“Se Ugo e Paolo si sposano, non sono solo affari loro”

Articolo di Lucio Malan per la rivista “Tradizione” – n° 5 (luglio-settembre)

Un gran numero di Italiani non estremisti, non omosessualisti, pensa che, tutto sommato, se Ugo e Paolo, se Eva e Francesca si sposano, sono affari loro. Se adottano un bambino, magari lo trattano meglio di tante coppie tradizionali: perché dovrei preoccuparmi? Quanto alla legge sull’omofobia, nessuna persona raggionevole pensa di andare in giro a picchiare i gay o incitare gli altri a farlo, e dunque ben venga la legge che punisce questi comportamenti. Ma soprattutto, molto pochi tra coloro che sono contrari a queste innovazioni sono disposti a mobilitarsi per contrastarle o dare una mano a chi lo fa: “Non mi riguarda, non mi toccherà”, pensano. Se qualche coppietta di uomini o donne, che già oggi notoriamente convive more uxorio, potrà fregiarsi del titolo di “marito e moglie”, cosa cambia?

In realtà, queste istanze sono basate su un’ideologia radicale, che si propone esplicitamente di trasformare l’intera società in modo molto profondo – incluso in concetto di famiglia, di matrimonio e di individuo – ben al di là persino della maggior parte delle ideologie totalitarie.

Tutto si basa sull’ideologia del “genere”, ovvero del “gender”, prodotta da un’ala estremista del femminismo americano, che applicava la dottrina marxista della lotta di classe al rapporto tra uomini e donne – dove queste ultime vengono viste come una classe oppressa. Pertanto, così come i proletari devono allearsi fra di loro contro i borghesi, i padroni, i capitalisti, le femmine dovrebbero allearsi contro i maschi “sfruttatori e oppressori”. Ciò ha implicato per molte l’interpretazione del lesbismo come forma di lotta politica, un modo per liberarsi dal dominio dell’altro sesso.

Questa concezione ha generato un altro dogma, con pretese scientifiche del tutto infondate, secondo il quale non c’è alcuna differenza tra maschi e femmine se non i caratteri sessuali primari, poiché tutte le altre caratteristiche generalmente ritenute maschili o femminili sarebbero il frutto di un condizionamento culturale. Questo condizionamento culturale sarebbe anche l’unico responsabile del fatto che la grande maggioranza degli uomini sia sessualmente attratta dalle donne e viceversa. Pertanto, il sesso è quello naturale, basato sui caratteri sessuali, ed è poco importante, mentre il “genere” è quello che l’individuo si sceglie o si sente e possono tranquillamente non coincidere – anche perché, ben presto, l’ideologia gender ha stabilito che i generi sono assai più di due. Oggi Facebook, ad esempio, consente agli utenti di classificarsi in 58 generi diversi e, naturalmente, di cambiare quando si vuole.

Da questo demenziale presupposto non si può che dichiarare assurda la limitazione del matrimonio alle coppie delle superate denominazioni di “maschio” e “femmina”. Sarebbe un po’ come limitare il matrimonio alle coppie della stessa etnia dopo aver stabilito che in Italia ce ne sono 58.

Questa follia ha però un argine apparentemente insormontabile: il fatto che i bambini – grazie a Dio, è davvero il caso di dirlo – nascono dalle “vecchie” coppie maschio/femmina. Che fanno allora gli adoratori del gender? Decidono di svincolare la procreazione non solo dal rapporto sessuale, ma anche dalla biologia. Il bambino, per loro, non è figlio di quel maschio e di quella femmina i cui spermatozoo e ovulo si sono incontrati, naturalmente o in laboratorio, ma di chi se ne appropria. La gravidanza surrogata, ovvero l’utero in affitto per cui un secondo uomo prende il posto della madre per il solo fatto di svolgere pratiche erotiche con il vero padre, l’appropriazione di bambini generati da altri che premeditatamente decidono di non occuparsene, diventano la regola. Ed è chiaro che il numero di due partner sarà prestissimo superato in favore della “multi-genitorialità”, che – pur essendo il risultato estremo dell’omosessualismo – consentiranno la poligamia di tutt’altro stile: quella del radicalismo islamico.

Se qualcuno pensa che queste siano semplici deliri di qualche pazzo, senza la possibilità di attecchire, dia un’occhiata alle “Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT”, diffuse l’11 dicembre 2013 dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri- con tanto di stemma della Repubblica Italiana – all’epoca del Governo Letta e mai revocate dal Governo Renzi, cui dovrebbero uniformarsi tutti i mezzi di informazione e anche le istituzioni scolastiche, e scoprirà che sono ormai la linea ufficiale, con tanto di stemma, della Repubblica Italiana. Vi troverà una sorta di manuale di propaganda gender: leggiamo della “abitudine diffusa a pensare che, per esempio, ai cromosomi XY corrisponda il sentimento di appartenenza al genere maschile… e un orientamento eterosessuale… ma è solo una delle possibilità”; vediamo che il percorso dal comportamento eterosessuale e quello omosessuale è visto come totalmente e incondizionatamente positivo, mentre l’ipotesi inversa è presentata come immancabilmente manipolativa; arrivano a condannare il fatto che, sui cosiddetti diritti LGBT, “giornali e televisioni istituiscano un contraddittorio” per “dare voce anche a chi è contrario”, poiché si tratta di “una scelta di valore” che, secondo gli estensori del documento, deve essere evidentemente fatta solo da chi la pensa come loro e non attraverso un libero dibattito; condannano l’espressione “matrimoni gay” poiché si tratterebbe di “matrimonio” e basta; infine, tra cento altri spropositi, bocciano come “luogo colmune” la convinzione che “un bambino ha bisogno di una figura maschile e di una femminile” – anche qui, non facendo alcun conto di ciò che dice la legge – e non tollera neppure l’espressione “adozione” in caso di maternità surrogata, espressione che “nasce dal pregiudizio” secondo il quale la coppia omosessuale “è sterile”.

L’attacco all famiglia e all’individuo è, insomma, totale e radicale. E, con la legge sull’omofobia, si potrebbero condannare ad anni di carcere tutti coloro che si oppongono a tutto ciò. Si tratta, insomma, di cose che riguardano tutti. E non c’è tempo: la legge sull’omofobia potrebbe arrivare in pochi mesi, il matrimonio gay rischia di essere introdotto con sentenze della Magistratura del tutto distaccate dalle procedure democratiche, poiché le adozioni già sono state introdotte in qesto modo – sia pure, per ora, in un singolo caso.

Chi non si oppone a tutto questo sta, di fatto, lavorando per farle diventare legge.

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