intervengo brevemente per dichiarare il voto favorevole dei deputati del Gruppo Federalisti e Liberal-democratici sull’ordine del giorno Vito e altri n. 9/2206/7, che impegna il Governo a predisporre «le misure necessarie a sopprimere il canone di abbonamento, così che la RAI si collochi sul mercato in concorrenza e a pari condizioni con altri soggetti». Noi riteniamo che la logica di mercato vada applicata al servizio pubblico così come ai giornali e ad altri utilissimi e indispensabili servizi che vengono svolti da privati. Tale canone può essere eliminato anche se il servizio pubblico effettua un servizio di pubblica utilità. Esso, peraltro, dovrebbe avere costi inferiori rispetto all’attività di intrattenimento delle emittenti private, ma i costi sono solitamente più elevati e i risultati non sempre superiori, seppure ad alto livello.

Dichiaro, poi, che i deputati del Gruppo Federalisti e Liberal-democratici si asterranno dal voto sull’ordine del giorno Diliberto e De Murtas n. 9/2206/9, che impegna il Governo «a garantire, di concerto con TIRI, per quanto di sua competenza, la piena autonomia e la massima imparzialità del servizio pubblico radiotelevisivo». Come ha detto il collega Lantella poco fa, la piena autonomia e la massima imparzialità sono utopie che si realizzano solo con la pluralità, la quale può essere garantita dal fatto che tutti possono accedere alla possibilità di fare informazione e dalla pari condizione offerta sul mercato ai servizi pubblico e privato, ma non certo dalla lettera e dallo spirito della legge che la Camera approva – come, invece, si legge nell’ordine del giorno Diliberto. A nostro giudizio, infatti, il provvedimento che la Camera approva non va nella direzione della piena autonomia e della massima imparzialità del servizio pubblico radiotelevisivo e anzi, nella migliore delle ipotesi, ne favorisce la parcellizzazione e, nella peggiore, l’occupazione da parte dell’attuale Maggioranza.

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